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L’associazionismo degli stranieri in Italia dal 1990 a oggi: un’occasione o un freno per l’integrazione? Riflessioni a partire dalla realtà del Quartiere 5 del Comune di Firenze

Informazioni tesi

  Autore: Tiziano Martinelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Educatore Professionale
  Relatore: Clara Silva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Una ricognizione, che pur ruotando attorno a un argomento già di per sé delimitato nel tempo e nello spazio, non ha però potuto fare a meno di spingersi anche in quelle aree che si trovano oltre le sue linee spaziali e temporali di demarcazione.
Una prima occasione di venire a contatto con il fenomeno dell’associazionismo degli immigrati è stata l’esperienza del tirocinio universitario, presso il Consiglio degli Stranieri del Comune di Firenze, da aprile a ottobre del 2005. In seguito ha infatti preso forma anche la traccia che costituisce il filo conduttore, in certi frangenti sottotraccia di questa ricerca. Vale a dire se l’associazionismo degli stranieri nella società italiana dal 1990 a oggi, ha rappresentato una corsia preferenziale, un freno per l’integrazione o una occasione perduta.
Abbiamo pertanto appurato che al di là delle indagini sulle fisionomie e biografie delle singole associazioni, sono ben pochi gli studi organici sulla loro capacità o meno di rappresentare le varie comunità di riferimento, sui servizi e sulle attività svolte, sul loro radicamento sul territorio, sul numero di iscritti ecc. . Presumibilmente ciò è dovuto anche al fatto che si tratta di realtà mutevoli in continuo movimento e trasformazione, non ancora del tutto riconosciute in ambito istituzionale, talora informali, precarie e proprio in virtù di queste caratteristiche non facilmente analizzabili con gli strumenti della ricerca sociale.
L’aver ascoltato però un ragazzo, presidente di un’associazione, affermare che quando si emigra il talento muore, testimonia la necessità di un’integrazione non solo di tipo socioeconomico, ma anche di una più profonda, vale a dire quella dell’anima.




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3 INTRODUZIONE Questo elaborato di tesi non ha ambizioni di esaustività, ma desidera essere unicamente l’esposizione dei risultati di una ricognizione, che pur ruotando attorno a un argomento già di per sé delimitato nel tempo e nello spazio, non ha però potuto fare a meno di spingersi anche in quelle aree che si trovano oltre le sue linee spaziali e temporali di demarcazione. Per questioni di chiarezza è necessario però ricordare che una prima occasione di venire a contatto con il fenomeno dell’associazionismo degli immigrati è stata l’esperienza del tirocinio universitario, presso il Consiglio degli Stranieri del Comune di Firenze, da aprile a ottobre del 2005. Durante questi sette mesi abbiamo infatti partecipato a un’indagine di tipo qualitativo direttamente sul campo, finalizzata alla raccolta di informazioni necessarie alla realizzazione di una guida, che ha appunto per oggetto le associazioni e le comunità di stranieri dell’area urbana di Firenze. Chi scrive, in particolare si è occupato dell’eterogenea realtà del Quartiere 5, quello di Novoli-Rifredi. Un percorso che, anche se faticoso e impegnativo, non si è però mai definitivamente concluso. In quanto abbiamo ripreso quelle domande e considerazioni, che come una polaroid avremmo voluto sviluppare immediatamente, ma che forse il tempo trascorso, come per decantazione, ha consentito di rielaborare ulteriormente. Infatti in seguito ha preso forma anche la traccia che costituisce il filo conduttore, in certi frangenti forse sottotraccia, di questa tesi. Vale a dire se l’associazionismo degli stranieri, nella società italiana dal 1990 a oggi, ha rappresentato un’occasione, una corsia preferenziale oppure un freno per l’integrazione. Quest’ultimo un termine che, come vedremo meglio nel prosieguo dell’esposizione, si è dimostrato però essere “polisemantico”, poiché sensibile a numerose e a volte contrastanti

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