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Anoressia mentale: caratteristiche, contesto familiare e strategie di cambiamento

L'anoressia mentale costituisce una delle patologie più diffuse nell'attuale contesto socio-culturale, suscitando continuamente l'attenzione dei mass media. L'anoressia sembra nascondere un fascino misterioso che colpisce l'adolescente che la incarna; accostarsi a questa problematica determina reazioni contrastanti: fascino e repulsione, dubbi e ansia di risposte. Da una parte cibarsi rappresenta la risposta al bisogno della fame, all'innato istinto di sopravvivenza umana a cui l'anoressica sembra ribellarsi. Dall'altra l'alimentazione costituisce, fin dalle prime relazioni, una fonte di benessere psicologico nonchè la base delle interazioni umane. Pertanto, di fronte all'ostinato rifiuto di cibo da parte dell'anoressica, ci si chiede se le problematiche sottese alla patologia possano esprimere, per certi versi, un disagio relazionale-affettivo, sollecitando a indagare la trama dei rapporti che ruota attorno al soggetto anoressico.

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3 INTRODUZIONE L’anoressia mentale costituisce una delle patologie più diffuse nell’attuale contesto socio-culturale, suscitando continuamente l’attenzione dei mass-media e di quanti si interessano alle problematiche adolescenziali e giovanili, come dimostra anche il proliferare di libri e articoli a carattere divulgativo che si occupano di questa patologia. L’anoressia sembra nascondere un fascino misterioso che colpisce l’adolescente che la incarna; accostarsi a questa problematica determina reazioni contrastanti: fascino e repulsione, dubbi e ansia di risposte. Ci si continua a chiedere cosa spinga un’adolescente verso la morte, cosa la attiri nelle fauci dell’Ade. Da una parte cibarsi rappresenta la risposta al bisogno della fame, all’innato istinto di sopravvivenza umana a cui l’anoressica sembra ribellarsi. Dall’altra l’alimentazione costituisce, fin dalle prime relazioni, una fonte di benessere psicologico nonché la base delle interazioni umane. Infatti nelle fasi iniziali della vita la soddisfazione della fame produce un sentimento di sicurezza: nell’allattamento il bambino sperimenta il primo sollievo dal disagio fisico, mentre il contatto con la madre gli dà la sensazione di essere amato. Pertanto, di fronte all’ostinato rifiuto di cibo da parte dell’anoressica, ci si chiede se le problematiche sottese alla patologia possano esprimere, per certi versi, un disagio relazionale- affettivo, sollecitando a indagare la trama di rapporti che ruota intorno al soggetto anoressico. Ogni relazione, secondo Hinde, si caratterizza per la presenza di una serie di interazioni tra individui caratterizzate da interscambi che si attuano per un determinato periodo di tempo. Tali interscambi devono avere un certo grado di reciprocità, cioè il comportamento di ciascun partner deve tener conto, in una certa misura, del comportamento dell’altro. Occorre, inoltre, che ci sia una continuità tra interazioni successive, passate, presenti e future. Bisogna poi tener presente che tutti i rapporti, che sono di natura dinamica, includono sia gli aspetti comportamentali che quelli cognitivo-affettivi. “Queste ammalate, oltre a difendersi genericamente dal rapporto interpersonale, da esse vissuto come sopraffacente, temono, più coscientemente di qualsiasi altro ammalato mentale, di venir costrette dal terapeuta sul terreno del loro sintomo, di venir obbligate ad abbandonarlo. E’, infatti, proprio l’unicità, l’evidenza, l’elementarità del sintomo a esporle ad attacchi ed insistenze che hanno esclusivamente il sintomo per oggetto (stante la convinzione dell’ambiente, e non solo dell’ambiente familiare, che il sintomo sia tutta la malattia, che basti poco a superarlo, e che, una volta superatolo, i problemi siano tutti risolti).” (M. Selvini Palazzoli, 2006).

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giulia Saruggia Contatta »

Composta da 32 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.