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Le migliori tecniche disponibili (Bat) nel settore delle piastrelle ceramiche. Progettazione e simulazione del ''Bref''.

A partire dagli anni '80 è cresciuta la sensibilità dell'opinione pubblica verso le problematiche ambientali e più sentita è l'esigenza di assicurare uno sviluppo economico responsabile a vantaggio delle future generazioni.
I principi dello ''sviluppo sostenibile'' trasformano l'ambiente in oggetto di strategie di impresa, elemento di concorrenza per la conquista di nuovi mercati e stimolo all'innovazione tecnologica, in uno scenario in cui le politiche ambientali mirano alla condivisione delle responsabilità tra i diversi attori coinvolti.
L'Unione Europea ha emanato la Direttiva 96/61 CE con lo scopo di ottenere una prevenzione ed un controllo integrati dell'inquinamento proveniente dai diversi settori produttivi, attraverso interventi alla fonte delle attività inquinanti, con l'obiettivo di conseguire un elevato livello di protezione dell'ambiente nel suo complesso.
Il mezzo fornito dalla Direttiva per raggiungere lo scopo prefissato, consiste nell'applicazione delle ''best available techniques'' (BAT) futuro riferimento per la fissazione dei valori limite di emissione (VLE) degli inquinanti, valori che compariranno nella concessione autorizzativa di ogni sito produttivo.
La stessa Direttiva fornisce i criteri guida per l'individuazione di tali tecniche e suggerisce lo scambio di informazioni, tra i Paesi UE e le industrie interessate sulle BAT, come strumento per giungere alla loro definizione.
Il risultato finale di questa attività di scambio sarà un rapporto denominato ''BAT Reference Document'' (BREF), riconosciuto ed accettato da tutti come riferimento obbligatorio.
L'obiettivo di questa Tesi è la progettazione e la simulazione del BREF relativo al settore delle piastrelle ceramiche. Saranno individuate le linee guida per la sua predisposizione ed i requisiti del contributo italiano in merito, alla luce dei ''vincoli e del contesto'' in cui l'industria ceramica italiana si muove.
L'industria italiana delle piastrelle ceramiche, che rappresenta una realtà produttiva fortemente inserita nel territorio della regione Emilia-Romagna ed è leader europea del settore, è particolarmente interessata alle tematiche trattate dalla Direttiva, in virtù di un'attenzione più che ventennale alle problematiche ambientali e di una situazione normativa particolarmente pesante, che ne ha aumentato i costi di produzione, con riflessi negativi in termini di competitività sui mercati mondiali.
La presentazione a livello comunitario di un ''convincente'' documento di settore sulle BAT, basato sulla esperienza maturata dall'industria ceramica italiana in materia di prevenzione e riduzione dell'inquinamento, può quindi permettere un auspicato riequilibrio, in termini di interventi ambientali, tra il settore ceramico italiano e quello degli altri Paesi.
La Tesi svolta rappresenterà una parte del contributo italiano al lavoro sulle BAT.

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4 Introduzione A partire dai primi anni ottanta, ed in maniera sempre più sentita, si è acuita la sensibilità dell’opinione pubblica verso le problematiche ambientali. Accanto alla necessità di proteggere le risorse fondamentali e l’ambiente, è avvertita da tutti l’esigenza di assicurare uno sviluppo economico responsabile a vantaggio delle future generazioni. Sotto questa crescente spinta, anche a fronte di oggettive “emergenze ambientali” quali l’effetto serra ed il “buco dell’ozono”, il fattore ambiente ha assunto il ruolo di importante criterio di selezione delle tecnologie di processo e dei prodotti nei cicli produttivi. L’ambiente diviene così oggetto di strategie di impresa, elemento di concorrenza per la conquista di nuovi mercati e stimolo all’innovazione tecnologica, in uno scenario di politica per l’ambiente che punta su una responsabilità condivisa tra vari attori. Il raggiungimento di certi obiettivi richiede, anzi tutto, un diverso atteggiamento politico. L’impostazione tradizionale delle normative di interesse ambientale risulta eccessivamente coercitiva; essa si basa su criteri di accettabilità del grado di inquinamento, fissati in funzione di valutazioni teoriche che non tengono sufficientemente conto delle dinamicità del sistema ambientale e di quello aziendale. Manca inoltre una visione integrata del sistema ambiente che costituisce un sistema complesso, con molteplici ingressi ed uscite. La situazione italiana rappresenta un caso abbastanza eloquente; le tre leggi quadro sull’inquinamento atmosferico (D.P.R. 203/88), sull’inquinamento idrico (L. 319/76) e sui rifiuti/residui (D.Lgs. 22/97 con le successive modifiche ed integrazioni), pur nell’intento di contribuire alla protezione dell’ambiente, non sono in grado di prevenire totalmente il rischio di trasferimento di un inquinante da un mezzo ambientale all’altro. In certi casi, inoltre, si è imposto l’adozione di sistemi di depurazione, quindi “end of pipe”: questo rappresenta talora un freno allo sviluppo tecnologico e un’evidente costrizione ai danni dell’impresa con un aggravio, a volte ingiustificato, dei costi produttivi. Occorre inoltre considerare il rischio del “dumping ambientale” ossia la delocalizzazione degli impianti produttivi verso aree dove i costi sono minori, le normative meno stringenti e la domanda più dinamica. Questo pericolo, di natura anche sociale, richiede l’adozione di politiche di elevata sensibilità ambientale in grado di fare acquisire al “fattore ambiente” la valenza di opportunità allo sviluppo.

Tesi di Laurea

Facoltà: Ingegneria

Autore: Sante Bucca Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3436 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.