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L'internazionalizzazione del Made in Italy in un approccio network: il contributo dei distretti culturali

Informazioni tesi

  Autore: Anna Laura Carboni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Elena Cedrola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 331

Obiettivo del lavoro è stato quello di indagare i possibili contributi in termini di sviluppo che la realizzazione di distretti culturali sul territorio italiano potrebbe offrire al sistema produttivo nazionale. Alla luce di tale obiettivo sono stati studiati quattro principali ambiti di indagine: analisi del marchio «Made in Italy»; analisi del sistema produttivo sul quale tale marchio si è consolidato, e quindi i distretti industriali; la valutazione delle relazioni intercorrenti fra sistemi produttivi locali e sistema nazionale e fra questo e il mercato globale; studio delle caratteristiche del distretto culturale.
Dato ormai per consolidato che viviamo nell’era globale, in campo economico ciò ha comportato l’aumento di disponibilità di fattori produttivi e di lavoro, che prima erano risorse scarse, e quindi lo slittamento della fonte di vantaggio competitivo da asset materiali ad asset immateriali, quali capitale umano e cognitivo. La competizione è diventata sempre più funzione dell’abilità di utilizzare, combinare, gestire le risorse a disposizione. Col posizionamento delle risorse umane e delle loro capacità al centro del fenomeno economico, acquisiscono implicitamente importanza i contesti nei quali il capitale umano cresce, si forma, attinge le sue risorse culturali e conoscitive. I contesti territoriali, che sono anche contesti socio-culturali, conoscitivi, nei quali si trova a svilupparsi ed agire il capitale umano, assumono in questa prospettiva una nuova importanza strategica. Non a caso Porter, nelle sue teorie sul vantaggio competitivo, spiega come esso si crei crea e si conservi “grazie ad un processo fortemente localizzato”. Si sono voluti allora illustrare i sistemi che Porter ha individuato per la creazione del vantaggio competitivo, e quindi: catena del valore della singola impresa, sistema del valore, sistema dei cluster industriali, sistema del vantaggio nazionale, e sistema della strategia globale. Questi singoli sistemi in realtà interagiscono fra loro, creano delle forti relazioni l’uno con l’altro: da qui la necessità di applicare un approccio relazionale e di sistema al loro studio. Il Network Approach sarà il paradigma di analisi utilizzato lungo l’intero lavoro.
Guardando ai cinque sistemi di creazione del vantaggio competitivo nello specifico contesto italiano, è stato possibile osservare come nelle relazioni fra l’uno e l’altro intercorrano delle relazioni deboli che vanno ad indebolire l’intero network. Esse sono individuate nelle relazioni fra: sistema dei distretti industriali e sistema del vantaggio nazionale, nelle quali emergono le difficoltà di un sistema produttivo frammentato in tanti contesti locali che fanno fatica a relazionarsi fra loro; sistema del vantaggio nazionale e sistema della strategia globale, nelle quali emergono le difficoltà del marchio «Made in Italy» a posizionarsi in maniera più efficace in un network globale segnato da una concorrenza sempre più ampia; sistema della strategia globale e sistema della singola impresa, nelle quali emergono le difficoltà di relazione e coordinamento delle PMI italiane con la rete globale.
Vista le centralità delle risorse umane e cognitive nella competizione globale, e dei contesti territoriali nello sviluppo delle stesse, il lavoro si è focalizzato sullo studio della letteratura di riferimento in tema di distretti culturali e illustra una ricerca empirica condotta tramite questionario sul “caso territoriale Sardegna”, scelto quale caso emblematico di contesto segnato da strutturali difficoltà a creare relazioni con networks esterni.
Alla luce dei risultati la tesi propone la forma del distretto culturale come sistema produttivo capace di: creare un Sistema-Paese utile a rafforzare le relazioni fra sistema dei distretti industriali e sistema nazionale, mettendo in rete nuove risorse presenti sul territorio e generare uno sviluppo diffuso, costituire un meta-distretto che favorisca l’integrazione comunicativa, organizzativa e culturale fra singoli distretti industriali, creare una sovrapposizione cognitiva fra gli stessi distretti favorendo l’assorbimento di nuove conoscenza e nuove risorse e quindi l’innovazione; creare un’Identità Competitiva capace di rafforzare le relazioni fra sistema nazionale e sistema globale, acquisendo cultura e valori condivisi per rafforzare l’identità, innovando l’offerta culturale, riqualificando l’offerta turistica, valorizzando il patrimonio ambientale, attirando nuovo capitale umano e capacità creative; favorire una strategia di Coordinamento per rafforzare le relazioni fra rete globale e sistema delle singole imprese, rafforzando il processo co-evolutivo fra imprese e territori, attivando il circolo virtuoso valore-soddisfazione-attrattività, aumentando la forza attrattiva del territorio verso nuove risorse esterne favorendone l’innovazione.


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INTRODUZIONE È dato consolidato che oggi viviamo nell’era globale e che ciò ha comportato una serie di cambiamenti su molti livelli, sociale, culturale, politico, economico. Ci si chiede quali siano stati i fattori determinanti di tali complessi cambiamenti. Sicuramente il progresso tecnologico è stato uno dei fattori trainanti. Tale progresso si è mosso, in particolare negli ultimissimi anni, nella direzione di sempre maggiori sforzi per aumentare la mobilità, accelerare il movimento, diminuire le distanze. I mezzi di trasporto, i mezzi di comunicazione e l’informatica sono tutti “strumenti tecnologici” che hanno accresciuto il potenziale di mobilità delle persone, dei capitali, e, soprattutto, delle informazioni. Il risultato è che le distanze fra una parte e l’altra del globo vengono ridimensionate, e gli ambiti dell’azione umana possono abbracciare l’intera dimensione globale. La comunicazione è globale, il sapere è globale, l’economia è globale. In quest’ultimo ambito, quello dell’economia, le conseguenze di tale globalizzazione sono particolarmente complesse. L’economia, per definizione, interessa la “produzione, impiego e allocazione di risorse scarse per il soddisfacimento dei bisogni materiali dell’uomo” 1 . Avendo a che fare con risorse scarse, l’economia implica il concetto di competizione fra tanti soggetti per l’uso di tali risorse. Più si amplia il raggio d’azione dell’economia, più i soggetti in competizione sono numerosi. Si può parlare dunque di una competizione globale, che diventa ipercompetizione in quanto i soggetti coinvolti sono numerosi, e la competizione in atto non è solamente fra imprese, ma anche fra nazioni e, come vedremo, fra territori. L’impresa, che è soggetto organizzato al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi, è il primo soggetto interessato in questa ipercompetizione. La sua prima azione strategica consiste nel comprendere quali siano le principali fonti di competitività oggi, così da garantirsi la sopravvivenza e lo sviluppo. Nella teoria economica classica le fonti 1 «Le persone perseguono molteplici fini, il perseguimento di tali fini suscita bisogni, per soddisfare i bisogni per persone svolgono, tra l’altro, l’attività economica, ossia l’attività di produzione e di consumo di beni economici», cfr. Airoldi G., Brunetti G., Coda V., Corso di Economia Aziendale, Il Mulino, Bologna, 2005, p. 17. 7

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