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Falsificazione del concetto di ''razza'' umana

La parola "razza" nella specie umana non ha alcun significato biologico. Ciò viene supportato dal fatto che tutti gli studi genetici svolti sulle varie popolazioni del mondo rendono impossibile la suddivisione dell'umanità in "razze" distinte.

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INTRODUZIONE Delle basi biologiche della diversità umana o, come si diceva un tempo, della natura e dell’esistenza delle “razze” nell’uomo, si sono occupati i più grandi nomi della biologia come Carlo Linneo e Charles Darwin. Il dibattito sulla “razza” attraversa il Settecento e l’Ottocento finché si infiamma e diventa particolarmente carico di conseguenze nel Novecento. In particolare, dopo la seconda guerra mondiale segue una pausa ma, negli anni Novanta la parola “razza” torna di moda. Da un lato, infatti, nessuno degli studi genetici e antropologici riesce a dimostrare che nella nostra specie esistano razze ben distinte come nei cani o nei cavalli. Dall’altro, la parola “razza” fa parte del linguaggio comune di molti e la rende difficile da rimpiazzare con altri concetti, magari più adeguati a descrivere la diversità umana. Risalendo nel tempo, abbiamo prove fossili e genetiche che la grande famiglia umana discende da un piccolo gruppo, forse qualche migliaio di persone, che duecentomila anni fa viveva in Africa. Questo significa che siamo una specie davvero giovane perché la vita sulla Terra ha quasi 4 miliardi di anni (G. Barbujani, 2007). La biodiversità umana, cioè la somma delle differenze congenite fra tutti i membri delle specie umana, è il prodotto di fenomeni come la mobilità 3

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Valentina Rapagna' Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4376 click dal 28/02/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.