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Riconoscimento dei figli adulterini da parte di madre coniugata

La nascita di un figlio adulterino ex matre pone delicati prblemi interpretativi sul piano giuridico. Entrano in conflitto, da un lato, il principio del favor legitimitatis, che si concreta nella presunzione di paternità del marito (art. 231 c.c.); e, dall'altro, il principio del favor veritatis, che si concreta nella regola di riconoscibilità della prole adulterina (art. 250 c.c.). La tesi, dopo aver ripercorso le diverse teorie ad oggi proposte dalla dottrina, raggruppandole in tre indirizzi ("restrittivo", "di compromesso" e "liberale"), e dopo aver dato conto degli orientamenti più recenti della giurisprudenza, propone di risolvere la questio iuris attraverso un corretto richiamo al principio di responsabilità del genitore, sciogliendo il contrasto fra principi contrapposti alla luce di un valore superiore: quello del favor minoris.

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1 IL PROBLEMA La legge 19 maggio 1975 n°151 segna un momento di svolta per il diritto italiano della famiglia, portando alla sostituzione quasi integrale dell’insieme delle disposizioni codicistiche relative ai rapporti familiari. Tale intervento si era reso necessario al fine di adeguare ai nuovi valori costituzionali la vecchia normativa, basata su una concezione gerarchica, per la quale il marito era il “capo della famiglia” 1 . La Costituzione invero introduce il fondamentale principio della pari dignità dei familiari: principio che non opera limitatamente al solo rapporto orizzontale coniugale, ma che riguarda anche, biunivocamente, il rapporto verticale con la prole. La famiglia è società naturale (art. 29 Cost.) perché si fonda sull’eguaglianza degli individui che ne fanno parte; perciò l’ordinamento ha il compito di garantire la pari dignità dei suoi membri, tanto sotto il profilo dei rapporti patrimoniali quanto, e soprattutto, sotto il profilo dei rapporti personali. Antecedentemente alla novella del 1975, non era ammesso il riconoscimento dei figli adulterini 2 : essi erano visti come frutto di una relazione extraconiugale e perciò di una violazione dell’obbligo di fedeltà, il quale veniva anzitutto inteso come obbligo di esclusiva sessuale. Tale violazione veniva perciò sanzionata con l’inammissibilità del riconoscimento del figlio, facendo così ricadere su quest’ultimo la colpa dei genitori. Si trattava peraltro di una previsione coerente con i principi che sorreggevano l’ordinamento precostituzionale, ma che diveniva inammissibile alla luce dei nuovi valori. Ammettendosi il riconoscimento dei figli adulterini 3 , si è però venuta a creare una situazione di disparità fra uomo e donna con riguardo alla procedura che porta a tale riconoscimento. Infatti, il padre coniugato con persona diversa dalla madre, non incontrerà alcuna difficoltà di ordine giuridico all’interno di tale procedura; viceversa, la madre coniugata con persona diversa dal padre, vedrà operare nei confronti del proprio marito la presunzione di paternità dell’art. 231 c.c. Non si può poi ignorare la posizione dello stesso marito, che non ha alcun potere nella vicenda ma solo la legittimazione attiva, una volta che la vicenda già sia conclusa, all’azione di disconoscimento della paternità. 1 V. originario art. 144 c.c. 2 Originario art. 252 c.c. 3 Vigente art. 250 comma 1 c.c.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luca Andretto Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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