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L'analisi del déjà vu in Henri Bergson

Henri Bergson scrisse, circa un secolo fa, uno studio su questo fenomeno, Le souvenir du présent et la fausse reconnaissance (1908). La portata teoretica di questo studio è ancora viva nell’odierna psichiatria e neuroscienza. Questo elaborato manifesta questa continuità, proponendo in un ultimo punto, una nuova lettura del fenomeno.
Nel primo capitolo si affronta direttamente il saggio del Bergson, utilizzando oltre a questo, le maggiori opere del filosofo per un supporto e per una penetrazione profonda sia del fenomeno di déjà vu, sia del metodo investigativo bergsoniano, del sistema di filosofia cosmetica , o meglio, dell’organismo filosofico dinamico-dialettico del Nostro, concludendo con l’ipotesi bergsoniana del disturbo della volontà e dunque della dis-attenzione alla vita come causa prima dell’esperienza di déjà vu.
Nel secondo capitolo, verranno utilizzati testi critici sul Bergson (Mathieu, Ronchi, Hyppolite), e le ultime pubblicazioni scientifiche e filosofiche riguardanti l’argomento del déjà vu (Dennett, Bodei, Farina), mostrando, in ultimo, la distinzione contemporanea del fenomeno e constatando la sostanziale aderenza dell’ipotesi bergsoniana della coscienza (dunque del déjà vu) alle nuove scoperte fatte sull’argomento.
Nel terzo ed ultimo capitolo, tramite gli strumenti, gli ostacoli e gli stimoli (vale a dire, la resistenza) acquisiti e sviluppati durante il tragitto di ricerca, viene proposta un’interpretazione del fenomeno, tramite un più ampio utilizzo del sistema bergsoniano, e in particolare dell’opera precedente a questo studio, vale a dire, L’évolution créatrice (1907), cercando così di rispondere alla domanda: come si percepisce durante il fenomeno del déjà vu?
La nostra soluzione bergsoniana aderisce alla stessa spiegazione che il senso comune fornisce quando gli si chiede in quale modalità si agisce durante un pericolo di vita: istinto.
Il déjà vu è una momentanea espressione di un mancato adattamento alla realtà (continua) sociale. È la più lieve e genuina forma di disadattamento, di disattenzione.
Si potrebbe dire che il fenomeno del déjà vu ci dota di un’esperienza di presente perpetuo, intendendo con questo termine la presenza in sé. Questo fenomeno particolare rende evidente al soggetto la propria presenza in ogni suo aspetto, di ogni suo aspetto coinvolto tra la libertà e la materialità dell’esistenza.
Lo studio di questa esperienza alternativa pone le basi, dunque, per una delucidazione del funzionamento percettivo e del ruolo della coscienza nell’essere umano.

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3 Introduzione:  “La realtà è più strana della verità” “Un bicchiere di acqua zuccherata: perché devo aspettare che lo zucchero si sciolga? Se per il fisico la durata del fenomeno è relativa, in quanto si riduce a un certo numero di unità di tempo che, di per sé, sono poste ad arbitrio, per la mia coscienza questa durata è un assoluto, giacché coincide con un certo grado di impazienza, che oltretutto è rigorosamente determinato” 1 . Il tempo e l’emozione o il tempo è l’emozione? Un grande interesse desta nelle scienze dell’uomo il loro corrispettivo muoversi nel sociale, il loro essere determinanti evanescenti nelle relazioni sociali e nella percezione per un’integrazione con l’altro. Cosa è l’emozione? Cosa è il tempo? Se non ci fosse stato l’incontro di un filosofo, che solo apparentemente può essere considerato il filosofo del tempo qualità, non mi sarei chiesto, in funzione del tempo, cosa invece sia lo spazio, o meglio, lo spazio locale percepibile. Henri Louis Bergson 2 , rileva un secondo polo dialettico indispensabile per la riuscita di una comprensione del tempo e dell’emozione: lo spazio. Per il filosofo tempo e spazio, emozione e percezione, sono coppie di concetti puri, limiti irraggiungibili nell’esperienza che condividono inseparabilmente l’esistenza per essere il reale. Inseparabilmente? Con questa domanda sopraggiunsi allo studio del déjà vu 3 , un fenomeno che come vedremo, ci mette in quelle condizioni alternative e percettive, tale che, ci dispone nella possibilità di analizzare la loro integrazione e la loro dissociazione. 1 L’évolution créatrice, P.U.F., Paris 1941, trad. it. di Fabio Polidori, L’evoluzione creatrice, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002 [Sigla EC], p. 276. 2 Nato il 18 ottobre del 1859 a Parigi, secondogenito di una famiglia di religione ebraica. Figlio di un compositore polacco, originario di Varsavia, Michel Bergson, e dalla madre Catherine Levison. Nel 1889, dopo aver conquistato dei premi di retorica e di matematica, presenta alla Sorbona le due tesi necessarie per il conseguimento del dottorato in lettere. La tesi principale è l’Essai sur les données immédiates de la conscience (il titolo originale era : Temps et Liberté), P.U.F. , Paris 1889, trad. it. di Federica Sossi, Saggio sui dati immediati della coscienza, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002 [Sigla DI]; mentre quella supplementare si intitola Quid Aristoteles de loco senserit in Bergson, Opere 1889-1896, a cura di Pier Aldo Rovatti, Mondadori, Milano, 1986 (contenente le opere: Saggio sui dati immediati della coscienza, 1889, Materia e memoria, 1896, Quid Aristoteles de loco senserit, 1889, trad. it. L’idea di luogo in Aristotele a cura di Ferruccio Franco Repellini [Sigla QA], Lettere, 1889-1913, [Sigla LS]). Tra i suoi esaminatori figurano Paul Janet e Emile Boutroux. Nel 1896 pubblica Matière et mémoire ,P.U.F., Paris 1896, 1959, trad. it. di Adriano Pessina, Materia e Memoria. Saggio sulla relazione tra il corpo e lo spirito, Editori Laterza, Bari, 1996, 2004 [sigla MM]. Quattro anni più tardi pubblica Le rire, s.l. 1900, trad. it. Il riso, saggio sul significato del comico, a cura di Arnaldo Cervesato e Carmine Gallo, Economica Laterza, Bari, 1916, 1982, 1993,2003 [Sigla RI] e nel 1907 L’évolution créatrice, (L’evoluzione creatrice). Partecipa a vari congressi tra cui quello di Bologna, di Oxford, di Madrid, di Parigi ed di altre città francesi ed europee. Inoltre pubblica degli studi, sempre in questi anni, su alcune riviste che diventeranno parte (insieme a un rimaneggiamento delle carte delle conferenze) di due opere distanti quindici anni: Énergie spirituelle, (Il cervello e il pensiero; e altri saggi, a cura di Marinella Acerra, Editori Riuniti, Roma, 1990 [sigla ES]); e La pensée et le mouvant, P.U.F. Paris 1934,1938, trad. it. di Francesca Sforza, Pensiero e movimento, Bompiani, Milano 2000, [Sigla PM] , per la quale scriverà una doppia introduzione come summa e chiave di tutto il suo pensiero. Nel 1922 esce di nuovo in stampa un’opera di Henri Bergson, Durée et simultanéité, P.U.F., Paris 1972 (trad. it. di Fabio Polidori, Durata e simultaneità, a proposito della teoria di Einstein e altri testi sulla relatività, Raffaello Cortina Editore, Milano 2004), dove il Nostro criticherà il concetto di tempo della teoria della relatività di Albert Einstein. Sei anni più tardi riceverà il premio Nobel per la letteratura (per l’opera, L’évolution creatrice) e nel 1932 pubblicherà un’ultima vera e propria opera Les deux sources de la morale et de la religion, P.U.F., Paris 1932 (trad. it. Le due fonti della morale e della religione, a cura di Mario Vinciguerra, con un scritto di Gilles Deleuze, Edizioni Se, Milano 2006). Durante l’invasione nazista non volle abbandonare il suo popolo e le sue origine ebraiche. Convertito sul letto di morte al cattolicesimo, muore il 3 gennaio del 1941 e verrà seppellito nel cimitero di Garches. Nel testamento Henri Louis Bergson vieta la pubblicazione di eventuali inediti. 3 Termine coniato per la prima volta nel 1876 da Emil Boirac in un articolo apparso nella Revue philosophique de la France et de l’étranger, I , 1876.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Denis Trivellato Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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