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Il consilium sapientis iudiciale: adattabilità e flessibilità di un istituto

In questa tesi analizzo l'istituto del consilium sapientis iudiciale, come base dell'attuale sistema giuridico, nella sua evoluzione storica, fino all'avvento dei Grandi Tribunali e la comparsa delle norme scritte. Nell'ultimo capitolo, il consilium viene messo a confronto, in un'ottica comparatistica, con il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee ex art. 234 Trattato CE, evidenziando come i due istituti abbiano molti elementi in comune ed avanzando una teoria per la quale il rinvio ex art. 234 può essere visto come una sorta di evoluzione naturale del consilium, mettendone ancor più in evidenza la struttura adatta alle trasformazioni temporali.

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1 CAPITOLO PRIMO CARATTERI GENERALI DELL’ISTITUTO “CONSILIUM SAPIENTIS IUDICIALE” 1.1 Una definizione - 1.2 Elementi costitutivi del consilium sapientis iudiciale 1.1 Una definizione L’ istituto del consilium sapientis iudiciale si diffuse e prosperò in Italia a partire dal XII secolo ed ebbe larga fortuna, soprattutto nel periodo che va dal XII al XV secolo, nella giurisprudenza medievale. Si tratta di una tendenza, da parte dei giudici, di chiedere il parere (consilium) di un giurisperito (sapiens), prima di pronunciare la sentenza e di uniformarvi la propria pronuncia. In una definizione di Ascheri la sentenza così pronunciata viene considerata come “frutto non tanto dell’autonomo accertamento e convincimento del giudice, quanto di fatti esterni o di deposizioni altrui particolarmente qualificate” 1 ; si nota, quindi, come il consilium sia un atto intimamente collegato con il processo, destinato ad incidere profondamente sul contenuto della sentenza. Questa influenza è più marcata ove la funzione giudicante sia esercitata pro tempore da giudici venuti da altre città i quali, non avendo una conoscenza approfondita degli statuti cittadini, preferivano avvalersi delle opinioni dei dotti del luogo, che erano muniti di una buona preparazione sul piano tecnico, potendo così offrire al giudice forestiero efficaci strumenti ermeneutici di pronto impiego e di buona affidabilità. 2 Partendo da questi primi elementi di analisi si potrebbe configurare il consilium come un tutt’uno con la sentenza; accogliendo la tesi del Roberti, infatti, la funzione del giudice si riduce nel ripetere alle parti il parere scritto dal sapiente. 3 Tuttavia, il consilium non si può identificare con la sentenza, ma con una parte di essa che, inserita in quella, perde la sua individualità, quella parte che oggi chiameremmo parte dispositiva, un mezzo che possa suggerire al giudice “qualiter ferenda sit sententia 1 M. ASCHERI, Diritto Medievale e Moderno – Problemi del processo, della cultura e delle fonti giuridiche, Rimini, Maggioli Editore, 1991, p. 195 2 G. ROSSI Teoria e prassi nel maturo diritto comune: la giurisprudenza consulente nel pensiero di Tiberio Deciani, in Tiberio Deciani (1509-1582) Alle origini del pensiero giuridico moderno, Udine, Forum, 2004, p. 282 3 G. ROSSI, Consilium sapientis iudiciale – studi e ricerche per la storia del processo romano canonico (sec. XII – XIII), Milano, Giuffrè, 1958, pp. 103-112

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Anna Bergamini Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.