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Pensiero e azione in Hannah Arendt. A proposito di ''Tra passato e futuro''.

Gli obiettivi che questo lavoro si prefigge di raggiungere sono diretti a formulare un'analisi esauriente dei tratti fondamentali del pensiero di hannah Arendt. Proprio l'intreccio tra il passato, ( attraverso la riscoperta della politica greca), e il futuro , nell'attualità delle sue analisi e del suo modo di intendere il rapporto tra filosofia e politica, costituisce il filo conduttore del volume "Tra passato e futuro", dalla cui lettura ho fatto procedere la mia analisi dei temi esssenziali del pensiero dell'autrice. Nell' opera che qui è stata assunta come oggetto d'analisi, l'autrice ha consegnato alla storia il suo straordinario genio politico, ma, soprattutto ci ha lasciato in dono l'esempio di "un'esistenza pensante", pervasa da un senso di gratitudine sempre fedele alla realtà delle cose. Ho diviso questo mio lavoro in due capitoli: il primo capitolo riguarda la discussione sull'oppposizione tra sfera pubblica e sfera privata. partendo dall'analisi dell'idea arendtiana di mondo,come spazio della presenza e della pluralità umana, il tema affrontato è quello della crisi della politica e della dimensione del politico nell'età moderna e contemporanea. La sfera pubblica, in quanto spazio di coesistenza degli esseri umani, è il luogo dell'esistenza autentica, dove l'uomo realizza se stesso.Attraverso il pensiero e l'azione gli uomini si distinguono e appaiono gli uni agli altri, cosicchè la pluralità umana si presenta con il duplice carattere dell'uguaglianzae della distinzione. Non a caso Arendt fa riferimento all'istituzione della polis greca, presa in consideraione a motivo delle molte qualità peculiari nel rapporto tra singolarità e politica che rappresentava e rappresenta tutt'oggi un modello prezioso dal quale trarre motivo d'ispirazione e non certo nostalgico e patetico tentativo di ritorno al passato. Socrate, esempio di lealtàe virtù civica, incarna per Arendt la figura del filosofo per eccellenza: è proprio Socrate a suggerire all'autrice uno dei temi più importanti della sua riflessione, e cioè la condanna esplicita di quell'assenza totale di pensiero, quella strana incapacità di pensare che nasce dal rifiuto fondamentale dell'impegno a pensare, nel quale andrebbe ravvisata la causa dei tragici eventi della storia. Il secondo capitolo prende in considerazione il tema della descrizione dell'età moderna come l'epoca dell'alienazione del mondo, dell'acosmismo. L'analisi arendtiana dell'acosmismo serve ad Arendt per introdurre la questione della legittimità o meno del potere, in quanto lo Stato non è solo forza, potenza, ma anche autorità;infattiil concetto di autorità, o meglio, la crisi del concetto di autorità è uno degli argomenti centrali della sua opera. Il divorzio tra autorità e potere nella società moderna è l'esito di un lungo processso storico che da secoli minacciava le basi della religione e della tradizione e che ha finito per eclissare l'autorità, che è stata rimpiazzata da un potere crescente. Questo oblìo sarebbe la causa di tutti i totalitarismi del mondo, i quali altro non sarebbero che la realizzazione pratica di un'idea, di un'ideologia che è appunto, la logica di un'idea. L'obbedienza non inconsapevole, ma di certo acritica a questa logica ha generato quel male che Arendt definisce, non già radicale, ma semplicemente banale. L'opposizione tra vita contemplativa e vita attiva è messa fruttuosamente in relazione al tema del primato, nella società moderna, del bios theoretikos sul bios politikon. Il risultato di tale rovesciamento è che l'attività preminente non è più l'agire politico nè la produzione di oggetti, ma quella del puro lavorare per la sopravvivenza. Si spiga così il motivo per cui Arendt critica la società moderna, accusandola di avere privilegiato il versante economico ed ha dimenticato il vero significatodell'agire. Ma. affinchè l'agire dia inizio a un vero e proprio processo significativo è necessario che esso venga raccontato, e reso noto alle generazioni future. Solo così, dunque, passato e futuro saranno ricchi di significato.

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5 INTRODUZIONE " Io non appartengo alla cerchia dei filosofi. La mia professione se si può considerarla tale, e la teoria politica" 1 . Questa affermazione è tratta da un’intervista a Hannah Arendt trasmessa il 28 ottobre 1964 dalla televisione della Repubblica federale tedesca. Guenter Gaus, al tempo famoso giornalista, riuscì con le sue domande incisive a dare alla conversazione un tono al contempo misurato e, per certi versi, inaspettato. Hannah Arendt considerò la politica il vero problema dell’uomo. Le sue paro- le lo confermano. Questa sua dichiarata estraneità alla filosofia nasce dal rifiuto dell’espressione "filosofia politica", nella quale rimarrebbe nascosta la tensione vitale che c’è tra l’uomo che pensa e l’uomo che agisce. Questo mio excursus critico sui temi cruciali della teoria politica arendtiana muove proprio da quella presa di posizione da parte della pensatrice sul signifi- cato da attribuire alla denominazione: "filosofia politica", poiché credo che la maniera in cui Arendt ha risolto l’antinomia tra politica e filosofia politica può essere considerato invero un punto di partenza imprescindibile. Prima di avven- turarmi in questo ambito assai complesso, desidero, però, per motivi di chiarezza e comprensione generale del testo, precisare alcuni elementi che considero essen- ziali. Gli obiettivi che questo lavoro si prefigge di raggiungere, sono diretti a for- mulare un’analisi esauriente dei tratti fondamentali del pensiero di Hannah Arendt. Non v’è dubbio: un lavoro di ricostruzione delle idee politiche di Arendt è un’impresa ardua, soprattutto per la molteplicità dei temi che essa considera. Dopo un’attenta lettura del testo di Hannah Arendt "Tra passato e futuro", la 1 G.Gaus, Intervista a Hannah Arendt, Muenchen , 28 ottobre 1964;

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: vita Catania Contatta »

Composta da 68 pagine.

 

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