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L'Iran e la crisi del nucleare, fra pragmatismo politico e radicalismo religioso

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Disca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze marittime e navali
  Corso: Scienze della difesa e della sicurezza
  Relatore: Alessandro Volpi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

L’Iran, identità unica nel contesto mediorientale, si sta apprestando a divenire la principale forza della regione. Questo grazie ai suoi fattori di potenza quali le risorse energetiche, la vastità del territorio, la posizione strategica di fondamentale importanza anche per il transito di gasdotti ed oleodotti, nonché una popolazione giovane ed un economia non ancora pienamente sviluppata che presenta elevate potenzialità.
Nel primo capitolo viene fatta un’analisi della storia iraniana e delle trasformazioni subite dall’Iran nel corso degli anni: a partire dalla fine della seconda guerra mondiale attraverso il regno dello Scià, la “rivoluzione bianca” e la politica di Mossadeq, premesse necessarie per comprendere l’avvento di Khomeini e la rivoluzione islamica. Un paragrafo verrà dedicato all’analisi della struttura della repubblica islamica a partire dai fondamenti su cui essa si basa, sino ad arrivare a quella che è la suddivisione dei poteri, presupposto essenziale per poter successivamente comprendere quella che è la politica degli ayatollah. Infine, verrà tracciato il percorso seguito dalla repubblica islamica dalla morte di Khomeini ai giorni nostri, ponendo particolare attenzione all’ascesa al potere del nuovo presidente iraniano Ahmadinejad.
Il secondo capitolo affronta la rivoluzione islamica nel contesto delle relazioni internazionali, andando ad esaminare come questa nuova realtà si sia inserita nel complesso geopolitico a partire dalla guerra fredda per poi affermarsi come potenza mediorientale con il post-bipolarismo. In particolare verrà esaminata la guerra con l’Iraq, simbolo di come un Iran forte e indipendente facesse paura tanto ad Est quanto ad Ovest e di quanto fosse forte il timore in Medio Oriente che i principi della rivoluzione islamica si diffondessero anche nei paesi vicini. Attraversando gli anni Novanta, questa analisi giungerà al post 11 settembre, con i nuovi equilibri che la guerra al terrorismo ha instaurato. In tale contesto si analizzeranno i rapporti fra Stati Uniti ed Iran e come quest’ultimo, inserito dall’amministrazione Bush nel cosiddetto “asse del male”, si ponga effettivamente nei confronti dei gruppi terroristici: dal sostegno ad Hizbollah in Libano, all’avversione tanto al regime dei talebani in Afghanistan quanto ad al-Qaeda.
L’Iran ormai protagonista indiscusso della scena mediorientale, è stato chiamato al tavolo delle trattative dagli stessi Stati Uniti per definire il programma di stabilizzazione in Iraq nel dopo Saddam, ed anche in Afghanistan il dialogo con il governo Kharzai è aperto.
Nel terzo capitolo si affrontano quelle che sono le relazioni economiche dell’Iran, in particolare per quel che concerne i traffici da e verso l’Unione Europea, la Russia e i legami con le emergenti potenze asiatiche di Cina ed India. Tali reciproci interessi economici sono essenziali per una valutazione dei rapporti politici e delle armi di pressione utilizzabili per gestire la crisi internazionale posta in essere dalla volontà di Teheran di portare avanti il programma nucleare da più parti osteggiato.
Nel quarto ed ultimo capitolo verrà analizzata la genesi del programma nucleare iraniano a partire dagli anni Sessanta fino alle recenti evoluzioni: analizzando i mutevoli rapporti dei principali attori internazionali rispetto al programma nucleare iraniano, valutando l’entità delle minacce volte a scoraggiare Teheran, analizzando quali siano gli effettivi rischi e gli effetti sulla scena internazionale di un Iran dotato di tecnologia nucleare. Viene, inoltre, esaminato l’aspetto legale della controversia internazionale e quali potrebbero essere le ripercussioni di un possibile intervento armato volto a porre fine ad ogni velleità nucleare da parte degli ayatollah.
Nelle conclusioni viene ribadito come un attacco diretto o indiretto contro l’Iran, volto a causare la caduta del regime degli ayatollah per sostituirlo con un regime pseudo democratico e filo occidentale, o un’aggressione militare tesa a distruggere ogni velleità nucleare di Teheran, non siano una possibile soluzione ma anzi possano risultare controproducenti per l’intera comunità internazionale. Vengono inoltre forniti spunti di riflessione su quali possano essere le strade percorribili per accelerare il progresso di democratizzazione in Iran, dando sostegno a quelle forze d’opposizione che, soprattutto fra i giovani, pur non rinunciando ai principi dell’Islam sono sempre più lontani dal regime degli ayatollah ma che, a causa della censura, non riescono a dar voce ai loro programmi di riforma.

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L’Iran e la del crisi nucleare fra pragmatismo politico e radicalismo religioso 4 INTRODUZIONE In un contesto delicato come quello mediorientale, l’Iran ha da sempre svolto una ruolo cruciale per il definirsi degli equilibri geostrategici della regione. Forte delle sue ricchezze, detenendo il 10% delle risorse petrolifere mondiali, nonché il 15% di quelle di gas, l’Iran sta cercando di acquisire quel knowhow tecnologico che le consentirebbe di sfruttare in modo autonomo tali risorse e di poter diversificare la sua economia, attualmente basata quasi esclusivamente sull’esportazione di combustibili fossili. Solo con tali presupposti è infatti pensabile di realizzare una concreta volontà di potenza in Medio Oriente. L’Iran, nome dato ai territori dell’antica Persia, rappresenta un’identità speciale, vicina ai paesi occidentali per origine, ma pienamente immersa in quelli che sono gli interessi dei paesi arabi; si contraddistingue per il forte sentimento nazionalistico e la specificità dei suoi caratteri nazionali, quali la lingua persiana e la religione sciita. Unico paese dell’area a non aver subito colonizzazioni straniere nel corso degli ultimi secoli, rimanendo, almeno formalmente, indipendente, si sta impegnando a diventare la prima potenza mediorientale, e, pertanto, si candida ad essere il principale interlocutore con cui interagire per risolvere conflitti e costruire piani di sviluppo per il Medio Oriente. Basti pensare a quanto sta accadendo con la crisi irachena, per la quale risoluzione l’Iran è stato chiamato in causa dagli Stati Uniti, ponendo fine a un silenzio che durava dagli anni Ottanta. L’Iran è tuttavia un paese in costante evoluzione, ricco di contraddizioni all’interno dei suoi confini e caratterizzato, anche in politica estera, da un comportamento spesso ambiguo. I toni spesso minacciosi, da parte del regime di Teheran, l’odio verso Israele e gli Stati Uniti, l’impegno a diffondere la propria visione dell’Islam minacciando la stabilità dei governi dei vicini stati arabi, sono rimasti finora meri elementi di propaganda, ma hanno contribuito a fornire una immagine dell’Iran come di un paese impegnato a minacciare la pace e la sicurezza internazionale, portando la repubblica islamica a trovarsi spesso isolata tanto in Occidente quanto tra i paesi arabi.

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