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Opinioni ed emozioni nella sfera pubblica mediale

Informazioni tesi

  Autore: Luca Sirianni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Comunicazione politica e sociale
  Relatore: Mauro Barisione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

Nel quadro della riflessione sui sistemi democratici il tema del rapporto fra il potere politico e l’opinione pubblica è assolutamente cruciale. Oggi si fa sempre più pressante il bisogno di comprendere i meccanismi che definiscono e regolano la sfera pubblica come terreno di incontro fra i governanti e i governati, fra il mondo politico, quello sociale e la sfera individuale. Di estrema attualità è infatti, in Italia ma non solo, il rischio di uno scollamento, di una chiusura degli individui nella loro vita privata, di una drammatica perdita di interesse per ciò che accade fuori dalla porta di casa. Fa discutere quel fenomeno di rifiuto dei problemi collettivi e rifugio nell’intrattenimento e nello spettacolo che il filosofo Jean Baudrillard definisce con l’espressione “morte del sociale”. Non stupisce quindi come la tematica del coinvolgimento dei cittadini nel dibattito pubblico sia oggi così centrale negli studi sociali e politici.
In questo quadro a Jürgen Habermas va attribuito il merito di aver descritto il principale modello di riferimento per chi intende indagare questa tematica: la sfera pubblica borghese.
La sfera habermasiana è essenzialmente una costruzione ideale in cui gli individui discutono e si confrontano razionalmente su temi di rilevanza generale in modo che l’autorità dell’argomento prevalga su quella della gerarchia sociale e delle dipendenze economiche. La sfera pubblica costituisce quindi uno spazio intermedio fra la società civile e lo stato, a cui viene attribuita una funzione prettamente di critica e di controllo dell’operato dei governanti; in questo senso, il pubblico viene inteso dal filosofo tedesco come un contropotere.
Il modello di Habermas fa riferimento al mondo della borghesia dotta e capitalistica del settecento, nel momento in cui inizia ad essere cointeressata alle decisioni della politica statale. Con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa lo scenario tuttavia cambia radicalmente: la sfera pubblica subisce una metamorfosi strutturale e funzionale. Il pubblico si allarga alle classi più popolari, mentre i mass-media iniziano ad essere impiegati dalla politica al fine di ottenere il consenso soprattutto di quegli elettori disinteressati e apatici che fluttuando tra i partiti determinano l’esito delle elezioni. Secondo il filosofo sono infatti questi individui, meno interessati alla discussione razionale su temi pubblici, i più influenzabili nello loro idee con strumenti di tipo dimostrativo o manipolativo.
Si afferma così quella che Habermas definisce la sfera pubblica manipolata, in cui le opinioni non si formano più attraverso il confronto ragionato fra “pari” ma mediante la comunicazione simbolica prodotta dal marketing politico. A causa quindi dell’azione di questi esperti politici neutrali che vendono politica in modo inpolitico viene meno la funzione di contropotere dell’opinione pubblica che diventa un mero ricettore di messaggi pubblicitari. In questo quadro emerge quella prospettiva che distingue nel pubblico una minoranza di cittadini interessati, attivisti e opinion leaders e una maggioranza passiva oggetto di propaganda e di manipolazione. Questa maggioranza è portatrice di un’opinione non-pubblica a cui manca autonomia e razionalità perché subisce una propaganda psicologica diretta non alla volontà, alla ragione dei soggetti ma al loro subconscio.
E’ proprio in relazione a questa contrapposizione, rilevata da Habermas, tra la razionalità, i desideri e le motivazioni individuali che acquista rilevanza il tema del ruolo delle emozioni nella sfera pubblica mediale.
Il filosofo francese Paul Virilio, prendendo come riferimento il modello habermasiano del pubblico razionale, si interroga sulla degenerazione dell’opinione pubblica verso quella che definisce l’emozione pubblica: lo spazio di discussione razionale viene sostituito, grazie alla pervasività della comunicazione mediale, da shock emotivi che colpiscono continuamente gli individui passivi isolati nella massa, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di riflessione e discussione razionale. Così, con la sincronizzazione globale delle emozioni, si completa secondo Virilio quel percorso che dalla standardizzazione della produzione a quella dei comportamenti è stato al centro della denuncia degli studiosi della Scuola di Francoforte.
Per indagare a fondo questa critica dei sentimenti fortemente presente negli studi sull’opinione pubblica occorre innanzitutto problematizzare il concetto di “emozione” da un punto di vista neurologico e psicologico, operazione difficilmente rintracciabile nei contributi di matrice francofortiana. Riprendere le teorie sulla natura e sulle funzioni dei sentimenti può aiutare infatti ad individuare i paradigmi e i modelli concettuali alla base delle riflessioni di quegli studiosi che si sono occupati della relazione fra le emozioni, la comunicazione mediale e la politica.

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5 Introduzione Nel quadro della riflessione sui sistemi democratici il tema del rapporto fra il potere politico e l’opinione pubblica è assolutamente cruciale. Oggi si fa sempre più pressante il bisogno di comprendere i meccanismi che definiscono e regolano la sfera pubblica come terreno di incontro fra i governanti e i governati, fra il mondo politico, quello sociale e la sfera privata individuale. Di estrema attualità è infatti, in Italia ma non solo, il rischio di uno scollamento, di una chiusura degli individui nella loro vita privata, di una drammatica perdita di interesse per ciò che accade fuori dalla porta di casa. Fa discutere quel fenomeno di rifiuto dei problemi collettivi e rifugio nell’intrattenimento e nello spettacolo che il filosofo Jean Baudrillard definisce con l’espressione “morte del sociale”. Non stupisce quindi come la tematica del coinvolgimento dei cittadini nel dibattito pubblico sia oggi così centrale negli studi sociali e politici. In questo quadro a Jürgen Habermas va attribuito il merito di aver descritto il principale modello di riferimento per chi intende indagare questa tematica: la sfera pubblica borghese. La sfera habermasiana è essenzialmente una costruzione ideale in cui gli individui discutono e si confrontano razionalmente su temi di rilevanza generale in modo che l’autorità dell’argomento prevalga su quella della gerarchia sociale e delle dipendenze economiche. La sfera pubblica costituisce quindi uno spazio intermedio fra la società civile e lo stato, a cui viene attribuita una funzione prettamente di critica e di controllo dell’operato dei governanti; in questo senso, il pubblico viene inteso dal filosofo tedesco come un contropotere. Il modello di Habermas fa riferimento al mondo della borghesia dotta e capitalistica del settecento, nel momento in cui inizia ad essere cointeressata alle decisioni della politica statale. Con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa lo scenario tuttavia cambia radicalmente: la sfera pubblica subisce una metamorfosi strutturale e funzionale. Il pubblico si allarga alle classi più popolari, mentre i mass-media iniziano ad essere impiegati dalla politica al fine di ottenere il consenso soprattutto di quegli elettori disinteressati e apatici che fluttuando tra i partiti determinano l’esito delle elezioni. Secondo il filosofo sono infatti questi individui, meno interessati alla

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