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La politica energetica in Italia e Germania: interesse nazionale o impegno europeo?

Crescenti costi del petrolio, sempre maggiori preoccupazioni per la sostenibilità ambientale del nostro pianeta e l'attenzione verso le energie rinnovabili e nuove forme per ricavare energia utile alle attività umane mi hanno spinto ad analizzare le politiche energetiche e vedere come i singoli stati si approcciano a questo problema centrale per il futuro.
Il titolo mostra la realtà bidimensionale della mia tesi: da una parte vedere come la Commissione Europea sta cercando di orientare le politiche, dall'altra analizzare anche in chiave storica, nella legislazione e nella politica estera, come hanno agito Italia e Germania.
Ho trovato che c'è un approccio costruttivista al problema: c'è unità di intenti sulle questioni generali come la regolamentazione del settore ed una visione dell'importanza della materia.
Spesso degli approvvigionamenti energetici si occupano direttamente gli attori privati, agendo talvolta anche in contrasto con gli interessi nazionali in politica estera, come è avvenuto ad esempio tra Germania e Polonia sul caso del gasdotto del Baltico.
Ritengo sia autoesplicativo che è altamente improbabile sul breve periodo che l'Unione Europea parli ad un unica voce, aspetto più volte sottolineato nei documenti e nei discorsi ufficiali, sia in campo energetico che nell'ambito della politica estera. Probabilmente si è però sviluppato un sistema efficiente in questo modo: ogni stato, seguendo una propria strategia di influenza nella politica estera, così come la politica mediterranea dell'Italia o la Ostpolitik tedesca, riesce a garantire all'Europa la sicurezza di approvvigionamento dell'energia, che è forse il più importante obiettivo posto da Bruxelles. Una forma quindi di interdipendenza che porta ad un risultato finale che è maggiore rispetto alla somma dei singoli interessi nazionali, visto che comunque un coordinamento centrale europeo evita che gli stati possano tra loro ostacolarsi e dà così il via ad una sorta di “federalismo energetico”, dove ogni stato è impegnato a perseguire il proprio interesse ma allo stesso tempo contribuisce anche all'interesse degli altri attori europei.
La strategia per il 2020 della Commissione Europea non invita però solo a ricercare un modo per garantire energia sicura e possibilmente a basso prezzo, ma auspica anche un impegno effettivo da parte degli stati membri per ridurre del 20% i consumi interni di energia e per incrementare l'utilizzo di fonti rinnovabili al 20% del mix energetico nazionale. Ritengo che le differenze maggiori tra Italia e Germania non siano tanto nel mix energetico, ma maggiormente nell'approccio culturale alla politica energetica.
La strategia europea affonda le sue radici nell'esperienza tedesca degli anni Settanta, quando per l'opinione pubblica ed i politici tedeschi fu chiaro che le politiche nel campo dell'energia dovevano avere un nuovo corso, con un futuro dell'energia bastato sulla sostenibilità e su una minore dipendenza dall'estero. La Germania, grazie anche all'attivo coinvolgimento delle parti sociali nella determinazione della politica energetica, è riuscita a raggiungere un vantaggio competitivo nel campo delle energie rinnovabili. Una predisposizione al cambiamento che non è quindi soltanto ideale, ma si traduce anche nella creazione di nuovi posti di lavoro, ben 64mila ad esempio nel settore dell'energia eolica tra il 2004 ed il 2006.
Comunque più che nei suoi aspetti economici, la politica energetica assume e dovrà assumere anche delle sfide culturali. Risparmiare energia consumando meno e cercare di rendere più sostenibili la propria mobilità ed il proprio stile di vita è un modo concreto per sviluppare maggiore sicurezza di approvvigionamento in campo energetico, una maggiore indipendenza da fonti esterne e soprattutto un ambiente più vivibile.
I mezzi di comunicazione, con il loro potere di “agenda setting”, hanno un ruolo fondamentale nel tentativo di invertire la tendenza di un modello di sviluppo non sostenibile in un approccio più intelligente ed efficiente alle risorse ed al consumo.

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8 INTRODUZIONE Il prezzo del petrolio vola oltre i 100 dollari al barile, la fornitura del gas sembra sempre in pericolo di dover subire delle interruzioni, un intero sistema economico deve adeguarsi per cercare di arrestare un inesorabile cambiamento climatico. L'energia come motore delle attività umane, ma anche come barometro della sensibilità culturale e verso l'innovazione di una società. Il portare dinamismo alla staticità, ma anche indicare la via verso un futuro sostenibile ed ecocompatibile. Un interesse, quello verso le questioni energetiche, che mi ha accompagnato da quando nel 1998- 1999, studente della 11.Klasse all'Holbein Gymnasium di Augsburg, il liceo che fu tra gli altri anche di Rudolf Diesel, sono venuto a contatto con un principio apparentemente elementare, ma probabilmente rivoluzionario nei suoi contenuti in certi contesti: ci si può garantire un benessere non di qualità inferiore se si cerca di risparmiare le risorse, quando di esse se ne fa un uso non strettamente necessario. L'energia è il bene collettivo che storicamente garantisce il salto di qualità ad una società, ma la costante crescita delle economie e dei consumi ha messo soprattutto i cittadini dell'occidente di fronte alla consapevolezza che anche il “bene energia” non è inesauribile. Un problema che è diventato di dominio pubblico soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, quando per la prima volta gli stati hanno toccato con mano la loro dipendenza energetica dall'estero. Oggi la situazione non è la stessa del 1973 o del 1979, ma per un'altra serie di ragioni gli stati occidentali sentono l'esigenza di trovare nuove strade per le proprie politiche. La questione energetica diventerà una sfida per i prossimi anni e metterà alla prova sia il concetto di interesse nazionale che quello di impegno comune europeo in materia. L'ambito di ricerca di questo lavoro è quindi politologico: vedere se in materia di energia due stati importanti all'interno dell'Europa come Italia e Germania seguono il proprio interesse nazionale ed analizzare se la loro posizione segue un interesse considerato come europeo, comune a tutto il continente. L'ipotesi da verificare è quella che a prevalere siano gli interessi nazionali, che però congiuntamente riescono anche a portare verso una visione comune della questione energetica in chiave europea. La scelta è caduta sulla Germania, perchè è considerato uno dei paesi più progrediti in materia di politiche energetiche, dove, come già ricordato in precedenza, la sensibilità verso i temi ambientali e le forme di energia rinnovabili è entrata non solo nell'agenda politica di un partito, ma si è fatta spazio in ampi settori della società. L'altro stato preso in considerazione in termini comparati è l'Italia, uno dei paesi da sempre più europeisti dell'Unione, ma che sulle politiche proposte da Bruxelles è spesso arrivato in ritardo. A ciò si aggiunge il fatto che in materia di politica energetica ha fatto fatica a seguire una strategia univoca e lungimirante. La politica energetica stimola l'interesse anche perchè è strettamente legata ad almeno tre politiche: la politica estera e strategica, quella produttiva ed industriale, la salvaguardia dell'ambiente.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Mattia Frizzera Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.