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Oltre la difesa legittima?

"Amunesthai"
"Vim vi repellere licet"
"Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa".
Costante delle costanti del diritto penale, presente nelle legislazioni di qualsiasi epoca, la legittima difesa è, ciononostante, istituto sempre attuale e, al contempo, denso di problematicità.
La ratio della scriminante è chiara: in virtù del principio di non contraddittorietà, l’ordinamento giuridico non può, ad un tempo, riconoscere un diritto ed obbligare il titolare a subirne la lesione. Essa, pertanto, rinviene il proprio fondamento nello stesso diritto aggredito, attribuendo al titolare la facoltà all’autodifesa privata, ovviamente nei casi in cui sia impossibile invocare la difesa dello Stato e rimanendo nei limiti da questo fissati. Il principio di giustizia ad essa sotteso consiste nella preferenza che la legge accorda all’interesse prevalente dell’aggredito, rispetto a quello di chi si è posto contro il diritto.
A questa chiarezza dogmatica fa da contraltare, purtroppo, un aumento impressionante della criminalità, oltre che dal punto di vista quantitativo, soprattutto dal punto di vista qualitativo; vale a dire un preoccupante parossismo della ferocia che induce le vittime a reagire in modi altrettanto crudi.
Il tutto si traduce nella difficoltà dell’applicazione giurisprudenziale dell’art. 52 c.p., specialmente nel suo requisito fondamentale (previsto in pochi ordinamenti oltre al nostro): la proporzionalità tra difesa ed offesa.
Non è un caso, quindi, che il legislatore, molto recentemente, sia intervenuto nella disciplina della causa di giustificazione, proprio rimuovendo la discrezionalità giudiziale gravante sul requisito in questione e ritenendolo presunto nei casi in cui la legittima difesa si esplichi in un privato domicilio con le modalità di cui ai nuovi commi secondo e terzo dell’art. 52 c.p.
Se a ciò si aggiunge il clamore mediatico suscitato dalla promulgazione della l. n.°59/2006, preceduta da un aspro dibattito parlamentare condito da slogan allarmistici ("licenza di uccidere", "legge da far west","corsa al riarmo collettivo"), si comprende come l’interesse per la materia sia più vivo che mai e teso, a poco più di un anno di distanza dall’entrata in vigore della riforma, a fornire un quadro interpretativo il più fermo possibile, in grado di ricondurre la nuova legittima difesa alla razionalità del diritto penale.
Tale intento non può essere perseguito se non ponendosi nell’ottica del giurista, scevra da qualsiasi considerazione politica, nonché da ogni tipo di propaganda giornalistica, che a nulla serve se non a creare inutili allarmismi di cui, certo, la nostra società non è parca né, tanto meno, bisognosa.

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PREMESSA <<Amunesthai>>. <<Vim vi repellere licet>>. <<Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa>>. Costante delle costanti del diritto penale, presente nelle legislazioni di qualsiasi epoca, la legittima difesa è, ciononostante, istituto sempre attuale e, al contempo, denso di problematicità. La ratio della scriminante è chiara: in virtù del principio di non contraddittorietà, l’ordinamento giuridico non può, ad un tempo, riconoscere un diritto ed obbligare il titolare a subirne la lesione. Essa, pertanto, rinviene il proprio fondamento nello stesso diritto aggredito, attribuendo al titolare la facoltà all’autodifesa privata, ovviamente nei casi in cui sia impossibile invocare la difesa dello Stato e rimanendo nei limiti da questo fissati. Il principio di giustizia ad essa sotteso consiste nella preferenza che la legge accorda all’interesse prevalente dell’aggredito, rispetto a quello di chi si è posto contro il diritto. A questa chiarezza dogmatica fa da contraltare, purtroppo, un aumento impressionante della criminalità, oltre che dal punto di vista quantitativo, soprattutto dal punto di vista qualitativo; vale a dire un preoccupante parossismo della ferocia che induce le vittime a reagire in modi altrettanto crudi. IV

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Casellato Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.