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Gli immigrati nel mercato del lavoro italiano

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Pica
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della politica
  Relatore: Marcello Signorelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 303

L’immigrazione è il fenomeno che, negli ultimi anni, ha inciso in maniera più profonda sulla società italiana. Mai, nella sua storia millenaria, il nostro Paese aveva assistito ad un fenomeno così rapido ed inaspettato. Nel giro di due decenni, si sono stabilite nel nostro Paese tre milioni di persone, provenienti dai luoghi più disparati del globo. Inizialmente sono arrivati senza che nessuno se ne accorgesse, in un’Italia abituata da un secolo ad esportare manodopera all’estero, afflitta da una disoccupazione cronica e che credeva di essere un Paese povero. Poi sono iniziati ad aumentare, in maniera sempre più veloce, frenetica, inaspettata. Finché ci siamo resi conto, come avevano fatto i popoli del Nord Europa tanto tempo fa, che erano inarrestabili.
Oggi, a ventuno anni dalla prima legge sull’immigrazione, non potremmo nemmeno pensare ad un’Italia senza immigrati. Se loro non ci fossero, intere professioni sparirebbero, molte imprese sarebbero costrette a chiudere i battenti per mancanza di manodopera, le famiglie non saprebbero più a chi affidare i loro anziani, lo Stato avrebbe problemi enormi a pagare le pensioni. Addirittura, la stessa popolazione italiana scenderebbe di numero. Ormai, siamo un Paese che dipende dagli immigrati.
Eppure vent’anni fa non era così, non avevamo bisogno di loro, anzi, quando ne vedevamo alcuni in giro per le nostre città, non capivamo nemmeno cosa ci facessero in un Paese povero come il nostro. Allora viene da chiedersi: che cosa ha cambiato l’Italia, la sua economia ed il suo mercato del lavoro ad un livello tale da non poter più fare a meno di un flusso continuo di immigrati? Perché oggi abbiamo bisogno di loro?
Questa trattazione tenterà di rispondere a questa semplice domanda. Anzi, è per rispondere a questa domanda che ho deciso di intraprendere la trattazione. Eppure, più tentavo di trovare soluzioni al dilemma, più ne venivano fuori degli altri. Innanzitutto, perché loro hanno bisogno di noi? Ovvero: cosa spinge milioni di individui a lasciare le loro case, le loro famiglie, i loro amici, per intraprendere un viaggio di migliaia di chilometri verso un Paese sconosciuto, in cui non hanno né una casa, né un lavoro e che non vuole nemmeno farli entrare? Quindi, perché hanno scelto di venire a vivere proprio in Italia?
Per tentare di spiegare come e perché gli immigrati si inseriscano nel nostro Paese, in particolare nel nostro mercato del lavoro, è stato necessario guardare al fenomeno da molteplici punti di vista. Perciò la trattazione è stata suddivisa in quattro parti, ognuna delle quali è stata ripartita in capitoli e relativi sottocapitoli.
Nella prima parte, in primo luogo vengono presentate le definizioni dei termini che verranno utilizzati nel corso della trattazione, al fine di inquadrare le diverse tipologie di migranti che circolano oggi nel mondo. Poi si passa a trattare l’evoluzione storica del fenomeno migratorio, focalizzando l’attenzione sulle dinamiche evolutive innescate dalla «crisi energetica» degli anni ’70. Infine, vengono proposti i dati statistici maggiormente significativi sui flussi migratori che si dirigono verso l’Europa e sugli effetti demografici di lungo periodo, che avranno le migrazioni sulla popolazione del nostro continente.
Nella seconda parte, si procede con l’analisi delle normative internazionali, comunitarie e nazionali, che regolamentano l’immigrazione.
Nella terza parte, invece, si analizza l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoratori immigrati. Si comincia con l’esaminare le determinanti del fabbisogno di lavoratori dall’estero dell’economia italiana, illustrando preventivamente i cambiamenti strutturali che hanno inciso negli ultimi anni sull’economia del nostro Paese, per poi focalizzare l’attenzione sulle carenze di manodopera nelle imprese e nei servizi alle famiglie; concludendo con le iniziative messe in atto dalle istituzioni del «Terzo Settore» e dagli enti locali per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoratori immigrati. Nel capitolo seguente, il punto di vista dell’analisi si sposta sul lato dei migranti: in primo luogo, vengono analizzate le varie teorie che tentano di spiegare i «fattori di spinta» dei flussi migratori; poi si passa a valutare il ruolo delle reti sociali, imbastite dagli immigrati, nel favorire (o meno) l’inserimento nel Paese ospitante di coloro che ne fanno parte; dopodichè viene illustrato il fenomeno, in espansione in tutti i Paesi di destinazione dei flussi, dell’imprenditoria degli immigrati, analizzando sia i fattori che ne consentono lo sviluppo, sia le ricadute positive e negative (spesso trascurate) sull’economia italiana.
Infine, nella quarta parte si passa all’analisi dei dati, mediante i quali possiamo stimare l’impatto degli immigrati nel mercato del lavoro italiano. Dopo aver esaminato l’inserimento degli immigrati nell’economia italiana, si passa all’analisi delle peculiarità dell’Umbria e della provincia di Terni.

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5 INTRODUZIONE L’immigrazione è il fenomeno che, negli ultimi cinquant’anni, ha inciso in maniera più profonda sulla società italiana. Mai, nella sua storia millenaria, il nostro Paese aveva assistito ad un fenomeno così rapido ed inaspettato. Nel giro di due decenni, si sono stabilite nel nostro Paese tre milioni di persone, provenienti dai luoghi più disparati del globo. Inizialmente sono arrivati senza che nessuno se ne accorgesse, in un’Italia abituata da due secoli ad esportare manodopera all’estero, afflitta da una disoccupazione cronica e che credeva di essere un Paese povero. Poi sono iniziati ad aumentare, in maniera sempre più veloce, frenetica, inaspettata. Finché ci siamo resi conto, come avevano fatto i popoli del Nord Europa tanto tempo fa, che erano inarrestabili. Oggi, a ventuno anni dalla prima legge sull’immigrazione, non potremmo nemmeno pensare ad un’Italia senza immigrati. Se loro non ci fossero, intere professioni sparirebbero, molte imprese sarebbero costrette a chiudere i battenti per mancanza di manodopera, le famiglie non saprebbero più a chi affidare i loro anziani, lo Stato avrebbe problemi enormi a pagare le pensioni. Addirittura, la stessa popolazione italiana scenderebbe di numero. Ormai, siamo un Paese che dipende dagli immigrati. Eppure vent’anni fa non era così, non avevamo bisogno di loro, anzi, quando ne vedevamo alcuni in giro per le nostre città, non capivamo nemmeno cosa ci facessero in un Paese povero come il nostro. Allora viene da chiedersi: che cosa ha cambiato l’Italia, la sua economia ed il suo mercato del lavoro ad un livello tale da non poter più fare a meno di un flusso continuo di immigrati? Perché oggi abbiamo bisogno di loro? Questa trattazione tenterà di rispondere a questa semplice domanda. Anzi, è per rispondere a questa domanda che ho deciso di intraprendere la trattazione. Eppure, più tentavo di trovare soluzioni al dilemma, più ne

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