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La questione dei rifugiati palestinesi. Storia, storiografia e politica.

Il proposito di questa tesi è analizzare nei suoi vari aspetti (storici, storiografici, politici) un nodo centrale del conflitto israelo-palestinese, vale a dire il problema dei rifugiati palestinesi, che costituiscono attualmente circa i due terzi della popolazione palestinese mondiale, sono stati il punto di riferimento per la preservazione e la costruzione dell’identità nazionale palestinese, e la risoluzione della loro condizione è da oltre sessant’anni al centro delle iniziative di pace tra i due popoli e secondo molti la ragione principale del loro fallimento. I temi del presente lavoro analizzano vari aspetti della questione dei rifugiati: a partire da un’introduzione sulla dimensione e i caratteri del problema, mi sono concentrato sugli aspetti storici, storiografici e politici. L’analisi storica tenta di ricostruire gli antefatti e i presupposti che hanno portato, tra l’approvazione della risoluzione sulla partizione della Palestina nel novembre del 1947 fino alla stipulazione degli accordi armistiziali del 1949 tra il nuovo Stato israeliano e gli Stati arabi sconfitti nella guerra, alla distruzione e dispersione della società palestinese ed alla costituzione dello stato d’Israele. Mi sono soffermato sulle fasi e le caratteristiche dell’esodo palestinese, sulla questione del rientro dei rifugiati durante ed al termine del conflitto, accennando anche alle persone diventate rifugiati, sloggiati o sradicati per diverse motivazioni dalla Nakba fino ad oggi. Il dibattito storiografico sulle origini e le responsabilità per la nascita del problema dei rifugiati palestinesi è una questione attuale che investe il campo della società, della cultura e della politica israeliana. Dopo la presentazione delle opposte narrazioni tradizionali sui fatti della guerra del 1948 e sulla nascita del problema dei rifugiati, ho analizzato i temi affrontati dalla nuova storiografia israeliana e l’acceso dibattito che essa ha scatenato all’interno del mondo accademico e che è divenuto, per l’importanza delle questioni affrontate e per il possibile impatto sui negoziati di pace, di dominio pubblico. La messa in discussione dei tradizionali miti nazionali sui quali si è edificato lo stato israeliano ha comportato la riconsiderazione della legittimità stessa del progetto sionista, dell’identità sulla quale è costruito lo stato di Israele e potrebbe comportare l’indebolimento in sede negoziale di certe posizioni israeliane, quali il rifiuto di permettere il ritorno di un solo rifugiato in Israele, di ammettere (anche parzialmente) la responsabilità per la creazione del problema dei rifugiati e provvedere quindi alla compensazione per i danni e le perdite da essi subite.
Nel quarto capitolo si prende in considerazione l’evoluzione politica dell’OLP riguardo il tema del diritto al ritorno, le questioni della mancanza di rappresentanza e di partecipazione dei rifugiati nelle istituzioni politiche palestinesi e nelle iniziative negoziali che decidono del loro futuro e dei loro diritti. Questi temi sono necessari per comprendere in che modo le iniziative di pace ufficiali, dalla Conferenza di Madrid nel 1991 fino ad oggi, abbiano posto in secondo piano le esigenze e i diritti dei rifugiati rispetto all’obiettivo primario della costituzione di uno stato palestinese nei territori occupati da Israele nel 1967: l’ultimo capitolo infatti, analizza proprio le soluzioni e i compromessi proposti in sede negoziale riguardo la questione dei rifugiati, mettendo in evidenza come senza una giusta soluzione di un problema così importante per la parte palestinese nessun accordo di pace duraturo sarà mai possibile.

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Il proposito di questa tesi è analizzare nei suoi vari aspetti (storici, storiografici, politici) un nodo centrale del conflitto israelo-palestinese, vale a dire il problema dei rifugiati palestinesi, che costituiscono attualmente circa i due terzi della popolazione palestinese mondiale, sono stati il punto di riferimento per la preservazione e la costruzione dell’identità nazionale palestinese, e la risoluzione della loro condizione è da oltre sessant’anni al centro delle iniziative di pace tra i due popoli e secondo molti la ragione principale del loro fallimento. Ho affrontato il tema dei rifugiati palestinesi, oltre per l’importanza oggettiva che ha nella comprensione e nello studio della crisi israelo- palestinese, anche per ragioni legate alla mia esperienza personale. Nell’agosto del 2005 ho partecipato ad un’esperienza di volontariato presso l’Aida refugee camp, un campo profughi creato dall’ UNRWA nel 1950 vicino Betlemme, in Cisgiordania, che ospita più di 4500 persone, la maggior parte dei quali sono bambini. Le famiglie che costituiscono il campo sono state cacciate dalle loro case nella guerra del 1948, e nonostante i loro villaggi di provenienza si trovino solo a qualche chilometro di distanza dal campo, è stato loro impedito di fare ritorno, anche solo per una visita. Il campo, sovraffollato e precario come tutti gli altri, è circondato da una strada il cui accesso è consentito solo ai coloni ebrei, e da basi militari e check point israeliani; su un’altura è possibile scorgere, dall’altra parte della strada, l’imponente colonia di Gilo. Dal 2004, Israele ha cominciato la costruzione del Muro di separazione, alto otto metri, grigio e minaccioso, che passa solo a qualche metro dalle dimore dei rifugiati del campo. Su quel muro i rifugiati e i volontari di tutto il mondo sono soliti manifestare con scritte e disegni la rabbia, l’umiliazione, la speranza. Anche i palestinesi hanno ora un muro su cui piangere. 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Enrico Bartolomei Contatta »

Composta da 212 pagine.

 

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