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La scenografia verbale nelle tragedie di Eschilo

questo lavoro si propone di analizzare la scenografia verbale nelle tragedie di Eschilo attraverso lo studio e le correlazione delle didascalie implicite ed esplicite.

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INTRODUZIONE Lo spettatore moderno, che assiste ad uno spettacolo teatrale, ha a sua disposizione un libretto che fa da guida durante lo spettacolo, corredato di indicazioni sceniche relative alla messa in scena o alla gestualità degli attori. Di questo corredo didascalico che offrono le moderne opere drammatiche, molto probabilmente nel teatro greco non si sentì il bisogno per il tempo in cui il poeta stesso fu attore e regista nell’interpretazione scenica del suo componimento e poté fornire egli stesso, con la voce e con l’esempio, volta per volta le indicazioni necessarie, senza doverle trascrivere 1 . Il tragediografo infatti non era solo poeta, semplice letterato, ma un uomo di teatro, regista: egli componeva per la messa in scena, non per un pubblico di lettori, e quindi doveva essere molto attento ai problemi di tecnica drammatica. Dunque, mentre lo spettatore moderno è abituato a distinguere tra autore del testo drammatico, regista, compositore delle musiche e coreografo, nella Grecia del V secolo il poeta assommava in sé tutte queste competenze. Infatti veniva designato 1 Cfr. ANDRIEU, The dialogue antique, pp. 187-9;TAPLIN, Did Greek Dramatists Write Stage Instrucions?, pp. 121- 32; ARNOTT, Public and Performance in the Greek Theatre, pp. 49 sgg.; CAMBIANO, La nascita dei trattati e dei manuali, pp. 526 sgg.; ERCOLANI, Il passaggio di parola sulla scena, pp. 15-16.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Santa Barilari Contatta »

Composta da 202 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2010 click dal 15/01/2008.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.