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La libera professione infermieristica in Italia: il concetto di infermiere di famiglia

I nuovi scenari sanitari stanno ridisegnando, oggi, nuove esigenze del cittadino e dell’intera comunità: sempre più si evitano ricoveri ospedalieri a vantaggio di prestazioni ad alta specialità che non richiedono degenza.
Ma se questo può andar bene per una certa fascia di cittadini, senza ombra di dubbio questo sistema non può rispondere ad altre fasce di popolazione.
Ed è per queste altre che il moderno Sistema Sanitario Nazionale italiano ha previsto dei Servizi territoriali a vario titolo: dall’Assistenza Domiciliare Integrata, arrivando alle RSA, in un ventaglio variegato di servizi e strutture correlate. In queste tipologie di servizi, l’infermiere si trova a dover gestire molteplici processi legati all’assistenza ed alla cura; con questo evento formativo ci accingiamo ad affrontare le situazioni a tutto tondo, analizzandone le problematiche, e proponendo soluzioni etiche, pianificative e gestionali all’infermiere che lavora sul territorio.
In questo momento di crescente autonomia della professione, non solo teorica e legislativa,ma con una ricaduta pratica, il campo in cui giocare le carte migliori è sicuramente il territorio. Ed è proprio in questo contesto, associato alla politica “salute per tutti” perseguita dall’OMS, nel quale sembra assumere un ruolo di cruciale importanza una nuova figura professionale: l’infermiere di famiglia.
Questa figura è chiamata ad offrire un significativo contributo nel perseguire gli obiettivi volti a promuovere e a conservare la salute della popolazione lungo tutto l’arco della vita; con questo tipo di lavoro, flessibile e polivalente, gli infermieri di famiglia possono da un lato individuare precocemente l’insorgenza di problemi di salute e garantirne la cura sin dal loro insorgere, dall’altro possono facilitare le dimissioni precoci dei pazienti dalle altre strutture sanitarie (ospedali o luoghi di convalescenza), reinserendo tempestivamente l’individuo nel proprio contesto naturale: la propria dimora.
Il nucleo familiare torna ad essere il centro di raccordo dove, chi si occupa di assistenza, è effettivamente in grado di gestire le situazioni tenendo conto degli aspetti psicologici e sociali del singolo individuo, adattandosi a queste e non pretendendo di applicare soluzioni prefissate per ogni tipo di paziente. “La famiglia avrà un punto di riferimento infermieristico al pari di quello fino ad ora rappresentato dal medico, il quale fino ad oggi, per far fronte a situazioni di bisogno, si addentrava in competenze non sue” .
Ancora oggi manca una figura vicino alla famiglia che sappia accompagnarla in delicati passaggi condizionati dai problemi di salute. E’ facile pensare a strutture sanitarie che prescrivono i comportamenti più idonei allo stato di salute del paziente, che però il soggetto non è in grado di adottare a domicilio perché il contesto familiare non può o non sa soddisfare: succede così che alcune prescrizioni non vengono attuate o che le strutture si assumono l’onere di attivare perché non esiste una soluzione alternativa idonea.
Altrettanto evidente è la necessità di intervenire tempestivamente sugli stili di vita e sui fattori comportamentali di rischio che presentano un impatto diretto e indiretto sull’evolversi delle condizioni di salute di un individuo e della sua famiglia. E’ dato di fatto, ad esempio, che la nostra società negli ultimi decenni abbia prodotto cambiamenti capaci di causare un forte impatto sulla salute pubblica come:
- il continuo aumento della popolazione anziana;
- l’aumento delle malattie croniche e degenerative;
- la configurazione di una società multirazziale.
L’infermiere di famiglia è un professionista che opera in collaborazione con il medico di medicina generale, la sua funzione primaria è quella di assicurare la continuità assistenziale sia in ambito domiciliare, sia in quello ambulatoriale,
fornendo tutti i servizi di maggior richiesta degli utenti e diventando un punto di riferimento per la comunità anche per quanto attiene l’informazione sanitaria, la prevenzione, la promozione della salute e l’accesso ai sevizi che la Ausl mette a disposizione dei cittadini.

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4 INTRODUZIONE I nuovi scenari sanitari stanno ridisegnando, oggi, nuove esigenze del cittadino e dell’intera comunità: sempre più si evitano ricoveri ospedalieri a vantaggio di prestazioni ad alta specialità che non richiedono degenza. Ma se questo può andar bene per una certa fascia di cittadini, senza ombra di dubbio questo sistema non può rispondere ad altre fasce di popolazione. Ed è per queste altre che il moderno Sistema Sanitario Nazionale italiano ha previsto dei Servizi territoriali a vario titolo: dall’Assistenza Domiciliare Integrata, arrivando alle RSA, in un ventaglio variegato di servizi e strutture correlate. In queste tipologie di servizi, l’infermiere si trova a dover gestire molteplici processi legati all’assistenza ed alla cura; con questo evento formativo ci accingiamo ad affrontare le situazioni a tutto tondo, analizzandone le problematiche, e proponendo soluzioni etiche, pianificative e gestionali all’infermiere che lavora sul territorio. In questo momento di crescente autonomia della professione, non solo teorica e legislativa,ma con una ricaduta pratica, il campo in cui giocare le carte migliori è sicuramente il territorio. Ed è proprio in questo contesto, associato alla politica “salute per tutti” perseguita dall’OMS, nel quale sembra assumere un ruolo di cruciale importanza una nuova figura professionale: l’infermiere di famiglia. Questa figura è chiamata ad offrire un significativo contributo nel perseguire gli obiettivi volti a promuovere e a conservare la salute della popolazione lungo tutto l’arco della vita; con questo tipo di lavoro, flessibile e polivalente, gli infermieri

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Antonio Cortese Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 32604 click dal 26/03/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.