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Dalla metafisica alla possibilità - Fede e ragione in Pavel Aleksandrovic Florenskij

In Florenskij, grande e poliedrico pensatore russo dell'inizio del novecento, si possono rintracciare la basi per un possibile pensiero religioso che tenta di staccarsi dalla metafisica tradizionale. In questo lavoro si cerca di mostrare come la ragione e la fede possano ancora dialogare fondandosi non più sulla statica categoria dell'essere ma bensì su quella della possibilità, della rivelazione reciproca che, come il significato stesso della parola dice, si mostra nel mentre si nasconde. Attraverso il confronto con autori di ieri e di oggi (Platone, Agostino, Schelling, Hegel) la tesi vuole mostrare come questo filosofo e teologo russo punti su una costruzione esperienziale e dinamica del pensiero mai scisso dalla vita, il tutto fondato sul modello, filosofico e teologico insieme, della Tri-unità delle ipostasi divine. La verità assume quindi tutto il suo carettere "antinomico" rivelandosi vera solo dall'inconciliabilità delle sue affermazioni (divino-umano; uno e trino; Io-Tu, etc.) Un'analisi interessante è riservata al confronto con Vincenzo Vitiello.

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6 PROLOGO “Non dimenticatemi” La voce sepolta di un geniale testimone del XX secolo In una delle lettere che Pavel Aleksandrovic Florenskij scrive alla sua famiglia dal luogo in cui il regime sovietico l’aveva recluso come sovversivo si legge: “L’opera della mia vita è distrutta, e io non potrò mai, né vorrò, ricominciare dall’inizio il lavoro di cinquant’anni. Non ne avrò la volontà, perché non ho lavorato per me stesso né per il mio tornaconto, e se l’umanità, per amore della quale non ho mai conosciuto una vita mia privata, ha ritenuto possibile distruggere semplicemente ciò che era stato fatto per il suo bene e che non necessitava che degli ultimi ritocchi, ebbene tanto peggio per l’umanità. Ci provino loro a rifare ciò che hanno distrutto” 1 . Non è certo mia la presunzione di poter ricostruire il complesso ed originale pensiero di questo poliedrico pensatore russo. Fatto sta che questa sua apocalittica e tragica visione si sta, nonostante tutto, lentamente realizzando e compiendo: il suo pensiero sta rinvenendo dalle macerie del comunismo con una forza ed attualità sconvolgente. Il martire scomodo, eliminato dal potere per il solo fatto di pensare autonomamente e pregare Dio, il suo Dio, ha ora la sua tarda rivalsa sulla mortifera ed effimera brutalità del male. Oggi che l’esperienza del comunismo in Russia si è conclusa, è l’opera di questo mite pope ancora vive ed interroga molti uomini. 1 P. A. Florenskij, Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, Milano 2006 2 , p. 252.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giuseppe Malafronte Contatta »

Composta da 338 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1742 click dal 19/02/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.