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La fiction come testo estetico: il caso Lost

In questo lavoro ho analizzato la fiction Lost nel suo aspetto estetico, ossia per il suo rientrare all’interno del campo di “tutto ciò che percepiamo volentieri”, nella definizione di “estetico” data da Barbieri. Questo può sembrare ovvio e banale dato che stiamo parlando di una fiction televisiva, eppure …

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7 CAPITOLO 0. INTRODUZIONE Questo lavoro si occuperà dell’analisi della fiction televisiva Lost da un punto di vista sociosemiotico. Come per ogni lavoro sociosemiotico, il punto di partenza è affidato a una domanda (o a una serie di domande) da porre al testo in esame. Infatti, data la vastità del corpus preso in considerazione1, occorre preliminarmente decidere qual è l’aspetto che si intende indagare, in modo da ridurre la pertinenza dell’oggetto d’analisi a un determinato ambito teorico. La domanda che fin da subito ci è sembrato utile porci (e porre al testo) è stata: “Perché ci piace Lost?”. Tale domanda, tuttavia, risulta essere troppo ampia (“In che senso va inteso questo piacere?”, ci si potrebbe chiedere) e necessiterà, perciò, di una specificazione. Sarà, allora, obbligatorio precisare che ciò che in questo lavoro sarà preso in considerazione riguarderà il livello estetico della fruizione, dove per “estetico” intendiamo “tutto ciò […] che percepiamo volentieri anche senza ricavarne un vantaggio cognitivo diretto ed evidente”, per dirla con Daniele Barbieri2. 1 Si veda, in questo capitolo, il paragrafo intitolato “Il corpus d’analisi” 2 Barbieri (2004: 10)

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Filippo Burello Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3087 click dal 03/04/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.