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Le esistenze fotografiche di Yasumasa Morimura

Tutte le fotografie di Yasumasa Morimura prendono le mosse da un’operazione di sostituzione fondata sul corpo: un corpo innestato, modificato su cui proiettare le trasformazioni di un’identità mutante. Nella sua produzione egli introduce citazioni e rimandi storici differenti, imprimendo sulla propria pelle la sintesi di situazioni alterne o addirittura opposte. E' così che la sua carne viene annullata e trasferita "in un ibrido contestualizzato dalla strumentalizzazione fotografica”.
Una soggettività, quella di Morimura, che è la somma di relazioni, incontri e rapporti, capaci di ridisegnare costantemente i contorni di un’identità transitoria, mutante.
Osservando le sue performance ci si ritrova davanti ad un Narciso postmoderno che "prende il riflesso della propria immagine di fronte a uno specchio e lo ribalta, lo proietta direttamente in corpi altrui, lasciando alla fotografia il compito di autenticare un tale passaggio identitario".
Il “vedere” e “l’essere visto”, dunque, attraverso numerosi autoritratti fotografici che dimostrano come la ri-definizione di ruoli e categorie, del genere sessuale - e l’appartenenza ad esso o a una delle sue tante declinazioni - portino in sé altre e ben più profonde riflessioni. Dalla religione alla politica, alla consapevolezza di appartenere ad un tempo, ad un’epoca storica ben determinata.

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1 Introduzione Tutte le opere di Yasumasa Morimura prendono le mosse da un’operazione di sostituzione fondata sul corpo: un corpo “innestato, trasferito, modificato” 1 su cui proiettare le trasformazioni di un’identità mutante. Corpo come medium, quindi, per rappresentare qualcosa di altro da sé, una sorta di inconscio collettivo in cui sono sedimentate le esperienze culturali e sociali di una comunità globale ormai assoggettata ad abitudini percettive, a stereotipi e ad ogni tipo di etichetta. Morimura è un attore poliedrico che ogni volta interpreta un ruolo. Chi egli sia realmente è una sorta di enigma. Ma è come se ogni nuovo ruolo fosse (e ci svelasse) un’altra dimensione della sua complessa personalità. E’ come se ogni volta che ri-immagini se stesso, egli diventi più se stesso; e una conferma a ciò sembra arrivare dalla constatazione che il suo volto – simbolicamente ritenuto sede dell’identità di un individuo – resta sempre riconoscibile, nonostante gli elaborati interventi di make-up. E’ Morimura stesso ad accompagnarci alla scoperta delle sue operazioni artistiche: Il mio scopo non è semplicemente quello di rappresentare l’atto di recitare la parte di una donna. Tantomeno faccio un autoritratto fotografico soltanto per esaudire il mio desiderio di diventare una donna. Come il fascino del margine dell’acqua non-più-terra-non-ancora-mare, il mio intento è quello di esplorare quella linea d’acqua che separa maschile e femminile, realizzarla usando il travestimento come metodo di ricerca […] nel tentativo di esprimere una “area grigia” sessuale 2 . Tenendoci poi a specificare che Queste zone grigie non sono solo all’interno della sfera sessuale. Devono essere ricercate negli intervalli tra i diversi tipi di domini stabiliti - adulto e bambino, presente e passato, occidente e non-occidente 3 . 1 F. Alfano Miglietti, Identità mutanti, Mondadori, Milano 2004, p. 106. 2 Y. Morimura, About my work, in Daughter of Art History Photographs by Yasumasa Morimura, Aperture, 2003, [trad. mia] pp. 119-20. 3 Ivi, [trad. mia] p. 120.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanni Giorgini Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.