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I principi di diritto penale in ambito comunitario

Informazioni tesi

  Autore: Giosue Leocata
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Umberto Guerini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea costituisce il nucleo della futura Costituzione. Essa è già oggetto di critiche disparate: vi è chi ne lamenta la inutilità, chi l’assenza di originalità rispetto al sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo elaborata al Consiglio d’Europa (CEDU), di cui la Carta costituirebbe un inutile doppione, chi la sua insufficienza come progetto di Costituzione europea e persino chi, in controtendenza, ne stigmatizza l’eccessiva invasività (in particolare in materiale sociale) rispetto all’attuale ripartizione delle competenze fra Stati e Comunità. Altre critiche derivano da un approccio semplicistico, che misura la Carta utilizzando esclusivamente il metro delle Costituzioni nazionali. Cosi la Carta sarebbe inutile perché non migliorerebbe gli standard di tutela già garantiti dalle Costituzioni nazionali, o addirittura sarebbe uno strumento “imposto” dall’Unione, che ignorerebbe o si sovrapporrebbe alle Costituzioni nazionali.
La Carta dunque, per le stesse ragioni, non si sovrappone e non rappresenta un’alternativa alle costituzioni statali, ma costituisce uno strumento simmetrico rispetto a queste; cosi come queste limitano i poteri dello Stato, essa limita i poteri delle istituzioni comunitarie.
La Carta è al momento, e sino a che non venga inserita nei Trattati, uno strumento di softlaw , vale a dire una dichiarazione congiunta delle tre istituzioni ( che l’ hanno proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000), di alt valore politico, ma formalmente sprovvista d valore giuridico autonomo. Tuttavia essa è destinata comunque, seppure indirettamente, a produrre effetti giuridici. Difficilmente infatti le istituzioni comunitarie, la Commissione in fase di proposta degli atti, e il Parlamento europeo in sede di codecisione degli atti comunitari, potranno ignorarla.
La Carta non è vincolante, ma in tal modo diviene una sorta di codice autoregolamentazione delle due istituzioni e per tale via è dunque destinata ad influenzare il processo
La Corte di Giustizia troppo spesso afferma il diritto in principio, ma poi ne nega la rilevanza o la sussistenza nel caso di specie, oppure riscontra che quel diritto risulta “affievolito” di fronte all’interesse comunitario. In altre parole, la Corte di Giustizia sembra a volte agire più come un giudice amministrativo che come un giudice costituzionale.

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6 CAPITOLO 1: IL TERZO PILASTRO NELLA STRUTTURA DELL’UNIONE EUROPEA 1.1 Cenni storici Con la firma del Trattato di Maastricht (ufficialmente noto come TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA o TUE), il 7 febbraio 1992, ed entrato in vigore il 1°novembre 1993, è stata inaugurata l’ultima e finora più ambiziosa fase del progetto d’integrazione europea, avviando la costruzione di una vera federazione (nonostante l’ambigua denominazione d’Unione Europea voluta da alcuni Stati) e mettendo in moto un processo le cui conseguenze saranno rilevanti sia per quanto riguarda i rapporti dell’Europa con il resto del mondo, sia per quanto riguarda l’ordine interno europeo. La struttura dell’Unione Europea, cosi come delineata dal Trattato di Maastricht, è una struttura tripolare. I tre pilastri che compongono il figurato tempio dell’Unione sono: - La dimensione comunitaria, disciplinata dalle disposizioni contenute nei trattati istitutivi delle Comunità europee (cd. Primo pilastro). - La politica estera e di sicurezza comune (PESC) disciplinata dal titolo V del trattato sull’Unione Europea (cd. Secondo pilastro). - La cooperazione nei settori della giustizia ed affari interni (CGAI) contemplata dal titolo VI del trattato sull’Unione Europea, divenuta, in seguito alle modifiche introdotte dal Trattato di Amsterdam, cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale e che costituisce attualmente il terzo pilastro dell’Unione Europea. La struttura a tempio è il risultato di un compromesso faticosamente raggiunto fra le volontà contrapposte degli Stati membri al momento della firma del trattato di Maastricht. In quell’occasione alcuni Stati, temendo che una netta separazione potesse provocare la disgregazione della costruzione europea, propendevano per l’inserimento delle tre colonne in un testo giuridico unitario, assimilando, di fatto, le nuove politiche a quelle

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Parole chiave

i programmi stop e daphne
il progetto falcone
il razzismo
internet e la pornografia minorile
la carta dei diritti fondamentali dell'unione
la costituzione europea
la criminalità organizzata in europa e nel mondo
la lotta alla corruzione
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