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Serial killer: l'estremo di un'infanzia negata

L'obiettivo dela lavoro è quello di analizzre l'infanzia e, in parte, l'adolescenza dei serial killer, per poter ipotizzare che la loro famiglia d'origine, il grado d'inserimento nel tessuto sociale fin dall'età scolare, esperienza sessuali precoci ed eventuali disturbi psichici più o meno innati possano essere ritenuti la causa del loro comportamento una volta adulti. E' stata inoltre affrontata la possibilità di mettere in atto interventi preventivi atti ad impedire che bambini con alle spalle tali vissuti traumatici possano divenire, una volta adulti, spietati serial killer.

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4 INTRODUZIONE L’omicidio seriale ha caratterizzato la storia dell’umanità fin dai tempi più remoti, ma solo nel XX secolo la società ha cominciato a riconoscerlo e a definirlo come tale; basti pensare che prima degli anni ’80 il termine serial killer non esisteva e veniva utilizzato l’appellativo multiple killer (assassino multiplo) per definire questa tipologia di criminale. E’ proprio a partire dal XX secolo, appunto, che il problema dell’omicidio seriale si fa particolarmente acceso, a causa dell’aumento del manifestarsi del fenomeno stesso, ma soprattutto a causa della maggiore attenzione prestatagli dai mass media, la cui diffusione ha avuto inizio proprio a partire dal Novecento. L’interessamento di psichiatri e psicologi si è sviluppato sotto la spinta implicita alla preoccupazione della gente che simili comportamenti aberranti, apparentemente incomprensibili, abbiano, in realtà, qualcosa a che vedere proprio con il “lato oscuro” che vive dentro di noi e che sentiamo di dover tenere a bada; la figura spaventosa e diabolica del serial killer ci interessa e in un certo senso ci affascina perché rappresenta una metafora, la personificazione di tutto quello che di irrazionale e di primordiale è rimasto in noi e nella nostra vita, sebbene appaia così logica ed ordinata. Tutti siamo capaci di uccidere, o meglio, per ognuno di noi esiste una «soglia comportamentale» che fa scattare l’evento omicida. Al raggiungimento della soglia concorrono fattori di varia natura, predisponenti, facilitanti e scatenanti, intrinseci o estrinseci alla figura dell’assassino; essi sono di natura biologica e genetica, ambientale e circostanziale, psicologica e caratteriale, sociale e culturale. La maggior parte delle persone non raggiunge mai questa soglia per l’intera durata della vita; non perché si tratti di persone miti, particolarmente calme o innocue, ma forse perché sono persone nelle quali la somma degli eventi vitali esogeni ed endogeni non ha mai raggiunto la soglia critica necessaria per passare all’atto omicida.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Marina Carlini Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7488 click dal 13/12/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.