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Antonio Carafa és az epejesi per kapcsolatrendszere / Antonio Carafa e il sistema di relazioni del tribunale di Presov

Informazioni tesi

  Autore: Balazs Juhasz
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Universitas Budapestinensis de Rolando Eötvös Nominata
  Facoltà: Lettere
  Corso: Storia
  Relatore: Agnes R. Varkonyi
  Lingua:
  Num. pagine: 74

Antonio Carafa, maresciallo dell'esercito imperiale, nel 1687, su autorizzazione della Corte di Vienna istituì un "judicium delegatum" nella città di Eperjes, ora Presov in Slovacchia. Le vittime del tribunale speciale furono tutti protestanti, ricchi e tutti ricevettero un'amnistia generale alle colpe per i quali furono condannati. Le accuse erano false, quindi i veri motivi dell'istituzione del tribunale furono discussi per lungo tempo dagli storici, ma ultimamente si è già formato un consenso su questo. Le vittime erano in 24, e ad eccezione di 4 di essi, furono uomini di spicco, quindi ben conosciuti. Oltre a essi furono imprigionati molti altri.
La tesi raccoglie i risultati della storiografia ungherese e italiana sul tema; tratta la vita di Antonio Carafa con criteri storici e obiettivi (questa mai fatta fino ad ora dalla storiografia ungherese); inserisce il tribunale nel contesto geografico e cronologico, infatti gli eventi di Eperjes furono sempre trattate separatamente dagli altri eventi dell'anno 1687, quindi non si vedeva il rapporto neppure con quello che succedeva nella stessa Ungheria Superiore; cerca di "spiegare" la ferocia di Carafa con le teorie assolutistiche di cui era seguace; infine presenta i giudici del tribunale (la loro vita e carriera non fu mai oggetto di studio e il loro rapporto con il Carafa era sconosciuto) e le vittime, presentando i strettissimi rapporti familiari, economici, religiosi ... etc. che c'erano tra di loro.

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Problémafelvetés A Magyar Királyság területéin már évek óta zajlott a török elleni háború, amely során a Szent Liga csapatai immár nagyobb erődítményeket is bevettek, több nyílt ütközetet megnyer- tek, Buda vára felszabadult, amikor 1687. őszén összehívták az országgyűlést. Lipót császár az ország hálája jeleként kívánta fia, József főherceg megkoronázását, a Habsburgok férfiágá- nak örökletes királyságának az elismerését mind az osztrák, mind a spanyol Habsburg-ág ré- szére, illetve az Aranybulla ellenállási záradékának az eltörlését. A karok és rendek összegyűl- tek, meg is szavazták a császári kérést, de követelték, és el is érték, az úgynevezett „eperjesi vértörvényszék” feloszlatását, az áldozatok leszármazottainak a kárpótlását, az amnesztiát, és a továbbiakban a hűtlenségi ügyekben az ország törvényeinek a betartása szerinti ítélkezést. Mindezeket törvénybe is foglalták. Az eperjesi törvényszék még működött, a foglyok még nem szabadultak ki, amikor össze- ült az országgyűlés, így még nagyobb indulatokat szült az események megtárgyalása, és az érintettek felszólalása. Érintett pedig volt elég, mind az áldozatok, mind a bírák vonatkozásá- ban, és a magyar történelem következő évtizedei során nem ez az 1687-es országgyűlés volt az utolsó alkalom, hogy lépten-nyomon találkoztak. Egymásba botlottak Eperjesen, a várme- gyegyűlésen, több esetben birtokaik szomszédosak voltak, együtt vettek részt a Rákóczi sza- badságharcban, áldozat és bíró sokszor ugyanazon az oldalon. Még rokonság is előfordult a két oldal között. Szent-Iványi Lászlónak, a bíróság egyik legismertebb tagjának szenátorrá való jelölésekor, a szécsényi országgyűlésen történő leleplezése, az események után majdnem húsz évvel, még mindig olyan indulatokat váltott ki, hogy Szent-Iványinak menekülnie kel- lett. Amíg át nem állt a császári oldalra, nem töltött be közszerepléssel járó hivatalt a konföde- rált rendek között. Az áldozatok és bírák leszármazottai szintén ismerték egymást, esetenként egy hivatalban dolgoztak, és a családi történetek sok generáción keresztül öröklődtek. Még az 1800-as évek elején is tudta a fiatal Pulszky Ferenc, hogy Eperjesen melyik ház volt a kivég- zett Zimmermann Zsigmondé, és Kossuth Lajos, aki Pulszkyhoz és sok más kortársához ha- sonlóan Eperjesen tanult, tudta, hogy az eperjesi vértörvényszék egyik áldozatának a leszár- mazottja. Az események emléke nem csak az érintettekben és családjaikban élt sokáig, hanem a köztudatban is meggyökeresedett, hamar megjelentek írások is róla. Már a XVIII. század legelején létezett német és latin nyelvű nyomtatott ismertető az eseményekről, de ezen kívül francia és más nyelvű művekben is kitértek az eseményekre. Még politikai tőkét is kovácsol- tak belőle, hiszen az egyik legsúlyosabb sérelemként hivatkozik rá a Rákóczi-szabadságharc szintén több nyelven megjelentetett Manifestuma.

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