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Commercio equo, scelte dei consumatori e sviluppo

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Maria Antonietta Rizzelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Guido Merzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

Il commercio equo e solidale (CEES), pur essendo nato in Olanda alla fine degli anni 50 è ancora tuttora un mercato di nicchia, anche se ormai presente in 18 paesi del mondo. Il CEES si è differenziato fin dalle sue origini dalle comuni forme di assistenza, proponendo un modello di sviluppo che vada al di là della semplice beneficenza o delle consuete forme di sussidio. Esso isitituisce, infatti, un meccanismo che, grazie alla natura educativa che il CEES si prefigge, mira innanzitutto alla sensibilizzazione del consumatore finale che, presa coscienza delle disparità Nord-Sud, diviene attore principale di un possibile riequilibrio della distribuzione della ricchezza. Il commercio equo (fair trade) è oggi una realtà ampiamente conosciuta, le sue caratteristiche generali sono quindi presentate all'inizio del rpesente lavoro, in maniera sintetica. Nelle sezioni centrali vengono passate in rassegna aspetti positivi e critiche a questo tipo di mercato. La sezione 7 è dedicata all'analisi dei risultati di una ricerca dell'Università di Roma Tor Vergata, focalizzata sullo studio del comportamento del consumatore italiano che acquista i prodotti del CEES e sul significato del consumo critico. Il presente lavoro si pone l'obiettivo di presentare il commercio equo come strumento di integrazione che coinvolge sia il produttore del Sud sia il consumatore del Nord, il quale diviene attore di un tentativo di riequilibrio tra le disparità di ricchezza del mondo.

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Introduzione L’aumento senza precedenti del commercio internazionale dei beni e dei servizi negli ultimi cinquant’ anni ha portato ad un’importante crescita del reddito di molti individui in diversi paesi sia nel Nord sia nel Sud del mondo. Questo perché il commercio internazionale genera benefici per tutti coloro che vi prendono parte anche se questo avviene in misura differente nei diversi paesi. Secondo alcuni la tendenza alla moderna globalizzazione e alla liberalizzazione dei mercati ha avuto effetti negativi sulle vite di quelle popolazioni che non hanno la possibilità di partecipare e godere dei benefici che il mercato libero offre agli attori che vi prendono parte. Nonostante gli studiosi abbiano opinioni diverse sulle cause di tale differenza di sviluppo e periodicamente vengano pubblicate indagini e ricerche sulle reali motivazioni, l’enorme squilibrio è una realtà evidente e da tutti conosciuta. Negli ultimi dieci anni la quota di popolazione al di sotto della soglia di povertà estrema si è ridotta sensibilmente in termini relativi, dal 27 % al 15 % 1 , ma poco in termini assoluti in quanto tale riduzione è stata accompagnata da un incremento di un quinto della popolazione mondiale complessiva. Nel suo libro “La globalizzazione e i suoi oppositori” (STIGLITZ J., 2002) Stiglitz lancia un pesante atto d’accusa alle organizzazioni internazionali che hanno preso le redini dell’economia e della finanza globale e che vedono nella globalizzazione e 1 Tali miglioramenti sono in gran parte dovuti alla forte crescita di Cina e India. 2

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