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Il concetto di persona in Daniel Clement Dennett e nel pensiero contemporaneo. Un percorso dalla bioetica alla filosofia della mente.

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Talamonti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Marina Lalatta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

Come il marinaio che in alto mare si trova a riparare la barca con i soli mezzi che possiede, così il padre fondatore del naturalismo contemporaneo, W. V. Quine , considerava la nostra capacità conoscitiva. Alla stregua di quell’uomo i cui unici strumenti che ha per salvarsi sono quelli presenti nella barca, noi possediamo la scienza e da questa non possiamo “uscire”. «Non si esce dalla scienza e dai suoi metodi: essi sono tutto ciò che abbiamo per indagare sia ciò che esiste intorno a noi, sia le nostre teorie del mondo e il linguaggio in cui le esprimiamo. Non c’è una posizione di “esilio cosmico” in cui osservare le nostre teorie e valutarne l’adeguatezza rispetto alla realtà» .
Formatosi nella scuola della filosofia analitica inglese alla fine degli anni Cinquanta, Daniel Clement Dennett aderisce a quella che sarà poi denominata la “svolta naturalistica”, inaugurata dal maestro W. V. Quine. Filosofo della mente e cognitivista intende impiegare gli strumenti filosofici non soltanto per edificare un’opera di chiarificazione terminologica e concettuale, ma anche per commentare i risultati delle scienze empiriche, ridefinendo i concetti tradizionali dell’indagine filosofica, dal concetto di mente a quello di intenzionalità, dalla nozione di libertà umana alla responsabilità morale. Nel presente lavoro si prenderanno in considerazione le argomentazioni che egli propone in merito alla nozione di persona, per porre in essere un dibattito su un concetto ampiamente discusso in sede filosofica e nella teologia cristiana della tarda antichità, ma che si rivela, giorno dopo giorno, sempre più attuale.
Fin dalla sua nascita il concetto di persona è stata una delle nozioni filosofiche più variamente declinate, come valore, sostanza ontologica, attribuzione di coscienza e status sociale. In questa sede si evidenzieranno i profili di una disputa dalle radici antiche, che oggi, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, assume sfumature del tutto particolari rispetto alla classica definizione del concetto nel contesto dei moderni dibattiti etici. A tal fine, la linea d’indagine scelta sarà interdisciplinare e ciò affonda le sue ragioni nell’intento di fornire un quadro non banale per interpretare un concetto così rilevante dal punto di vista morale, sociale e politico ma dalla semantica così incerta.
Nel tentativo di individuare i differenti aspetti di una nozione così ampiamente discussa, il pensiero multiforme e irrequieto di D. C. Dennett pone una sfida interessante e originale rispetto alla concezione tradizionale di noi stessi. Da una prospettiva metafisico-mentale in linea con le scienze naturali, Dennett cerca di tracciare un continuum con il piano etico e bioetico, che nella nozione di persona assume il suo senso.
Si intende mostrare attraverso la prospettiva dell’autore come sia efficace e produttivo far sì che avvenga un’integrazione tra i differenti campi d’indagine, tra il senso “metafisico” e il senso morale, che, seppur nella particolarità dei metodi e degli scopi, risulta necessaria per avere un quadro complessivo e coerente della nozione di persona. Se la filosofia della mente si pone il problema delle origini del mentale, ciò nondimeno ha presente la ricerca e gli sviluppi scientifici. Da tale peculiarità della disciplina emergono differenti concezioni del soggetto che implicano argomentazioni morali riguardo alla natura delle entità coinvolte. Attraverso un percorso che da Cartesio in poi ha incorporato la nozione di mente e di coscienza in quella di persona, e che grazie ai contributi di Locke e Hume ha dissolto lo statuto ontologico del soggetto, l’attribuzione di una mente e di stati mentali diviene fondamentale per i criteri di attribuzione dello status di persona. La sfida delle neuroscienze e il progressivo sviluppo scientifico pongono quesiti interessanti che investono sempre di più la riflessione morale, soprattutto riguardo ai criteri di valutazione per essere persone. Chi ha una mente? Che cos’è una mente? Quali entità sono persone? La scienza può rispondere a questo genere di domande? O ci appelleremo a «ganci appesi al cielo»?

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2 Introduzione Come il marinaio che in alto mare si trova a riparare la barca con i soli mezzi che possiede, così il padre fondatore del naturalismo contemporaneo, W. V. Quine 1 , considerava la nostra capacità conoscitiva. Alla stregua di quell’uomo i cui unici strumenti che ha per salvarsi sono quelli presenti nella barca, noi possediamo la scienza e da questa non possiamo “uscire”. «Non si esce dalla scienza e dai suoi metodi: essi sono tutto ciò che abbiamo per indagare sia ciò che esiste intorno a noi, sia le nostre teorie del mondo e il linguaggio in cui le esprimiamo. Non c’è una posizione di “esilio cosmico” in cui osservare le nostre teorie e valutarne l’adeguatezza rispetto alla realtà» 2 . Formatosi nella scuola della filosofia analitica inglese alla fine degli anni Cinquanta, Daniel Clement Dennett aderisce a quella che sarà poi denominata la “svolta naturalistica”, inaugurata dal maestro W. V. Quine. Filosofo della mente e cognitivista intende impiegare gli strumenti filosofici non soltanto per edificare un’opera di chiarificazione terminologica e concettuale, ma anche per commentare i risultati delle scienze empiriche, ridefinendo i concetti tradizionali dell’indagine filosofica, dal concetto di mente a quello di intenzionalità, dalla nozione di libertà umana alla responsabilità morale. Nel presente lavoro si prenderanno in considerazione le argomentazioni che egli propone in merito alla nozione di persona, per porre in essere un dibattito su un concetto ampiamente discusso in sede filosofica e nella teologia cristiana della tarda antichità, ma che si rivela, giorno dopo giorno, sempre più attuale. 1 La metafora è ripresa da W. V. Quine da un’immagine del neopositivista Otto Neurath ed è inserita nell’epigrafe di Word and Object (1960). 2 G. Origgi, Introduzione a Quine, Editori Laterza, Roma-Bari, 2000, pp. 13-14.

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Parole chiave

bioetica
concetto di persona
dennett
filosofia della mente
filosofia della persona
naturalisti contemporanei

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