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Bastiano e Momo: l'infanzia come metafora in Michael Ende

Questo lavoro ha l’obiettivo di dare un maggiore riconoscimento ad un autore che spesso è stato frainteso e sottovalutato dalla critica. I precedenti e scarsi studi che hanno infatti esaminato l’opera di Michael Ende, hanno sempre posto in primo piano l’appartenenza dei suoi scritti alla categoria letteratura per l’infanzia. Tuttavia negli ultimi anni si è verificato un risveglio dell’interesse nei confronti del genere fantasy che ha portato ad analizzare ulteriormente autori come Ende, scovando all’interno dei suoi romanzi principali una doppia possibilità di lettura, una versatilità basata proprio sull’essere narrativa per ragazzi che però propone temi concetti e riflessioni filosofiche che un bambino non può essere in grado di percepire.
Un mondo interiore che l’umanità sta trascurando, un consumismo che è al centro dei nostri interessi e che porta a disinteressarsi delle cose che veramente contano, il potere della fantasia come forza creatrice capace di generare infiniti universi paralleli, il pericolo di disperdersi quando si ha tutto ciò che si desidera, questi e mille altri motivi sono presenti tra le pagine dei libri di Ende, assumendo la forma di personaggi fantastici e creature immaginarie.
Sulla base di ciò, è interessante soffermarsi su una figura in particolare cui Michael Ende si è spesso ispirato, una figura che è stata presente nella sua vita in maniera alterna: suo padre. Analizzeremo il rapporto che il nostro autore ha avuto con il padre Edgar Ende, un pittore dal quale Michael sembra aver ereditato il mancato riconoscimento artistico delle proprie opere: la critica ha spesso avuto a che fare con la problematica identificazione di quadri che abbracciano motivi romantici, surrealistici, metafisici e appartenenti al movimento della Nuova Oggettività, per passare poi dalla difficoltà di classificarli ad un totale disinteresse verso di essi.
Ciò che Michael ha spesso sottolineato parlando del padre è l’importanza dell’esistenza di una dimensione della mente che non si può controllare, e dalla quale il padre traeva i suoi soggetti. Se infatti leggiamo attentamente i libri di Michael Ende, in particolare "Lo specchio nello specchio", esplicitamente dedicato al padre e alla sua visione del mondo, vediamo come i richiami a questa figura di vitale importanza siano frequenti e come questi concetti vengano poi rielaborati dal nostro scrittore. Ciò che i due artisti hanno in comune è infatti l’interesse e l’attenzione verso la dimensione inconscia della nostra mente, una potente realtà dalla quale Edgar e Michael fanno partire tutti i loro ragionamenti su una fantasia vista come forza creatrice capace di dare un senso alla vita in generale, e su un filo sottile che collega questa dimensione surreale con quella reale e superficiale.
Chiariti questi passaggi fondamentali per capire Ende, passeremo ad esaminarne in primo luogo l'appartenenza al genere fantasy, soprattutto in riferimento ai suoi due maggiori romanzi, "La storia infinita" e "Momo"; in seguito vedremo più da vicino di cosa trattano queste opere che hanno restituito un po’ di meritata celebrità a Michael Ende.
Vedremo dunque tutte le allegorie e le considerazioni che La storia infinita e Momo contengono, il desiderare le cose materiali, il concetto di tempo e la sua evoluzione nella storia e nella filosofia, le critiche sociali nei confronti del nostro mondo, e del modo in cui viviamo, di come ci relazioniamo alla vita, e vedremo che ruolo gioca in tutto questo il saper usare una facoltà della nostra mente che è la fantasia. E proprio su questo ci soffermeremo: in passato la critica erroneamente tendeva a collegare la fantasia con il mondo infantile e risultava quindi automatico pensare che Ende si rivolgesse esclusivamente ad un pubblico giovane e questo pregiudizio veniva incentivato dal fatto che Ende avesse scelto come protagonisti delle sue storie proprio dei bambini. Fortunatamente oggi questo punto di vista è stato svecchiato, anzi, i bambini appaiono sempre più frequentemente nei romanzi per adulti e l’infanzia sta cominciando ad essere considerata quella fase della vita portatrice di valori che gli adulti non posseggono. Vedremo come la stessa cosa sia accaduta anche ad un altro autore di poco precedente a Ende: Antoine de Saint’Exupéry, lo scrittore del noto racconto "Il piccolo principe".
Oggi la fantasia ha subìto una rinascita, lo vediamo palesemente anche attraverso tutta una serie di film e trilogie cinematografiche che riproducono best-sellers quali Il signore degli anelli di Tolkien, oppure le più recenti Cronache di Narnia di C.S. Lewis, con lo scopo di restituire al genere fantasy, sia in letteratura, sia nell’ambito cinematografico, quel valore che per anni non gli è stato riscontrato.
Una ricerca dunque che ha come destinazione rendere giustizia ad un autore che ha vissuto per tanto tempo dietro un equivoco, che è stato frainteso e che merita un’identificazione all’interno del panorama letterario odierno.

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1 INTRODUZIONE Questo lavoro è stato ideato con l’obiettivo di dare un maggiore riconoscimento ad un autore che spesso, prima che si cominciasse a prendere in considerazione la profondità del suo pensiero, è stato frainteso e dunque sottovalutato dalla critica. I precedenti e scarsi studi che hanno infatti esaminato l’opera di Michael Ende, hanno sempre posto in primo piano l’appartenenza dei suoi scritti alla categoria “letteratura per l’infanzia”, che comunque non è un dato del tutto errato, visti i suoi primi racconti, dedicati a lettori giovani. Tuttavia negli ultimi anni si è verificato un risveglio dell’interesse nei confronti del genere fantasy, e questo ha portato ad analizzare ulteriormente autori come Ende, scovando all’interno dei suoi romanzi principali una doppia possibilità di lettura, una versatilità basata proprio sull’essere narrativa per ragazzi che però propone temi, concetti e riflessioni filosofiche che un bambino non può essere in grado di percepire. Un mondo interiore che l’umanità sta trascurando, un consumismo che è al centro dei nostri interessi e che porta a disinteressarsi delle cose che veramente contano, il potere della fantasia come forza creatrice capace di generare infiniti universi paralleli, il pericolo di disperdersi quando si ha tutto ciò che si desidera, questi e mille altri motivi sono presenti tra le pagine dei libri di Ende, assumendo la forma di personaggi fantastici e creature immaginarie. Questa ricerca ha dunque come base questo punto di vista e si muove in diverse direzioni. In primo luogo è necessario sapere chi è Michael Ende, dove e come ha trascorso la sua vita, per quale motivo ha fatto determinate scelte, poiché se non si conosce almeno in parte questo tipo di informazioni su un autore di difficile classificazione, risulterà più problematico

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Giaconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Emma Beseghi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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