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La trasmissione intergenerazionale dell'attaccamento e disturbi alimentari nella prima adolescenza

Nella tesi viene posta l'attenzione sulla teoria dell'attaccamento per la comprensione dei disturbi alimentari nell'adolescenza. Nel primo capitolo l’attenzione è focalizzata sull’adolescenza, analizzando le varie sottofasi (prima adolescenza, 12-14 anni, media adolescenza, 14-16 anni e tarda adolescenza, 16-19 anni) che la costituiscono. Vengono poi presi in considerazione le diverse prospettive teoriche sullo sviluppo adolescenziale. Inoltre vengono evidenziati i fattori protettivi e i fattori di rischio che possono aiutare od ostacolare l’adolescente, in una fase della vita, intesa come “trasformazione” che la rende particolarmente “a rischio” all’interno del ciclo di vita. Nel secondo capitolo viene fornita una descrizione dei disturbi alimentari. La definizione psichiatrica ufficialmente accettata dell’Anoressia Nervosa, della Bulimia Nervosa e dei Disturbi da alimentazione incontrollata, ha subito nel corso degli anni una serie di rimaneggiamenti e di integrazioni. Sono pertanto elencati i criteri diagnostici che - in ordine di tempo - sono stati fissati per questi disturbi dalle diverse edizioni del DSM, confrontati con le direttive diagnostiche forniteci dall’ICD-10. Per ognuno di questi disturbi sono descritti la diagnosi differenziale e le manifestazioni cliniche e i disturbi mentali che risultano frequentemente associati ad essi, seguendo le indicazioni del DSM-IV-TR. I diversi orientamenti teorici che hanno tentato di comprendere, invece, il modello eziopatogenetico di queste espressioni psico-patologiche sono affrontati nel terzo capitolo. Si inizia con l’esposizione del modello psicoanalitico, il quale per oltre 20 anni, dagli anni Cinquanta agli anni Settanta circa del secolo scorso, ha rappresentato l’approccio egemone allo studio di queste sindromi. All’interno dell’approccio psicoanalitico modelli teorici diversi si sono succeduti e variamente integrati passando dal modello del conflitto pulsione-difesa, al modello delle relazioni oggettuali, a quello della psicologia del Sé. Sono descritti l’interpretazione che ognuno di essi ha fornito di queste patologie. Il capitolo si chiude con l’esposizione delle ipotesi sistemico-relazionali le quali hanno chiarificato le diverse dinamiche intra-familiari che caratterizzano le famiglie di cui fanno parte questi soggetti. Nel quarto capitolo viene analizzata la teoria dell’attaccamento di John Bowby. Vengono presi in considerazione l’attaccamento in adolescenza, in particolare come lo sviluppo del pensiero formale e pratico e la capacità di ragionamento logico possano consentire all’adolescente di considerare le sue relazioni di attaccamento con i genitori in astratto. Tale processo può portare a una maggiore flessibilità e apertura nelle valutazioni delle relazioni passate, facendo dell’adolescenza un momento di transizione importante per il cambiamento dei propri modelli operativi interni, e il punto di inizio per la costruzione di nuove relazioni significative. Nell’ultima parte di questo capitolo, dopo aver fatto il resoconto di lavori di carattere più generale, che – negli ultimi anni - hanno evidenziato una significativa correlazione tra “insicurezza” nell’attaccamento e psicopatologia in adolescenza, vengono prese dettagliatamente in esame le ricerche che si sono occupate in modo specifico dei processi di attaccamento negli adolescenti con disturbi dell’alimentazione e poi nello specifico con il disturbo di anoressia mentale. Infine nell’ultimo capitolo viene presentato il contributo di un lavoro che ha avuto lo scopo di indagare, attraverso un’analisi qualitativa, i modelli di attaccamento in 6 triadi, composte da due genitori ed una figlia adolescente con diagnosi di anoressia nervosa. Lo studio dei modelli operativi interni nelle due generazioni ha avuto quale obiettivo generale la possibilità di rilevare specifiche qualità della relazione caregiver-figlio nel passato e nel presente che possano contribuire alla comprensione dello sviluppo delle dinamiche alimentari disfunzionali nel contesto di vita affettivo delle ragazze anoressiche. Valutazione dei modelli di attaccamento è stata svolta attraverso l'utilizzo dell'AAI e AICA. Inoltre è stata considerata una nuova categoria applicata all'AAI definita Hostile/Helpless.

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145 DISCUSSIONI E CONCLUSIONI. La revisione della letteratura nel campo dell’attaccamento e della psicopatologia (Cole-Dekte, Kobak, 1996; Fonagy et al., 1996, Candelori, Ciocca, 1998) ci aveva condotto a ipotizzare che i modelli di attaccamento nell’ambito della patologia alimentare avrebbero presentato una più consistente rappresentazione di attaccamenti insicuri, in particolare una maggiore rappresentazione di attaccamenti distanzianti nei soggetti anoressici. Come mettono in luce i risultati della nostra ricerca l’attaccamento sicuro costituisce il modello più frequente, attorno al 55%, avvicinandosi in tal modo alla distribuzione osservata in campioni normali e discostanti dagli altri campioni clinici (Fonagy et al., 1996, Candelori, Ciocca, 1998, Ward et al., 2001). Per quanto riguarda i soggetti con diagnosi di anoressia nervosa, presenta una maggioranza di soggetti con un modello di attaccamento Sicuro, sia nell’analisi a tre vie, che nell’analisi a 4 vie (50%). La strategia distanziante, invece, è poco rappresentata nel nostro gurppo di soggetti (33%) nonostante sia stata rilevata in altre ricerche. Pertanto la nostra ipotesi che i soggetti anoressici avrebbero presentato con maggior frequenza attaccamenti di tipo distanziante non è stata confermata. I risultati inattesi della nostra ricerca ci hanno spinto ad interrogarci su vari aspetti. In primo luogo, riguardo ai modelli di attaccamento Sicuri emersi, la letteratura evidenzia che la qualità dell’attaccamento non rappresenta di per sé un fattore determinante per lo sviluppo o meno di una psicopatologia. Già Bowlby (1988) riteneva che l’attaccamento insicuro fosse un fattore di rischio probabile per l’insorgenza della psicopatologia, ma non determinante; lo stesso può dirsi per quello sicuro, che non rappresenta una protezione totale e sicura da possibili esiti disfunzionali e/o psicopatologici. Lo stesso Bowlby dice “…in nessuna età della vita una persona è invulnerabile di fronte alle possibili avversità e anche che in nessuna età della vita una persona è impermeabile ad un’influenza favorevole” (Bowlby, 1988, pp. 131). Fonagy (2001), ritenendo che la funzione delle relazioni d’attaccamento sia in parte quella di promuovere lo sviluppo di una capacità di interpretazione interpersonale, nota come funzione riflessiva, sostiene che la qualità delle prime

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Anna Aiello Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.