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La parabola delle Brigate Rosse nelle cronache dell'Espresso: dal sequestro Sossi al delitto Moro

Il presente lavoro di tesi ha voluto indagare l’ascesa della più temibile organizzazione terroristica della storia del nostro Paese, le Brigate rosse, dal sequestro del magistrato Mario Sossi, nell’aprile del 1974, all’omicidio dell’onorevole Aldo Moro, nella primavera del 1978. Dopo un doveroso riferimento agli inizi della lotta armata in Italia e alle origini del gruppo eversivo fondato da Renato Curcio e da Alberto Franceschini, si è scelto di concentrare l’attenzione sulla drammatica stagione dei sequestri politici che è stata parte integrante, se non preminente, della strategia di attacco alle istituzioni teorizzata dalle Br all’inizio del 1974.
L’osservatorio utilizzato per ricostruire le vicende è stato “L’Espresso”, settimanale romano che ebbe un ruolo centrale nel raccontare le cronache del terrorismo ed offrire lucide interpretazioni dei fatti legati ai cosiddetti “anni di piombo”. Avvalendosi del contributo di redattori come Mario Scialoja, che possedeva “gli agganci” giusti negli ambienti contigui all’area brigatista, “L’Espresso” ha saputo raccontare, a colpi di scoop e di interviste esclusive ai protagonisti, la parabola delle Brigate rosse nel periodo in cui il volume di fuoco raggiungeva il suo picco più alto.
Per cogliere il clima che si respirava in redazione in quegli anni si è scelto infine di intervistare Pier Vittorio Buffa, redattore del settimanale per tredici anni e attuale condirettore di Agl (agenzia centrale del gruppo “L’Espresso”). La sua testimonianza, riportata in appendice, permette di comprendere la vera natura del rotocalco fondato da Arrigo Benedetti a metà degli anni ‘50: un giornale indipendente, talvolta scomodo, sempre in prima linea, capace perfino, durante il sequestro Moro, di contattare le Brigate rosse per tentare di intavolare una trattativa e di raggiungere un accordo.

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2 INTRODUZIONE Il presente lavoro di tesi ha voluto indagare l’ascesa della più temibile organizzazione terroristica della storia del nostro Paese, le Brigate rosse, dal sequestro del magistrato Mario Sossi, nell’aprile del 1974, all’omicidio dell’onorevole Aldo Moro, nella primavera del 1978. Dopo un doveroso riferimento agli inizi della lotta armata in Italia e alle origini del gruppo eversivo fondato da Renato Curcio e da Alberto Franceschini, si è scelto di concentrare l’attenzione sulla drammatica stagione dei sequestri politici che è stata parte integrante, se non preminente, della strategia di attacco alle istituzioni teorizzata dalle Br all’inizio del 1974. L’osservatorio utilizzato per ricostruire le vicende è stato “L’Espresso”, settimanale romano che ebbe un ruolo centrale nel raccontare le cronache del terrorismo ed offrire lucide interpretazioni dei fatti legati ai cosiddetti “anni di piombo”. Avvalendosi del contributo di redattori come Mario Scialoja, che possedeva “gli agganci” giusti negli ambienti contigui all’area brigatista, “L’Espresso” ha saputo raccontare, a colpi di scoop e di interviste esclusive ai protagonisti, la parabola delle Brigate rosse nel periodo in cui il volume di fuoco raggiungeva il suo picco più alto. Per cogliere il clima che si respirava in redazione in quegli anni si è scelto infine di intervistare Pier Vittorio Buffa, redattore del settimanale per tredici anni e attuale condirettore di Agl (agenzia centrale del gruppo “L’Espresso”). La sua testimonianza, riportata in appendice, permette di comprendere la vera natura del rotocalco fondato da Arrigo Benedetti a metà degli anni ‘50: un giornale indipendente, talvolta scomodo, sempre in prima linea, capace perfino, durante il sequestro Moro, di contattare le Brigate rosse per tentare di intavolare una trattativa e di raggiungere un accordo.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Ventimiglia Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3503 click dal 20/03/2008.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.