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Aristotele e Peirce nella svolta pragmatista di Giovanni Vailati: logica, epistemologia, psicologia.

Il pensiero di Giovanni Vailati nelle sue plurime manifestazioni.
Partendo dalla definizione di "pragmatismo logico" si è tentato di rintracciare le ascendenze logiche e le implicazioni epistemologiche dell'adozione della metodologia pragmatista. Lungi dall'essere considerato alla stregua del relativismo conoscitivo, la versione logica del Pragmatismo del Vailati vuole costituirsi come "un meth - odos", ossia una strada lungo cui porsi per giungere ad una conoscenza certa, adeguata e praticamente valida. Per dare il giusto colore alle sfumature teoriche vailatiane, si è considerato necessario rintracciare all'interno del suo pensiero i punti di contatto con la logica aristotelica e il pragmaticismo di C. S. Peirce, nonchè con la psicologia di impostazione empirica del Brentano, influenze delle quali tenta di fare una sintesi organica. Il risultato è una teoria logica e matematica che arricchisce la conoscenza umana tanto dal punto di vista teorico, quanto da quello pratico, e che tenta di contaminare con i suoi risultati più brillanti tutti i vari ambiti del sapere umano, primo fra tutti la filosofia.

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Introduzione. Accostarsi alla figura di Giovanni Vailati, significa porre l’attenzione su un macrocosmo culturale che si produsse nella seconda metà del XIX sec. che non può e, non deve, subire limitazioni di nessun genere, e deve essere tenuto ben presente per riuscire a comprendere a fondo il suo pensiero. La poliedricità del carattere del nostro filosofo – matematico, scienziato, pedagogista, recensore; la multiformità dei suoi interessi – che spaziano dalla scienza alla gnoseologia, dalla matematica alle scienze storiche, dalla pedagogia alla psicologia, dalla filosofia alle scienze umane - e la conseguente varietà della sua produzione scritta, creano intorno alla figura del filosofo cremasco una folta rete di relazioni con altri intellettuali a lui contemporanei, con i quali stabilisce spesso relazioni epistolari, e dai quali mutua, non di rado, posizioni e teorie, apportando, ovviamente, originali modifiche. Si tratta di un a rete di relazioni che non possiede limiti geografici, perché tocca gli Stati Uniti, ma anche tutta la zona austro-ungarica e la Francia, nonché l’Inghilterra. E si tratta, tra l’altro, di intellettuali del calibro di C.S. Peirce, W. James, F. Brentano, E. Mach, Peano, Enriquez, L. Einaudi, G. Amendola, M. Calderoni, V. Pareto, G. Papini, G. Prezzolini, G. Pikler, V. Lady Welby, L. Limentani, G. Vacca e molti altri. Si comprende quindi come la figura di Vailati riesca a portare in Italia una ventata di freschezza culturale, un respiro di internazionalità, che dunque crearono un ponte tra l’Italia e il resto del mondo, che tentò di renderla meno provinciale e chiusa nel nascente Neoidealismo, che avrebbe, poi, trattenuto la sua egemonia culturale per circa un trentennio. E accostarsi alla figura di Giovanni Vailati significa, proprio per questo suo carattere innovativo, anche avvicinarsi ad una filosofia di nicchia, che in Italia trovò solo piccoli bacilli, e che venne legittimata dalla storia solo in un secondo momento. Il pensiero del nostro matematico, quindi, deve essere visto tanto sotto il profilo della dilatazione internazionale che esso possiede, quanto della ristrettezza nazionale che la sua diffusione subì. La figura atipica di Giovanni Vailati va, dunque, inserita nell’ambiente culturale italiano in momento (la seconda metà dell’Ottocento) in cui veniva abbandonato 1

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Enrico Fico Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.