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Il Patto di Stabilità e la crescita Europea

Informazioni tesi

  Autore: Raffaele Modica
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Maurizio Caserta
Coautore: Modica Concetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

INTRODUZIONE
Poiché il Patto di stabilità e crescita è strutturato per garantire il completo utilizzo degli stabilizzatori automatici, il tutto nei limiti imposti secondo il criterio del deficit, l’allontanamento da quest’ultimo, causato da difficoltà economiche nell’ UEM o dall’impossibilità di poter combattere con i mezzi necessari la fase negativa, hanno fatto sorgere seri dubbi sulla funzionalità del patto stesso, in particolare sulla sua sostenibilità e sull’aggiornamento di regole che sembrano risentire sempre più il peso degli anni.
E’ bene , comunque, tener presente che il Patto di Stabilità e Crescita è solo uno degli strumenti indispensabili a garantire la stabilità e la crescita di un’area di paesi che si differenziano non poco nei rispettivi sistemi economici. La diversità di questi infatti, specialmente dopo il recente allargamento dei confini dell’ Unione Europea, ha spostato il dibattito non solo sulla sostenibilità della crescita economica dei vari paesi facenti parte dell’area, ma anche sulla eterogeneità dei sistemi dei singoli Stati, eterogeneità che rischia di amplificare gli effetti di un eventuale Shock Asimmetrico. Sotto quest’aspetto quindi, il dualismo tra il Patto di Stabilità e Crescita e la Politica di coesione risulta abbastanza evidente, a maggior ragione laddove si consideri che con l’applicazione di una moneta unica viene meno lo strumento della politica monetaria, o più in dettaglio la completa libertà di poter agire sul sistema di cambi, svalutando o rivalutando la propria moneta, per arginare gli effetti del succitato Shock.

1.4 LA TEORIA DELLE AREE VALUTARIE OTTIMALI
Il modello sopra elencato ( GG-LL) permette di effettuare il collegamento con la teoria delle aree valutarie ottimali
La teoria delle aree valutarie ottimali si pone come obiettivo l’individuazione di un’area geografica che possa risultare ottimale per quanto riguarda la creazione di un’unica area valutaria, processo che quindi implica la sostituzione delle varie monete nazionali con un’unica moneta.
Tale teoria nasce negli anni ’60 negli Stati Uniti, anche per verificare l’ottimalità dell’uso di un’unica moneta nei diversi stati della Federazione, e viene poi esportata in Europa, dove si apre un intenso dibattito su quale sia la politica monetaria ottimale date le caratteristiche della CEE.

CAPITOLO 2: LA POLITICA DI COESIONE
CENNI STORICI
La politica di Coesione economica e sociale nasce formalmente il primo luglio 1987, giorno in cui entra in vigore l’Atto Unico Europeo (AUE). Il titolo V dell’Atto Unico, dedicato alla “Coesione economica e sociale”, istituisce le prime competenze comunitarie in materia di politica sociale, di ricerca e sviluppo tecnologico, di politica ambientale. Su queste basi giuridiche i paesi membri della Comunità iniziarono un processo volto ad evitare una integrazione “selvaggia” tra i mercati dei paesi CEE, che avrebbe penalizzato i settori e le aree meno competitive in assenza di una strategia e una politica mirate.

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1 INTRODUZIONE Il Patto di stabilit e crescita (PSC), siglato dai dodici paesi aderenti all unione economica e monetaria europea (UEM) nel giugno del 1997 ad Amsterdam,Ł considerato uno degli argomenti piø importanti al giorno d oggi. Il Patto Ł, nell opinione prevalente, considerato come una delle piø importanti innovazioni, e, per certi sensi, comparabile al sistema di cambi di Bretton Woods. Con tale trattato, che assume la funzione di corollario al ben piø ampio trattato di Maastricht, si tende a definire meglio i piø stringenti vincoli economici e monetari al fine di procedere al risanamento delle economie coinvolte nel progetto in un percorso che trova, nell adesione all UEM, solo una tappa intermedia. PoichØ il Patto di stabilit e crescita Ł strutturato per garantire il completo utilizzo degli stabilizzatori automatici, il tutto nei limiti imposti secondo il criterio del deficit, l allontanamento da quest ult imo, causato da difficolt economiche nell UEM o dall impossibilit di poter combattere con i mezzi necessari la fase negativa, hanno fatto sorgere seri dubbi sulla funzionalit del patto stesso, in particolare sulla sua sostenibilit e sull aggiornamento di regole che sembrano risentire sempre piø il peso degli anni. E bene , comunque, tener presente che il Patto di Stabilit e Crescita Ł solo uno degli strumenti indispensabili a garantire la stabilit e la crescita di un area

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