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La devianza minorile. Uno studio sulla dimensione del significato dell’evento reato negli adolescenti entrati nel circuito penale.

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Di Vincenzo
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Criminologia
Anno: 2007
Docente/Relatore: Gaetana Russo
Istituito da: Università degli Studi di Messina
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Il disagio minorile si caratterizza per la sempre maggiore complessità delle sue manifestazioni. All’unico monolitico modello precedente, costituito dalla devianza tradizionale, quella dei minori vissuti in istituti o comunità o nei quartieri degradati della periferia, con famiglie disgregate ed incapaci di educare, dei ragazzi di borgata, insomma, si è andata sostituendo una pluralità di modelli, cosa che induce a parlare non più di “devianza” al singolare, ma di “devianze” al plurale, atteso che ciascun modello si va caratterizzando in modo distinto dagli altri.
Si tratta di un’evoluzione sintonica a quella del concetto di famiglia e a quella del termine adolescenza, utilizzati sempre più anch’essi al plurale, per sottolinearne complessità e articolazione in varie sottocategorie.
Negli ultimi decenni infatti alla devianza di tipo tradizionale si sono venute aggiungendo cinque nuove tipologie di devianza: quella dei ragazzi della mafia e quella dei ragazzi stranieri da un lato; e poi il malessere del benessere, il bullismo (nelle più recenti manifestazioni che fanno parlare di “nuovo bullismo”) ed ultras e naziskin, dall’altro.
Questa ampia articolazione può essere sintetizzata sottolineando che sono agevolmente individuabili due filoni della devianza attuale: uno di carattere “sociopatico”, entro il quale possono ritenersi riuniti i primi tre modelli suindicati, e cioè la devianza tradizionale, quella di tipo mafioso e quella straniera, le cui comuni peculiarità sono costituite: a) dalla provenienza sociale umile e marginale; b) dal tendere a realizzare un vantaggio economico diretto o indiretto; c) dall’influenza della famiglia o del quartiere; d) dalla maggiore presenza in aree metropolitane; e) dall’essere prettamente maschile.
L’altro filone non è frutto di sollecitazioni da parte di adulti, ma è anzi talora un’esplosione contro la famiglia; non ha motivazioni economiche, proviene da ragazzi con una precedente condotta irreprensibile e comunque incensurati, che non hanno fatto una scelta di vita in senso deviante; ha una diffusione tendenzialmente maggiore nei piccoli centri e una rilevante presenza femminile. Queste caratteristiche distinguono soprattutto il malessere del benessere, ma anche bullismo e devianza degli ultras possono esservi avvicinate per le notevoli affinità che presentano. Queste tre devianze possono essere catalogate nel filone della devianza derivante da personalità caratterizzate da disturbi di tipo psicopatico.

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  1 INTRODUZIONE Suscita sempre preoccupazione la notizia di comportamenti illegali o asociali (quali aggressioni, furti, estorsioni, danneggiamenti, consumo e spaccio di droghe, condotte suicide, prostituzione) quando gli attori sono dei minorenni che attraversano quei periodi dello sviluppo che chiamiamo adolescenza e preadolescenza, che va dai dieci-undici anni fino alla maggiore età, caratterizzato dall’uscita dalla passività della condizione infantile e dall’inizio di cambiamenti repentini e disorientanti, e coincidente all’incirca in Italia con lo svolgimento dell’obbligo formativo. Ma per intervenire su un fenomeno occorre innanzitutto conoscerlo. E’ perciò necessario interrogarsi su quanto estesa sia l’aria della devianza in questo arco di età, quali caratteristiche abbia e quali interventi di recupero siano possibili per aiutare la personalità in formazione a riportarsi su una strada di crescita corretta. Il disagio minorile si caratterizza per la sempre maggiore complessità delle sue manifestazioni. All’unico monolitico modello precedente, costituito dalla devianza tradizionale, quella dei minori vissuti in istituti o comunità o nei quartieri degradati della periferia, con famiglie disgregate ed incapaci di educare, dei ragazzi di borgata, insomma, si è andata sostituendo una pluralità di modelli, cosa che induce a parlare non più di “devianza” al singolare, ma di “devianze” al plurale, atteso che ciascun modello si va caratterizzando in modo distinto dagli altri. Si tratta di un’evoluzione sintonica a quella del concetto di famiglia e a quella del termine adolescenza, utilizzati sempre più anch’essi al plurale, per sottolinearne complessità e articolazione in varie sottocategorie.

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