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Il test della figura umana nell'abuso sessuale: quale validità?

L’ipotesi del maltrattamento si espone alla verifica oppure ad una falsificazione. L’impossibilità invece di formulare una tale ipotesi comporterà inevitabilmente una negazione aprioristica del maltrattamento ( Vassalli,1995). Ecco quindi come risulta di estrema importanza sia in ambito sociale che clinico, pervenire ad una tempestiva diagnosi di rischio attraverso la valutazione degli indicatori di rischio. Una volta individuati i casi è necessario l’invio a strutture specifiche per la verifica diagnostica; l’individuazione di un intervento terapeutico e la valutazione collegiale dell’eventuale intervento giudiziario. Nella verifica diagnostica, oltre alla valutazione diagnostica sociale e familiare, è necessaria una valutazione della personalità dei bambini, attraverso colloqui clinici, osservazioni di gioco,e somministrazione di test. I test grafici, specie in età evolutiva, possono servire a molteplici valutazioni che vanno dalla strutturazione dello schema corporeo alla identità psicosessuale, dal rapporto con la realtà esterna agli aspetti della realtà intrapsichica. La struttura del disegno, il tratto grafico, i rapporti tra le parti, i contenuti ed i commenti del paziente sono tutti elementi importanti per chiarire i molteplici aspetti delle diverse aree della sua realtà psichica. Prenderò quindi in considerazione i risultati dei vari studi volti all’indagine della relazione tra particolari espressioni grafiche, nella ricerca e l’individuazione di indici specifici e non-specifici nel Test della Figura Umana, e la forma più evidentemente dannosa di abuso all’infanzia : la violenza sessuale .

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4INTRODUZIONE In questi ultimi anni, tra le linee di sviluppo a favore dell’infanzia è stata stimolata una particolare attenzione al problema dei maltrattamenti anche se in Italia è stato evidenziato, rispetto ai paesi anglosassoni e scandinavi, un sensibile ritardo sul riconoscimento e la prevenzione del fenomeno. Solo a partire dagli anni Ottanta i grandi mezzi di comunicazione hanno iniziato ad occuparsi ampiamente dei maltrattamenti all'infanzia e più in generale della violenza intrafamiliare. Secondo Francesco Montecchi (1994), neuropsichiatra infantile, le ragioni di questo ritardo, significativo in Italia ma diffuso in tutti i paesi mediterranei, sono certamente molteplici e vanno dal carattere tradizionalmente "chiuso", proprio della struttura familiare, alla diffusa riluttanza e difesa sociale ad ammettere l'esistenza di un fenomeno riprovevole ed imbarazzante. Il problema è stato circoscritto in un primo momento soprattutto agli Istituti per l'Infanzia, sollecitando inchieste e rilevazioni; in seguito venne studiato in una prospettiva sociologica, sottolineando il sovraccarico di richieste e compiti che gravano sulla famiglia. Il fenomeno dei maltrattamenti all’infanzia sta emergendo nella nostra cultura collettiva, anche se, talvolta, l’enfatizzazione sensazionalistica data dai mezzi di informazione, non ha contribuito positivamente, ottenendo la paura di creare ‘mostri’ o di incorrere in conseguenze legali o in critiche pubbliche. Paolo Vercellone (1980), Presidente del Tribunale dei minorenni di Torino, ha indicato come il termine ‘abuso’ significhi cattivo uso, quindi un cattivo uso dei diritti che gli adulti hanno nei confronti dei bambini. La diversa ottica con cui viene osservato il bambino e i soprusi che può subire, insieme alla nuova cultura e stile di vita, ha tolto il limite secondo cui il maltrattamento infantile resti circoscritto a quello fisico e sessuale, per estenderlo ad una visione più ampia in cui vengono presi in considerazione la trascuratezza e gli abusi psicologici. Fin tanto che mancava alla scienza e alla pratica medica la categoria clinica della Sindrome del bambino battuto, caratterizzata da inspiegabili lesioni scheletriche, il maltrattamento fisico non poteva essere diagnosticato. La medicina e la pediatria hanno dovuto attendere gli scritti di Silverman e di Kempe (1962) per poter pervenire alla pensabilità dell’ipotesi dolorosa e sconcertante, in base alla quale gli stessi genitori possono diventare capaci di violentare fisicamente i loro figli anche neonati. Negli Stati Uniti, negli anni ’40 qualche medico aveva perfino definito una “Sindrome di ipersensibilità alle contusioni” su ossa ancora immature per spiegare i gravi traumatismi fisici presentati da bambini molto piccoli che arrivavano in

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Veronica Citro Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.