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Donne in nero – da Gerusalemme a Belgrado – un ponte tra culture

Quali analogie hanno portato alla nascita di una rete internazionale di donne per la pace? Cosa hanno in comune Israele e Serbia? A conti fatti, molto: la molteplicità di etnie, religioni, tradizioni e culture in un territorio ristretto che hanno portato all'insoddisfazione di qualcuno tanto da trasformarsi da "vittima" a carnefice; violazione dei diritti umani, sopprusi verso i più deboli, torture nei campi di detenzione e altro ancora. L'intervento delle forze straniere non sempre risolutorio in positivo, al contrario non mancano episodi e prove concrete di abuso di potere e di gravi errori di gestione degli interventi militari esterni con ingenti vittime civili. La pessima condizione delle donne trasformate in vera merce di scambio e oggetti di torture crudeli e stupro etnico. Qualcosa di positivo? Le Donne in nero: un raggio di luce in mezzo a tanto dolore; un ponte tra le culture nella loro lotta per i diritti umani, quelli delle donne e dei "diversi"; azioni perseveranti e concrete di denuncia dei crimini di guerra, ingiustizie sociali e fondamentalismo religioso. Notevole e importantissimo l'intervento dell'Italia che ha dato un contributo enorme al contatto tra Israele e Serbia e un aiuto finanziario altrettanto consistente. Il risultato contro ogni aspettativa: la nascita della Rete Internazionale delle Donne in Nero.

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INTRODUZIONE 2 Donne in nero 1 è il nome del movimento femminista nato in Israele, la terra di eterni conflitti fra arabi ed ebrei, le due etnie antiche da sempre presenti in quel territorio. Un paese che si è formato con enormi difficoltà e sacrifici, martoriato da lotte, rappresaglie e terrorismo. Il movimento delle DiN, in poco tempo si è espanso a macchia d’olio in tutto il mondo e ha assunto un’importanza e una forza notevoli. Una volta entrate in contatto con la Serbia, le DiN trovano la volontà e i presupposti per ampliarsi e creare una rete internazionale delle Donne in nero. La Serbia ha avuto una storia, nella sua complessità molto simile a quella di Israele. I risvolti politici e bellici hanno portato alla nascita, consolidazione ed espansione delle DiN al livello mondiale attraverso un impegno costante e grazie al sostegno morale e finanziario di molti paesi. Approfondendo le origini delle prime DiN e la storia del loro paese, apparentemente così lontano dal nostro mondo, ho notato alcuni punti in comune con l’odierna Serbia e l’intenzione di questo mio lavoro è quella di far riflettere su alcune analogie fra i due paesi. Ritengo che tali analogie potrebbero rivelarsi interessanti nell’ottica di due fenomeni attuali, come la figura del mediatore culturale e le similitudini tra paesi e culture che non derivano dalla globalizzazione. La mediazione, nel senso più ampio è uno degli strumenti delle DiN mentre alcuni aspetti della globalizzazione sono stati affrontati nelle loro campagne. Sono due concetti estremamente complessi che non possono essere trascurati, ma, dato che non sono l’oggetto principale della mia tesi, mi limiterò soltanto a fare qualche accenno in riferimento alla bibliografia esistente per premettere una visuale più ampia di quanto esporrò. La figura del mediatore culturale nel senso stretto, è nata da un’esigenza reale creatasi con i flussi migratori. La creazione stessa del Corso di laurea in mediazione culturale (focalizzato sui paesi dell’Europa centro-orientale) che ho frequentato, denota il crescente bisogno dello studio di aspetti socioculturali ed extralinguistici, per agevolare il processo di integrazione dei popoli. I compiti di un mediatore variano in base al contesto in cui opera e abbracciano molte attività: facilitare la comunicazione, accompagnare l’utente nel suo percorso, ascoltare, tradurre, interpretare, decodificare, aiutare, sostenere, conciliare, orientare. Le competenze comprendono la conoscenza di una o più lingue e culture, abilità relazionali, conoscenza del servizio/settore in cui si opera. 2 L’aspetto puramente linguistico è importante, ma da solo non basta: capire e tradurre e/o interpretare diventa insufficiente se non c’è la capacità di penetrare nei corridoi della mente e dell’anima. I punti in comune, se conosciuti, possono contribuire notevolmente all’avvicinamento 1 In seguito semplicemente DiN. 2 Cfr. La mediazione culturale, tra l’estraneo e il familiare, a cura di Maurizio Andolfi, ed. FrancoAngeli, Milano 2003

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Danijela Obradovic Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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