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La legittima difesa e la nuova fattispecie di "autotutela in un privato domicilio" - La riforma dell'art. 52 c.p. ad opera della Legge 13 Febbraio 2006, n. 59

La legge n. 59 2006 ha modificato l’istituto della legittima difesa disciplinato dall’art. 52 c.p. introducendo nella disposizione due commi aggiuntivi, i quali hanno riconosciuto il diritto all’autotutela in un privato domicilio. Obiettivo del presente lavoro è verificare l’operatività e le conseguenze di una scelta normativa molto discussa sul quadro applicativo della scriminante, nella sua formulazione ante-riforma. L’elaborato è suddiviso in tre parti. La prima si apre con l’esame dell’evoluzione storica dell’istituto, dal diritto romano, al diritto barbarico, specie longobardo, al diritto canonico. L’analisi prosegue con gli sviluppi della legittima difesa in epoca medievale. L’attenzione si incentra poi sull’opera dei giureconsulti tra XVI e XVII sec. Successivamente, si trattano le dispute teoriche in ordine al fondamento razionale della legittima difesa. La ricerca della ratio della scriminante condurrà al riconoscimento dei vantaggi delle c.d. teorie pluralistiche, che ricostruiscono il significato della legittima difesa intorno a due istanze: l’autotutela diretta e la difesa indiretta dell’ordinamento giuridico. Si darà poi conto della disciplina della legittima difesa nel codice Zanardelli del 1889. La seconda parte si focalizza sulla struttura della scriminante generale di cui all’art. 52/1 c.p., di cui si descrivono analiticamente i vari elementi costitutivi: dalla situazione aggressiva alla reazione difensiva, illustrando le varie interpretazioni dottrinali sviluppatesi, e tenendo sempre in debita considerazione la copiosa produzione giurisprudenziale. L’esposizione terrà conto dei principali aspetti problematici di ogni singolo requisito, accennando anche alle soluzioni proposte dai vari progetti di riforma della parte generale del codice penale susseguitisi negli ultimi quindici anni - Pagliaro (1992), Grosso (2000) e Nordio (2005) - e senza tralasciare qualche osservazione di carattere comparatistico. La disamina dei requisiti della fattispecie scriminante sarà condotta privilegiando quello della proporzione. Sotto quest’ultimo profilo, si esporranno, dapprima, le tappe dell’evoluzione giurisprudenziale relativa ai termini del raffronto, sulla scorta delle acquisizioni della dottrina; si darà conto, poi, degli esiti dei più accurati studi sulla questione “nevralgica” del momento in cui effettuare il giudizio di proporzione e sulle circostanze da porre a base di esso, dimostrando come il modello dell’accertamento condotto ex post si dimostri più idoneo a fornire soluzioni applicative coerenti, rispetto al giudizio ex ante. La terza parte sarà dedicata interamente all’esame della modifica recentemente apportata all’art. 52 c.p. Si analizzeranno, dapprima, i motivi posti a fondamento dell’intervento legislativo. Si espongono, poi, le critiche avanzate da esponenti del mondo politico e giuridico alla soluzione normativa adottata, in particolare quelle relative al contrasto di essa con taluni principi fondamentali del nostro ordinamento, consacrati dalla Costituzione. Si darà, in seguito, conto dei principali “antecedenti” della riforma, nel senso di una maggiore tutela della sicurezza privata, in particolare, l’art. 31 co.3 del Progetto Nordio del 2005, il quale disegnava per la prima volta una scriminante di uso legittimo delle armi nel proprio domicilio. L’analisi della nuova fattispecie di cui all’art 52/2-3 c.p., in assenza di sentenze, di merito o di legittimità, in argomento, sarà incentrata sull’esegesi letterale e sistematica della nuova disposizione. L’esposizione terrà conto dei due diversi inquadramenti della fattispecie, prospettati dalla dottrina: da un lato, quello secondo cui l’art. 52 co.2-3 sarebbe un’ipotesi speciale di difesa legittima, derogatoria rispetto alla figura generale di cui al primo comma, solo per la peculiare disciplina del rapporto di proporzione; dall’altro, l’orientamento secondo cui si tratterebbe di una nuova ed autonoma fattispecie scriminante, simile a quella di esercizio di un diritto di cui all’art. 51 c.p. e, sotto un altro profilo, a quella di uso legittimo delle armi da parte del p.u., di cui all’art. 53 c.p. In conclusione si esporranno i motivi di perplessità in ordine alla scelta effettuata e si segnaleranno le alternative a disposizione del legislatore, che apparivano idonee al fine di assicurare più ampi margini di non punibilità a reazioni eccessive realizzate in particolari condizioni psicologiche, senza alterare i delicati dell’istituto della legittima difesa.

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7 INTRODUZIONE La legge 13 febbraio 2006 n. 59 ha modificato l’istituto della legittima difesa disciplinato dall’art. 52 c.p. introducendo nella disposizione due commi aggiuntivi, i quali hanno riconosciuto il diritto all’autotutela in un privato domicilio. La riforma segna una svolta nell’ambito della difesa privata, sostanzialmente autorizzando l’uso di armi legittimamente detenute al fine di difendere la vita, l’incolumità o i beni propri o altrui, a determinate condizioni normative, laddove tali interessi siano aggrediti nei luoghi riconducibili alla nozione penalistica di “domicilio”; tale scopo è raggiunto mediante la previsione di una presunzione assoluta di proporzione della reazione difensiva armata rispetto alla situazione aggressiva da neutralizzare. L’obiettivo del presente lavoro è quello di verificare l’operatività e le conseguenze di una scelta normativa molto discussa sul quadro applicativo della scriminante, nella sua formulazione ante-riforma, mediante una rassegna critica dei principali interventi dottrinali sul tema e dei possibili riflessi giurisprudenziali. L’elaborato è suddiviso in tre parti. La prima parte si apre con l’esame dell’evoluzione storica dell’istituto, di cui si rileveranno i tratti fondamentali nel diritto romano, per passare poi alla disciplina prevista nel diritto barbarico, specie quello longobardo, ed, infine, all’impostazione del diritto canonico sul tema. L’indagine evidenzierà, nonostante la differente configurazione dei limiti della difesa privata nei sistemi giuridici suddetti, la costante rappresentata da un ampliamento delle facoltà reattive dell’aggredito dinanzi ad aggressioni notturne realizzate tra le mura domestiche. L’analisi proseguirà poi con gli sviluppi della legittima difesa in epoca feudale e negli statuti comunali, fino all’assetto conferito alla fattispecie dalla Costituzione Carolina del 1532. L’attenzione si incentrerà in seguito sull’opera dei giureconsulti italiani e d’oltralpe, tra XVI e XVII sec., volta a ricostruire l’istituto su solide basi scientifiche, sulla scorta dello studio delle fonti romane.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Pucci Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.