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Aisthesis, memoria, sensus communis: il mondo percettivo del vivente secondo Aristotele

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Feola
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Filosofia
Anno: 2007
Docente/Relatore: Giuseppe cambiano
Istituito da: Scuola Normale Superiore di Pisa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 318

Nella mia tesi tento di ricostruire in modo sistematico la dottrina di Aristotele circa la percezione complessa animale e umana. Si tratta del primo tentativo in assoluto (non solo in Italia) di fornire una ricostruzione di queste dottrine di Aristotele che venga incontro ai criteri scientifici di sistematicità e massimalizzazione dell'efficacia esplicativa.

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11 PRESENTAZIONE 1. Di cosa tratta questa tesi 1.1 Il mio primo impatto con la psicologia di Ar. avvenne in occasione del mio colloquio di terzo anno di corso ordinario presso la Scuola Normale. La mia relatrice, Maria Michela Sassi, mi propose un’indagine sul concetto di f.iva; del tutto ignaro di dove mi avrebbe condotto la ricerca, accettai con gioia, immergendomi nella lettura del de anima 1 , dei parva naturalia, del de motu animalium; nonché in un genere di bibliografia per me nuovo: gli studi che cercavano di interpretar il corpus psicologico alla luce dell’attuale filosofia della mente. Essendo a quei tempi mentalista convinto, e avendo in più alle spalle anni di militanza in LIPU e WWF, ero molto affascinato dal modo in cui Ar., secondo questi interpreti, avrebbe conciliato una filosofia della mente ante litteram con le sfide poste dalla necessità di dar conto dei mondi cognitivi degli animali non umani: Ar., il più grande biologo dell’era pre-darwiniana, nonché autore (secondo la bibliografia che or ora iniziavo a leggere) della prima sistematica philosophy of mind dell’occidente, mi parve la guida ideale. Ma per quanto le teorie che questi interpreti attribuivano ad Ar. potessero sembrar persuasive o eleganti, non riuscivo ad accettare quelle che mi parevano gravi forzature del testo. Decisi di approfittare di quel po’ di competenza di lingua greca non filosofica che avevo acquisito in un anno a Lettere classiche per esplorare quanto c’era a monte del concetto 1 Gli editori hanno tormentato An. (e in particolare alcuni suoi capitoli: G 3 compreso) e le sue varianti oltre misura. Poiché questa non è una tesi di filologia, io esaminerò solo le varianti rilevanti per la mia argomentazione. Mentre per i PN. l’ed. di Ross è eccellente, nessuna ed. di An. è particolarmente affidabile: i più, in particolare in G 3 (Ross compreso), congetturano all’eccesso. Mi atterrò al testo di Hicks (che è quello forse più conservativo), salvo dove espressamente indicato.

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