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''Razionalità'' e ''ragionevolezza'' in John Rawls

Questa riflessione ha come interesse la risposta data da Rawls alla complessa questione di come sia possibile una società giusta e stabile di cittadini liberi ed eguali, pur profondamente divisi da dottrine religiose, filosofiche e morali contrastanti tra loro, perfino incompatibili.
La complessità del pensiero rawlsiano si stempera con evoluzioni e modifiche nel tentativo, per molti il meglio riuscito nell’ambito della filosofia politica, di offrire uno strumento teorico, che permetta di definire un orizzonte plausibile di convivenza pacifica internazionale, “prendendo sul serio” il fatto del pluralismo e della reciproca dipendenza. Si tratta, dunque, di un percorso, quello di Rawls, che porta l’autore a chiarire tesi centrali, già formulate nell’opera considerata ormai classica A Theory of Justice e poi riprese in Political Liberalism, per arrivare al saggio The Law of Peoples, sostenendo, con raro coraggio intellettuale, una teoria della giustizia internazionale, nel quadro di un’utopia realistica di valore politico.

Lo scopo che mi prefiggo, dunque, è quello di offrire alcuni spunti di riflessione, che ovviamente fanno parte di una discussione molto più ampia, focalizzando però l’attenzione su due idee, che lo stesso autore considera fondamentali nella sua proposta: quella di “ ragionevole” e di “razionale”.

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1Cap. 1 Essere ragionevolmente razionali Come lo stesso autore spiega, “le persone sono ragionevoli per un certo aspetto di base quando, fra uguali, sono disposte a proporre dei principi e dei criteri che facciano da equi termini di cooperazione e a rispettarli volontariamente, una volta sicure che anche gli altri faranno lo stesso. Esse ritengono inoltre che sia ragionevole per tutti accettare tali norme e che di conseguenza, queste siano giustificabili anche per loro; e sono pronte a discutere gli equi termini proposti dagli altri. Il ragionevole è un elemento dell’idea di società come sistema di equa cooperazione, e la clausola che l’accettazione degli equi termini di questa cooperazione sia ragionevole per tutti rientra nell’idea di reciprocità a esso associata“ [Rawls, 1994, p. 58]. La persona razionale, invece, persegue fini ed interessi specifici e del singolo soggetto, attraverso i mezzi più efficaci, ciò non significa che abbia solo interessi egoistici, ma sicuramente manca il desiderio di impegnarsi in un’equa cooperazione, in quanto tale. D’altro canto, l’agente ragionevole si distingue da quello semplicemente altruista, in quanto egli, al di là dell’apertura all’altro, ha comunque interessi razionali che spera di soddisfare. L’autore sottolinea, dunque, come il ragionevole possa essere considerato come base per l’apertura all’altro, per un agire orientato all’intesa: “è grazie al ragionevole che entriamo nel mondo pubblico degli altri, pronti a proporre o ad accettare, a seconda dei casi, principi ragionevoli che specifichino equi termini di cooperazione” [Rawls,1994, p. 109]. Questa idea è, però, complementare a quella di razionale, l’una non potrebbe darsi senza l’altra. Infatti, “agenti puramente ragionevoli non avrebbero scopi propri da promuovere attraverso un’equa cooperazione, agenti puramente razionali non hanno il senso della giustizia e non sanno riconoscere la validità indipendente delle pretese altrui“ [Rawls,1994, p. 60]. E’ dunque al “ragionevole” che risulta indispensabile ricorrere per rendere possibile la cooperazione sociale, dal momento che, le persone disposte a cooperare nel dominio del ragionevole si riconoscono mutuamente come partners della cerchia della comune lealtà civile . A questo proposito, va ricordato come una delle idee centrali di Rawls, nell’ambito della sua teoria della giustizia come equità, sia la ripresa, anche se con alcune modificazioni, dello strumento

Diploma di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Antonella Mainardis Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.