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Analisi descrittiva di un campione di giocatori d'azzardo patologici: uno studio pilota

Informazioni tesi

  Autore: Valeria De Marco
  Tipo: Tesi di Master
Master in Psicologia clinica: valutazione e counseling centrati sul cliente
Anno: 2008
Docente/Relatore: Carlo Pruneti
Istituito da: Università degli Studi di Parma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 33

Scopo della presente ricerca è effettuare un primo monitoraggio sulle caratteristiche di pazienti con diagnosi Gioco d’Azzardo Patologico afferenti al Ser.T di Parma nell'anno 2007. Si tratta di una ricerca pilota sui dati demografici, anamnestici, familiari, di personalità e clinici, al fine di delineare le caratteristiche degli utenti a livello territoriale, ed eventualmente ipotizzare relazioni tra aspetti clinici, sociodemografici e di personalità.
Tra gli strumenti utilizzati:
Cartelle cliniche (terapia individuale cognitivo-comportamentale, terapia familiare sistemico-relazionale, gruppi di auto-mutuo aiuto).
MMPI 2 di Hathaway e McKinley (1996)
TCI di Cloninger (1994)
SCID II (First et al., 1997)
Intervista Diagnostica sul gioco patologico di Ladouceur (2000)
South Oaks Gambling Screen (SOGS) di Lesieur e Blume (1987)

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1. Introduzione Per gioco d’azzardo s’intende qualsiasi gioco in cui è prevista una posta (l’alea) e per vincere non è determinante l’abilità degli scommettitori, ma semplicemente la sorte, il caso: chi gioca d’azzardo non ha la certezza di vincere (Ladouceur, 2000). Nel gioco si trovano alcuni valori dominanti nella nostra società come l’audacia, la competizione, l’assunzione di rischi; il gioco è di per sé un diversivo piacevole e in diversi casi un interessante strumento di socializzazione. La maggior parte dei giocatori d’azzardo (circa il 43% della popolazione, secondo Cunningham-Williams et al., 2005) rientra infatti nella tipologia del giocatore sociale che può giocare occasionalmente o abitualmente, ma senza perdere il controllo sulle proprie azioni e senza rilevare importanti conseguenze; al contrario, il giocatore problematico (circa il 5 % della popolazione; Petry, 2007) ha uno scarso controllo sul gioco, potrebbe diventare patologico e smette di giocare solo quando ormai ha perso tutto (Lavanco, 2001). Si può definire soggetto a patologia il giocatore che spende nel gioco una cifra maggiore rispetto alle proprie risorse, e che per il gioco contrae debiti sottraendo tempo al lavoro ed agli affetti (Petry, 2005). In generale, esistono sia elementi di predisposizione individuale che elementi contestuali, esterni, che denotano la pericolosità di un gioco. Si sostiene, in linea di massima, che tanto più sono presenti le seguenti condizioni, tanto più il gradiente di pericolosità del gioco è maggiore (Imbucci, 1997):  velocità nello svolgimento del gioco;  minimo intervallo di tempo tra le giocate;  assenza di intermediari;  automatismo nell’esecuzione del gioco;  prossimità ad esso. Il problema nasce quindi nel momento in cui la gratificazione, in alcuni individui e nelle particolari condizioni appena citate, arriva a scatenare il drug craving, ossia quello che nell’ambito della tossicodipendenza viene definito un impulso irresistibile e irrinunciabile ad assumere una sostanza (Croce, Zerbetto, 2001). Chi lo vive indirizza le energie, l’attenzione e i pensieri quasi esclusivamente all’attività che dà piacere; per alcuni studiosi si può parlare di dipendenza solo quando è presente il craving (e non per esempio la crisi di astinenza), il medesimo desiderio che a volte assale chi si è disintossicato da una droga e che favorisce le ricadute; per questi motivi, il Gioco d’Azzardo Patologico è spesso considerato nella sezione delle dipendenze patologiche. Tuttavia, vi sono anche altre posizioni nel modo di considerare il Gioco d’Azzardo Patologico rispetto alle diverse categorie diagnostiche. L’APA (già dal 1980, ma anche nell’attuale versione del DSM – IV, 1994) colloca tale disturbo nella categoria “Disturbi del controllo degli impulsi”. L’inclusione del

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Parole chiave

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gambling
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gioco d azzardo
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psicologia
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