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Valutazione della qualità dell’aria nel comune di Ferrara mediante l’impiego di licheni epifiti

Informazioni tesi

  Autore: Minzoni Christian
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Ecologia ed Evoluzione
  Relatore: Luca Bragazza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Il presente lavoro, condotto nel Comune di Ferrara (Nord Italia), riporta i risultati di uno studio di biomonitoraggio della qualità dell'aria mediante l’impiego di licheni epifiti. In base ai risultati ottenuti si osserva che il territorio indagato è piuttosto omogeneo per quanto riguarda la biodiversità della flora lichenica, la quale è composta quasi esclusivamente da specie nitrofile adattate a vivere in ambienti eutrofizzati e moderatamente inquinati. Il grado di naturalità è risultato per tanto basso nella maggior parte del territorio con valori che corrispondono ad una qualità dell’aria bassa. Si ipotizza che i principali gas fitotossici siano gli NOx le cui fonti sono state individuate principalmente nell’industria e nel traffico veicolare. Tuttavia un confronto temporale relativo agli ultimi decenni per la città di Ferrara ha messo in luce una graduale ricolonizzazione delle specie licheniche appartenenti alla comunità Xanthorion, inducendo a pensare che vi sia stato un generale miglioramento della qualità dell’aria dovuto soprattutto alla riduzione delle concentrazioni di SO2. Un ulteriore scopo del presente studio è quello di evidenziare eventuali relazioni fra l’Indice di Biodiversità Lichenica e il tipo di substrato arboreo di campionamento (corteccia degli alberi). E' emerso come la specie Celtis australis (bagolaro) risulti avere una minore copertura lichenica rispetto alle altre specie arboree utilizzate in questo studio, probabilmente come conseguenza della corteccia liscia che caratterizza questa specie.

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Introduzione INQUINAMENTO E MONITORAGGIO AMBIENTALE L’inquinamento atmosferico non è definito in maniera univoca. Per esempio Deperis (2000) lo definisce in termini di concentrazioni di sostanze xenobiotiche nell’ambiente, la legislazione italiana (Dlgs n o 152 del 3 aprile 2006, art 268) definisce l’inquinamento atmosferico come ogni modificazione dell'aria a seguito dell’introduzione in atmosfera di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana, o per la qualità dell'ambiente, oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell'ambiente. Riguardo alla quantificazione, Piervittori (1999) riporta che i livelli di inquinamento si basano sul numero di sostanze inquinanti che in una data area superano i livelli di soglia stabiliti dalla legge. Le concentrazioni di inquinanti nell’aria subiscono forti variazioni nel tempo e nello spazio in relazione all’influsso di fattori come il vento, l’orografia, il tipo di fonte di inquinante ecc. (Piervittori, 1999). Nonostante la normativa preveda limitazioni sempre più severe delle concentrazioni al suolo degli inquinanti, le quantità delle sostanze emesse in atmosfera è ancora molto elevata e in alcuni casi è destinata ad aumentare. Sono causa di tale aumento l’incremento demografico e le attività a esso connesse, lo sviluppo della produzione industriale e la costante crescita del fabbisogno energetico (ANPA, 2001). L’aumento delle concentrazioni e della persistenza degli inquinanti, oltre ad essere dannoso per l’ecosistema, incrementa il pericolo di danni alla salute umana, specie per quanto riguarda le vie respiratorie (Dickey Jefferson, 2000; Wolterbeek 2002). 1

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Parole chiave

biomonitoraggio
celtis australis
ecologia
ferrara
inquinamento atmosferico
licheni epifiti
qualità dell'aria

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