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Perle di un'ostrica malata. Analisi critica della trilogia intellettual - industriale di Luciano Bianciardi

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Gratton
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Armando Balduino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

analisi critica dei romanzi di Luciano Bianciardi inerenti la tematica intellettual - industriale (La vita agra, Il lavoro culturale, L'integrazione), con grande importanza al rapporto dell'autore con i testi tradotti nel suo incarico di tradutore e con le influenze che gli autori tradotti (in particolar modo Henry Miller) hanno avuto sulla sua produzione.

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1. INTRODUZIONE. 1.1 Premesse e definizione della trilogia intellettual – industriale. Avvicinarsi criticamente alla prosa di Luciano Bianciardi è un’impresa estremamente ardua e complessa; la frammentarietà che contraddistingue tale produzione, il susseguirsi continuo di rimandi e collegamenti, lo stesso dicotomico processo di inerenza – astrazione che sembra caratterizzare il rapporto tra i romanzi dell’autore grossetano e la società circostante sono elementi che contribuiscono in maniera significativa a confermare tale considerazione. Tuttavia ciò non esclude che un’analisi che punti alla contestualizzazione ed alla coerenza tematico – narrativa di una parte della produzione prosastica possa, se non cancellare tale complessità, almeno ridurla drasticamente, spostando il campo d’indagine non sulla figura dell’autore in sé (assunto tanto frequente quanto limitante in molte analisi critiche), bensì su un’area specifica che, proprio per tale caratteristica di settorialità, risulti essere maggiormente relazionabile sia con la vicenda biografica e letteraria dell’autore, sia con la società stessa (considerata nelle sue molteplici accezioni politiche, umane, industriali, ecc.). La mia analisi, dunque, sarà incentrata su quelle opere bianciardiane che, proprio a causa della comune tematica di riflessione sulla società industriale e sui rapporti di questa stessa società con il panorama culturale, possono essere ascritte ad un filone che non ritengo scorretto definire intellettual – industriale, accostando così due settori di indagine i quali, data la ricorrenza del loro intersecarsi nella prosa di Bianciardi, sono stati trattati con notevole ampiezza e coesione. Tale spettro di riflessione è quindi rivolto alla trilogia Il lavoro culturale, L’integrazione e La vita agra, trilogia che, per la sopracitata convergenza tematica, era già stata separata all’interno della produzione bianciardiana da critici autorevoli quali Nava, Rinaldi, Angelini, Bruni; i quali, seppur non utilizzando mai apertamente il termine “trilogia”, non mancavano nelle loro analisi (siano esse contestualizzate o trasversali) di raffrontare tra loro queste opere, evidenziandone tratti in comune e processi evolutivi che risultavano trascendere il mero aspetto cronologico. Questo processo di determinazione della materia e di esplicazione dell’area tematica, non può non fare i conti con gli aspetti contingenti della realtà italiana (sia essa storica, politica o intellettuale), soprattutto alla luce di un rapporto di osservazione continua della società instaurato da Bianciardi e, spesso, misconosciuto da una parte della critica la quale si ostinava a non considerare la scelta bianciardiana di rendere la sua stessa persona oggetto di indagine (mescolando dovutamente tale processo mimetico con frequenti abbandoni narrativi) come una scelta genuina, bensì come un limite e una sorta di “qualunquismo”, aprendo così la strada a quella tendenza “etichettatrice” che ha 3

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