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Neofascismo e società italiana: le origini del MSI (1946 – 1960)

Informazioni tesi

  Autore: Luca Di Bello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Dr.ssa Lidia Piccioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

Il MSI nasce come partito «erede» del fascismo; il continuo riferimento a miti e simboli, così come all’ideologia del regime fascista e della Repubblica Sociale Italiana, lo rendono facilmente connotabile. Le tappe principali del cammino compiuto da questa formazione politica possono essere scandite da alcuni avvenimenti che rappresentano – ognuno in modi diversi, a seconda delle circostanze in cui si verifica – dei «nodi» da cui partire per delineare un percorso politico-ideologico.
La fase della «lotta per la sopravvivenza»: dal 1946 al 1948 alcuni esponenti della RSI si adoperano per riunire in un partito «nazionale» le frange disperse del fascismo sconfitto, i reduci «non-collaboratori» e – in genere – quanti sono contrari al nuovo assetto socio-politico del Paese. Questi personaggi, Giorgio Almirante, Enzo Erra, Pino Romualdi, Augusto De Marsanich ed altri, hanno sostanzialmente accettato il metodo democratico. Ma la necessità di fornire ad una militanza perseguitata e delusa un’idea in nome della quale battersi contro tutto e tutti, fa sì che i dirigenti del MSI si proclamino irriducibili nemici dell’ordine politico-sociale scaturito dalla guerra.
La legittimazione e il consolidamento, 1948 - 1953: le elezioni del 18 aprile 1948 costituiscono uno dei «nodi» di cui abbiamo parlato. Il delinearsi di due blocchi in conflitto tra loro per l’egemonia mondiale – quello occidentale sotto l’egida degli Stati Uniti e il blocco orientale guidato dall’Unione Sovietica – influenza la lotta politica italiana, che da questo momento avrà come punto di riferimento l’altalenante situazione dei rapporti internazionali nel quadro della «guerra fredda». La DC vince le elezioni presentandosi come l’unica forza politica in grado di impedire all’Italia di trasformarsi in un vassallo dell’URSS. Inizia così la stagione del «centrismo», in cui il grande partito cattolico si porrà al centro dello schieramento politico oscillando di volta in volta verso un maggiore progressismo o un più chiuso autoritarismo. Il MSI ottiene risultati elettorali piuttosto buoni, relativamente alla sua situazione di partenza, e acquista maggiore «visibilità». All’interno del partito si impongono coloro che sostengono la necessità, per i missini, di prendere atto del nuovo stato di cose e di impostare una nuova strategia politica. È così che al posto dell’intransigente Almirante è eletto segretario – con un colpo di mano – il più moderato De Marsanich. La DC, dopo un periodo di ostilità verso un potenziale avversario che potrebbe rastrellare i voti provenienti dai settori più conservatori del Paese, cambia strategia e cerca di imbrigliare il MSI in una complessa rete di alleanze, tessuta per imprigionare le sinistre in un’opposizione perenne. Il fallimento del tentativo democristiano di costruire una «democrazia protetta» e la sconfitta di De Gasperi nelle elezioni politiche del 1953 chiudono questa fase e aprono la crisi del centrismo.
La fase «alta» della politica missina. Nelle stanze del potere, 1954 – 1960: è questo il periodo in cui il MSI compie il massimo sforzo per legittimarsi come forza politica «affidabile», governando in molte amministrazioni locali, con democristiani o monarchici, e appoggiando con i suoi voti parlamentari i deboli Governi di questo periodo. Arturo Michelini, dal 1954 succeduto a De Marsanich nella carica di segretario, governa il partito con pugno di ferro espellendo e emarginando quanti – tra i dirigenti e gli iscritti - si oppongono alla politica di apertura verso la DC. Il divieto da parte del Governo di tenere il VI Congresso a Genova, infine, e l’avvio dei primi esperimenti di centro-sinistra segnano l’inizio di un nuovo scenario politico, nel quale la DC «guarderà a sinistra». Il Congresso che nelle intenzioni della dirigenza missina avrebbe dovuto rappresentare la «consacrazione» della strategia aperturista tenacemente perseguita da Michelini, mette invece la parola fine – per vari decenni – ad ogni ipotesi di inserimento nell’area della rappresentanza.

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I INTRODUZIONE Il MSI nasce come partito «erede» del fascismo; il continuo riferimento a miti e simboli, così come all’ideologia del regime fascista e della Repubblica Sociale Italiana, lo rendono facilmente connotabile. Le tappe principali del cammino compiuto da questa formazione politica possono essere scandite da alcuni avvenimenti che rappresentano – ognuno in modi diversi, a seconda delle circostanze in cui si verifica – dei «nodi» da cui partire per delineare un percorso politico-ideologico. La fase della «lotta per la sopravvivenza»: dal 1946 al 1948 alcuni esponenti della RSI si adoperano per riunire in un partito «nazionale» le frange disperse del fascismo sconfitto, i reduci «non-collaboratori» e – in genere – quanti sono contrari al nuovo assetto socio-politico del Paese. Questi personaggi, Giorgio Almirante, Enzo Erra, Pino Romualdi, Augusto De Marsanich ed altri, hanno sostanzialmente accettato il metodo democratico. Ma la necessità di fornire ad una militanza perseguitata e delusa un’idea in nome della quale battersi contro tutto e tutti, fa sì che i dirigenti del MSI si proclamino irriducibili nemici dell’ordine politico- sociale scaturito dalla guerra. La legittimazione e il consolidamento, 1948 - 1953: le elezioni del 18 aprile 1948 costituiscono uno dei «nodi» di cui abbiamo parlato. Il delinearsi di due blocchi in conflitto tra loro per l’egemonia mondiale – quello occidentale sotto l’egida degli Stati Uniti e il blocco orientale

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