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L'educatore professionale e la comunità terapeutica

Informazioni tesi

  Autore: Mauro D'Aprile
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Cristiano Maria Gaston
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Il paziente psichiatrico è stato, nel corso di questo ultimo secolo, oggetto di studio per medici, psicologi, psichiatri e tutti coloro che operano nel campo della salute mentale. Le ricerche condotte in questo campo sono incentrate a delineare i fattori eziologici per permettere alla persona malata di raggiungere una condizione di equilibrio psico-fisico ed emotivo.
Durante l’ultimo secolo le metodologie di cura sono cambiate notevolmente, ed oggi si tende ad utilizzare procedure di recupero che integrano la cura farmacologia con la riabilitazione psico-sociale.
Nel medioevo L'Ospedale dei Pazzerelli accoglieva vagabondi, disturbati, gente considerata anormale e li internava in strutture chiuse dove medici ed inservienti sperimentavano tentativi di cura. E' passato qualche anno da quando l'ultimo manicomio è stato chiuso.
La chiusura di queste strutture ha comportato un iter non semplice ed immediato; i pazienti, che prima erano “rinchiusi” negli ospedali di cura, possono vivere oggi in condizioni più umane, nel rispetto dei diritti civili e inseriti nel tessuto sociale e relazionale.
Il lungo processo di de-istituzionalizzazione che ha permesso di rompere la forte maglia che teneva chiusi assieme medici, infermieri, pazienti ed esponenti del mondo clericale, nelle mura dei padiglioni, soggetti a regole aberranti e a metodi di cura invasivi e spersonalizzanti, non è stato privo di valutazioni controverse. A venti anni dalla legge n. 180/78, nota come legge Basaglia, che ha istituito la chiusura dei manicomi, ci sono ancora tentativi di ristabilire un sistema di psichiatria territoriale antecedente la legge, mentre si discute sulla necessità di chiudere i manicomi anche negli altri paesi europei.
La chiusura dei manicomi ha reso necessario creare nuove forme di struttura che siano in grado di accogliere e riabilitare i soggetti sofferenti; è nata, quindi, la comunità terapeutica.
Oggi, anche grazie all'ausilio degli psicofarmaci, i pazienti psicotici possono condurre una vita abbastanza normale.
Le strutture che li accolgono sono organizzate in maniera da riproporre la vita sociale e familiare e le numerose attività riabilitative, quali l'arteterapia, la musicoterapia, la danzaterapia, la terapia occupazionale, la montagnaterapia, etc., propongono stimoli ambientali necessari per promuovere una condizione di vita autosufficiente.
L'educatore professionale si colloca in tale contesto come elemento essenziale poiché, ponendosi in relazione con l'utente, funge da ausiliario del Sé e lo accompagna e stimola nelle attività riabilitative.
Il rapporto stretto con il paziente permette all'educatore di osservarlo e di determinare quali aspetti della sua personalità possono essere stimolati e rinforzati e quali invece andrebbero rivisti e contenuti, perché funzionali alla conservazione dello stato di malattia.
L'educatore tenta, quindi, di aiutare il paziente a prendere coscienza delle proprie potenzialità e delle risorse ancora valide.
L'educatore collabora, nelle comunità terapeutiche, con l'equipe terapeutica formata dallo psichiatra, dall'assistente sociale, dall'infermiere, dallo psicologo, per organizzare progetti formativi individualizzati che aiutano e guidano il paziente nel lungo e tortuoso percorso curativo.
Nel primo capitolo si esamina il passaggio che ha portato alla chiusura dei manicomi e alla creazione delle comunità psicoterapeutiche come luogo di cura dei disturbi psichici e alla istituzione del servizio psichiatrico territoriale e si analizzano i fattori terapeutici della comunità psicoterapeutica.
Nel secondo capitolo si analizza il ruolo ed il lavoro dell’educatore professionale nelle comunità psicoterapeutiche e la funzione all’interno delle attività riabilitative e della gestione della quotidianità.
Nel terzo capitolo riporto l’esperienza di tirocinio presso la Struttura Residenziale Socio Riabilitativa “Progetto Giuseppina” di Roma.
Nel quarto capitolo analizzo una nuova forma riabilitativa sperimentata dalla “Comunità Montesanto” di Roma: la montagnaterapia.

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1 INTRODUZIONE Il paziente psichiatrico è stato, nel corso di questo ultimo secolo, oggetto di studio per medici, psicologi, psichiatri e tutti coloro che operano nel campo della salute mentale. Le ricerche condotte in questo campo sono incentrate a delineare i fattori eziologici per permettere alla persona malata di raggiungere una condizione di equilibrio psico-fisico ed emotivo. Durante l’ultimo secolo le metodologie di cura sono cambiate notevolmente, ed oggi si tende ad utilizzare procedure di recupero che integrano la cura farmacologia con la riabilitazione psico-sociale. Nel medioevo L'Ospedale dei Pazzerelli accoglieva vagabondi, disturbati, gente considerata anormale e li internava in strutture chiuse dove medici ed inservienti sperimentavano tentativi di cura. E' passato qualche anno da quando l'ultimo manicomio è stato chiuso. La chiusura di queste strutture ha comportato un iter non semplice ed immediato; i pazienti, che prima erano “rinchiusi” negli ospedali di cura, possono vivere oggi in condizioni più umane, nel rispetto dei diritti civili e inseriti nel tessuto sociale e relazionale. Il lungo processo di de-istituzionalizzazione che ha permesso di rompere la forte maglia che teneva chiusi assieme medici, infermieri, pazienti ed esponenti del mondo clericale, nelle mura dei padiglioni, soggetti a regole aberranti e a metodi di cura invasivi e spersonalizzanti, non è stato privo di valutazioni controverse. A venti anni dalla legge n. 180/78, nota come legge Basaglia, che ha istituito la chiusura dei manicomi, ci sono ancora

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