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La banca e l'outsourcing

L’outsourcing è uno dei tanti prodotti che il mercato genera, un prodotto che rappresenta in un certo senso una delle tante forme di adattamento all’estrema variabilità del mercato permettendo all’impresa di riuscire ad essere contemporaneamente sana e competitiva.
In tale contesto, la presente tesi cerca di esporre come tale adattamento avviene in uno specifico settore, quello bancario, evidenziando come l’istituto di credito abbia ormai dismesso la veste di banca tradizionale per trasformarsi in un’azienda sempre attenta a cogliere le continue evoluzioni del mercato. Nel presente lavoro si è quindi proceduto, in primo luogo, a dare una definizione etimologica del termine outsourcing e delle sue varie applicazioni: dapprima nel contesto impresa, in un’accezione generale e storica e poi, più specificatamente, nel contesto creditizio. In modo particolare, in quest’ultimo caso, si è parlato di outsourcing nell’area informatica e nell’area del credito, evidenziando come nel primo caso l’esternalizzazione dei sistemi informativi stia portando la banca ad una situazione di graduale ma inesorabile immaterialità, più propriamente conosciuta come “banca virtuale”, mentre nel secondo caso si è discusso dell’esternalizzazione nell’area del credito, come la gestione delle tecniche di credit scoring, recupero crediti e cartolarizzazione degli stessi. Ma cos’è che spinge un istituto di credito ad esternalizzare? La variabilità dei mercati è la prima quanto semplicistica risposta, con l’outsourcing a fungere da “salvagente” che consente all’azienda-banca di sopravvivere in un contesto ambientale dominato da estremo dinamismo e competitività. Nel prosieguo della tesi, pertanto, si è cercato di analizzare l’intero iter di un processo di esternalizzazione partendo da un’analisi interna di valutazione e relativa scelta delle attività da affidare all’esterno fino a giungere alla scelta del/i fornitore/i. Nel trattare questo argomento si è evidenziato come siano importanti i concetti di core competences e core business, entrambi elementi funzionali ed imprescindibili che consentono alla banca, che ha intrapreso un processo di outsourcing, di poter focalizzare le risorse sulla propria attività nodale, risorse liberate grazie all’esternalizzazione di funzioni ritenute accessorie e di supporto contraddicendo, pertanto, la teoria che vuole che la diffusione del fenomeno outsourcing sia riconducibile ad una mera riduzione dei costi aziendali. Ma outsourcing non significa solo instaurare un semplice rapporto di fornitura con l’outsourcer. È essenziale, infatti, per una banca che il legame con il proprio fornitore sia improntato su un rapporto stabile, duraturo e che sfoci in una solida partnership che porti ad una condivisione di sinergie ed obiettivi.
Una decisione di esternalizzazione è anche una decisione irreversibile per la banca ed è pertanto necessario che quest’ultima analizzi con meticolosa attenzione tutti i costi cui andrà incontro. A sostegno di quanto è stato detto, intervengono, grazie soprattutto alla letteratura esistente, diversi modelli teorici che spiegano da un punto di vista tecnico i sacrifici in termini di costi che un processo di esternalizzazione comporta. A ciò modelli come la break even analysis e la teoria dei costi transazionali di Williamson, sono funzionali per un’azienda poiché consentono alla stessa di analizzare la decisione di ricorre all’outsourcing in termini di equilibrio tra ricavi e costi (break even point) e minimizzazione dei costi di transazione (teoria dei costi transazionali).
Quanto detto finora che implicazioni ha dal punto di vista delle risorse umane? Anche in questo caso a soccorrerci è lo studioso Mintzberg che grazie alla sua teoria ha contributo in maniera significativa allo studio dei cambiamenti organizzativi di un’azienda a seguito di un processo di outsourcing divisionalizzando la struttura organizzativa di un’impresa in riferimento agli elementi essenziali della stessa. Ma è anche la legge a soccorrerci nel nostro studio analizzando come la stessa tratti il discorso gestione del personale dopo aver attuato una strategia di outsourcing dal punto di vista della flessibilità con gli istituti di flessibilità interna ed esterna. Come prova di quanto trattato, nella parte conclusiva della tesi si è proposto l’esposizione di un caso pratico relativo all’istituto di Credito Emiliano meglio conosciuto come Credem. L’outsourcing per tale banca ha occupato un ruolo centrale attraverso la stipula dei primi contratti di fornitura dei centri di elaborazione dati sino alla completo affidamento a fornitori specializzati e competenti dell’intera funzione IT.

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1 Introduzione L'outsourcing emerge come uno degli strumenti manageriali, di carattere tattico e strategico, che ha conosciuto la sua maggiore espansione nel corso dell'ultimo decennio e che continuerà a proporsi nei suoi diversi ambiti e nelle sue varie applicazioni come una via obbligata per la sopravvivenza sul mercato delle imprese. Liberarsi di alcune funzioni per puntare sulle attività in cui l'azienda si sente più forte: è questo in sostanza il motivo principale, affiancato a quello della riduzione dei costi, che spinge un numero sempre maggiore di imprese a ricorrere all'outsourcing. Delegare a fornitori esterni la gestione di attività considerate non strategiche per le imprese costituisce l'unica via concretamente praticabile per raggiungere l'obiettivo di concentrarsi sul proprio core business, obiettivo che oggi è imposto dai mercati. Nell’accezione comune, per outsourcing si intende una relazione a lungo termine tra un cliente ed un fornitore nella quale il cliente delega interamente, o significativamente una serie di servizi al fornitore.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Emilio Giordano Contatta »

Composta da 163 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3764 click dal 16/01/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.