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Aggiungi un posto a tavola. Una ricerca etnografica sui fruitori della mensa dell'Antoniano.

Informazioni tesi

  Autore: Paolo Teani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Maurizio Bergamaschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

La ricerca si configura come un tentativo studiare le persone che si rivolgono alla mensa dell’Antoniano. Nel primo capitolo viene proposta una lettura di alcuni cambiamenti intervenuti nella nostra società e gli effetti che questi hanno sulla vita degli individui attraverso l’analisi del lavoro di alcuni importanti sociologi come Z. Bauman, R. Castel e U. Beck. Il passaggio da una società solida ad una liquida comporta numerosi mutamenti soprattutto sull’importanza che il lavoro riveste all’interno della vita degli individui. La perdita della sua centralità e l’eccessiva flessibilità si trasformano in precarietà e vulnerabilità provocando una sensazione di insicurezza che si ripercuote sui diversi piani della vita. Quando questa precarietà colpisce i soggetti più deboli, come nel caso degli utenti dell’Antoniano, spesso si trasforma in esclusione sociale. Nel secondo capitolo l’attenzione si concentra sulla storia e l’evoluzione dell’Antoniano che si trasforma da semplice servizio erogatore di benefits in servizio capace di conciliare l’offerta del pasto con un punto d’ascolto finalizzato all’aggancio dell’utenza per un accompagnamento ai servizi. Nel terzo capitolo la ricerca si concentra sull’analisi dei dati ottenuti dal database dell’Antoniano. L’elaborazione di queste informazioni ci permette di tracciare un profilo sociologico delle persone che frequentano la mensa concentrando l’attenzione su alcune “categorie” costruite a partire dall’universo di riferimento. Nel quarto capitolo si analizza la frequenza con cui soggetti usufruiscono della mensa dividendo l’intero universo in tre gruppi relativi al numero di volte che sono venuti in mensa Ad ognuno di questi gruppi corrispondono esigenze diverse e un tipo di rapporto con la struttura specifico. Nel quinto e ultimo capitolo la ricerca si concentra sui risultati ottenuti dal materiale qualitativo che ci permettono di conoscere il punto di vista degli utenti rispetto ad alcuni nuclei tematici individuati in precedenza. Il primo di questi nuclei si riferisce all’aspetto nutrizionale del cibo facendo luce sulla struttura della dieta alimentare del nostro universo e sul loro tentativo di ricreare, attraverso l’alimentazione in mensa, un ambiente accogliente in cui posizionarsi. Il secondo nucleo tematico approfondisce l’aspetto relazionale e quindi indaga il tipo di relazioni che le persone instaurano all’Antoniano, sia tra di loro sia con il Centro d'ascolto. Il terzo nucleo analizza il valore simbolico, psicologico e sociale del cibo nel nostro universo. E l’ultimo nucleo si sofferma sulla percezione che le persone stesse hanno del servizio e quale importanza questo assuma nella loro giornata.

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5 INTRODUZIONE A partire dagli anni Ottanta in avanti «abbiamo assistito alla cosiddetta “ri- scoperta della povertà” nelle società occidentali. Numerose ricerche sono state prodotte sia su scala nazionale che a livello locale; la questione è rientrata nell’agenda politica e le istituzioni l’hanno nuovamente assunta come una real- tà oggettiva da osservare, misurare e combattere. La povertà è tornata ad essere una condizione socialmente riconosciuta» 1 . Recentemente quotidiani, televi- sioni e tribune politiche hanno raccontato di un aumento del numero di persone che frequentano le varie mense del Paese. Sembra che le difficoltà abbiano raggiunto strati sempre più ampi di popolazione, costringendoli a fare di tutto per rimanere sulla soglia della povertà e non precipitarci. Questo fenomeno ri- sulta essere relativamente nuovo, perché nuovo è il profilo delle persone che si ritrovano nell’area della vulnerabilità e risulta di fondamentale importanza ap- procciarsi ad esso non come ad una condizione statica, ma come ad una condi- zione in continuo divenire, come sottolinea la Saraceno «bisogna pensare all’emarginazione come ad un processo, ed un processo lungo il quale ci sono fasi e momenti in cui si potrebbe ancora tornare indietro, ma che se lasciato percorrere fino alla fine diventa emarginazione grave da cui è molto difficile ritornare» 2 . Tale concezione ci permetterà di non incappare nel pericolo di cre- are categorie stagne, o come direbbe Pieretti, «categorie a rappresentanza con- solidata e garantita» 3 , e allo stesso tempo ci permetterà di cogliere «situazioni profondamente differenziate al di là della comune deprivazione nel sottosiste- ma economico» 4 . I poveri infatti, oggi, non costituiscono «un gruppo omoge- neo al suo interno, ma semmai una massa dai contorni indefiniti, che non di- 1 M. Bergamaschi, Ambiente urbano e circuito della sopravvivenza, FrancoAngeli, Milano, 1999, p. 45. 2 C. Saraceno, “Emarginazione grave: un fenomeno urbano”, in Tra, n. 3, 1991, p. 3. 3 G. Pieretti, Per una cultura dell’essenzialità. Studi e ricerche sulle moderne povertà urbane, Franco- Angeli, Milano, 1996, pp. 66-67. 4 M. Bergamaschi, Ambiente urbano e circuito della sopravvivenza, cit., p. 25.

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Parole chiave

bauman
esclusione sociale
mensa
povertà
povertà estreme
relazione con il cibo
servizi sociali

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