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L'invidia del soccombente. Un'applicazione della teoria mimetica girardiana al romanzo di Thomas Bernhard ''Der Untergeher''

Nel mio lavoro ho descritto il ruolo della fenomenologia mimetica in “Der Untergeher”, uno dei più noti romanzi di Thomas Bernhard.
La teoria mimetica di René Girard si basa sul concetto di imitazione o mimesi. Lo studioso distingue la mimesi positiva, pacifica e culturale, sulla quale si basano l’educazione, il sapere e l’arte, dalla mimesi negativa o conflittuale che porta inevitabilmente a invidia, rivalità, antagonismo, risentimento, vendetta e violenza. La teoria mimetica indaga le conseguenze distruttive dell’imitazione, presente non solo nei comportamenti umani più superficiali, ma anche e soprattutto nel desiderio.
Il desiderio necessita sempre di un modello, imita il desiderio di un altro, non è mai fissato su oggetti o obiettivi predeterminati. Ognuno ha uno o più modelli perché ognuno tende a confrontarsi con gli altri. Il desiderio non è mai spontaneo, ma sempre orientato sull’altro: il desiderio dell’altro è quindi il modello del proprio desiderio. La rappresentazione grafica di questa "costellazione" è il triangolo, al cui vertice si trova il mediatore/modello e alla cui base stanno il soggetto desiderante e gli oggetti desiderati.
Secondo Girard, mentre le opere “romanzesche” rivelano la presenza del mediatore/modello e sottolineano l’importanza dell’imitazione, le opere “romantiche” camuffano l’imprescindibile ruolo della mimesi. “Der Untegeher” è opera romanzesca: il racconto-monologo dell’io narrante smaschera infatti l’illusoria menzogna romantica del desiderio originale e spontaneo.
Il romanzo di Bernhard descrive una situazione di mediazione interna dove il triangolo del desiderio ha al suo vertice il “glenngeniale” Gould. Gli altri due protagonisti, Wertheimer e l’io narrante, invidiano Glenn Gould perché questi sa suonare in modo superbo le bachiane “Goldberg Variationen”. Oggetto del loro desiderio è una esecuzione pianistica pari se non superiore a quella di Gould. Ossessionati dalla loro invidia e dalla loro inferiorità artistica sprofondano nel sottosuolo mimetico della mediazione interna dove non desiderano altro che identificarsi con l’idolo Gould e dove gradualmente diventano vittime di ciò che Girard definisce "masochismo e sadismo esistenziali".
È Glenn Gould ad affibbiare a Wertheimer il nomignolo “soccombente”, colpendolo con ciò a morte: Wertheimer assume il ruolo esistenziale della vittima e si sottomette alla volontà dell’idolo sadico e persecutore. L’atteggiamento a sua volta sadico che Wertheimer adotta nei confronti della sorella è diretta conseguenza del suo atteggiamento masochistico verso il modello Gould; a causa del suo fallimento artistico Wertheimer ha bisogno di una vittima su cui scaricare il suo risentimento.
L’unica soluzione per riemergere dall’abisso della mediazione interna è per Wertheimer il suicidio. L’io narrante è invece in grado di sottrarsi alla morsa del desiderio mimetico rinunciando all’essere dell’altro, rinunciando allo stesso desiderio mimetico e ponendo un freno all’invidia che lo ha roso per anni. La “conversione”, la capacità di pensarsi, nonostante i propri limiti, un essere unico al mondo, lo redime quindi dalle pastoie del desiderio triangolare.

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3.3. IL MODELLO GENIALE Per tutta la durata del corso di Horowitz, due lunghissimi mesi e mezzo, caratterizzati da notti insonni e ininterrotte esercitazioni al piano, i due amici subiscono l’umiliazione derivante dal continuo confronto col genio, cui consegue una clamorosa menomazione del loro prestigio personale, uno smacco per il loro amor proprio. I due, a causa dell’inevitabile confronto col genio sono costretti a ridimensionare sempre più le loro aspettative. Fin dall’inizio l’invidia per una tale “personalità musicale” è manifesta. L’io narrante attribuisce di continuo a Wertheimer un nefasto sentimento di invidia per Gould, evitando però di attribuirlo a se stesso. Di Wertheimer dice che avrebbe voluto essere non solo Glenn Gould, ma anche Horowitz, Mahler, Berg. Al contrario, il narratore, assumendo quell’atteggiamento che in termini mimetici viene definito “romantico”, afferma di non avere mai voluto essere nessun altro se non se stesso, e preferisce parlare del suo “stupore”, piuttosto che della sua invidia, di fronte all’arte pianistica di Gould: Wertheimer neidete Glenn aber fortgesetzt diese Künstlerschaft, er war nicht fähig, sie neidlos zu bestaunen, wenn auch nicht zu bewundern, wozu auch mir alle Voraussetzungen fehlten und fehlen, ich habe niemals etwas bewundert, aber doch sehr viel im Leben bestaunt und am meisten, darf ich sagen, habe ich in meinem Leben, das möglicherweise doch ein Künstlerleben genannt zu werden verdient, über Glenn gestaunt, staunend habe ich seine Entwicklung beobachtet [...]. Ich hatte immer die Möglichkeit, meinem Staunen freien Lauf zu lassen, mich durch niemanden und durch nichts in meinem Staunen beschränken, einengen zu lassen, dachte ich. Diese Fähigkeit hatte Wertheimer niemals gehabt, in gar keiner Beziehung,

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Claudia Marobin Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.