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Il problema dell'attacco preventivo nel secondo dopoguerra

Informazioni tesi

  Autore: Marco Spano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Giuseppe Maione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Analisi dell'istituto dell'attacco preventivo enunciato dalla dottrina Bush. Attraverso il diritto internazionale la tesi tenta inizialmente di fare il punto della situazione giuridica sull'offensiva preventiva che l'amminastrione americana ha paventato come personale soluzione al terrorismo internazionale. quindi tramite la storia dei suoi antecedenti nel secondo dopoguerra, l'attacco preventivo verrà inquadratrato in un ottica storico-giuridico. successivamente alla luce del diritto internazionale e del quadro consuetudianario dovuto agli antecedenti, analizzati, si analizzerà la dottrina Bush e la seconda guerra del golfo tentando di definire se la guerra intrapresa dagli americani in Iraq nel 2003 sia un attacco preventivo.

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Introduzione: La dottrina Bush della guerra preventiva “For much of the last century, America's defense relied on the Cold War doctrines of deterrence and containment. In some cases, those strategies still apply. But new threats also require new thinking. Deterrence, the promise of massive retaliation against nations, means nothing against shadowy terrorist networks with no nation or citizens to defend. Containment is not possible when unbalanced dictators with weapons of mass destruction can deliver those weapons on missiles or secretly provide them to terrorist allies.” George W. Bush Jr, Discorso ai cadetti di West Point, 2 Giugno 2002 L’estratto del discorso del Presidente degli Stati Uniti d’America qui presentato rivela l’improrogabile necessità di un cambiamento di strategia da parte della Casa Bianca. Un strategia che vedrà gli Stati Uniti combattere una nuova crociata, dopo la scomparsa del nemico storico comunista: contro il terrorismo. Questo è il succo del discorso che il Presidente degli Stati Uniti George Bush ha tenuto all’accademia di West Point, nella celebre arringa che ha chiarito la dottrina Bush nelle relazioni internazionali. La deterrenza, secondo il Presidente e la sua amministrazione, poteva aver senso in un sistema bipolare in cui entrambe le parti non avrebbero mai agito mettendo a repentaglio sia il proprio paese che, probabilmente, l’intera umanità considerando la possibilità di un bombardamento nucleare. In questo nuovo stadio storico, in cui piccole organizzazioni armate scatenano attacchi fulminei terroristici verso obiettivi non militari, senza dichiarazioni di guerra né un reale mandante politico da perseguitare; è comprensibile un cambiamento di strategia per il paese che negli ultimi anni ha subito più attentati ai suoi uomini e alle sue forze sparse per il mondo. La deterrenza non è più possibile, sembrerebbe, quando dittatori possono armare gruppi terroristici segretamente e rimanere nell’ombra. L’equilibrio mondiale è cambiato. Nell’era dell’unica superpotenza, inattaccabile con strategie di guerra convenzionali, il terrorismo è visto come la sola risposta possibile contro quello che è percepito come il giogo imperialista. In risposta l’amministrazione americana ha svelato che considera l’attacco preventivo come una necessaria soluzione per salvaguardarsi. 3

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11 settembre 2001
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