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L'ossimoro del tempo. Rithmos e arithmos ne "La camera da letto" di Attilio Bertolucci

Analisi metrica e narratologica de "La camera da Letto" di Attilio Bertolucci

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4 INTRODUZIONE ◊ Quanti sono gli ossimori nella Camera da Letto? Possiamo farne affiorare una gran copia semplicemente regolando il nostro scandaglio sulla con- sueta e restrittiva definizione che indica nell’ossimoro « un’unione paradossale di due termini antite- tici, una sorta di corto circuito semantico che si forma in quanto uno dei due componenti esprime una predicazione contraria o contraddittoria rispetto al senso dell’altro, mentre costituisce con que- sto una funzione sintattica [...]: soggetto/predicato, nome/attributo, verbo/avverbio o altro modifica- tore» 1 . « Tenebrore accecante», « tremando nel calore», « innocente impudicizia», « dolcissima ago- nia», « dolcezza spossata», «l’imprevisto previsto»; « amaramente gioiosa», « immobili fuggiaschi», « silenzio violento», « gioia quasi dolorosa», « allegra minaccia», « tempestosa dolcezza», «amara fe- licità», « allegria disperata», « dolcemente forte» (dove l’avverbio è modificatore di un aggettivo), «umidi di sole», « sole lacrimoso» 2 (cortocircuito metaforico)... Ma ritengo che possano essere ra- gionevolmente inclusi nell’insieme degli ossimori anche rapporti sintattici di coordinazione tra ter- mini antitetici o contraddittori quando essi esprimano compresenza o compenetrazione di essenze. Più ossimorici che antitetici sono ad esempio i seguenti rapporti di coordinazione: « svolta che uni- sce e che strappa»; «insieme ferito e sanato»; « vino [...] che scalda e rinfresca»; « lontano e vicinis- simo»; « sempre le medesime e sempre diverse»; « svanita e persistente»; « abbuiata e ridente»; « sof- frendo e godendo di tradire»; « dolcezza [...] che avvince e disgiunge»; « minima immisurabile di- stanza»; « mozzicone sempre più breve, eterno»; «triste e ridente»; « annuncio di distruzione e di speranza»; « figure raggruppate figure separate»; « si duole e rallegra»... In tutti questi e in molti altri casi i poli dell’antitesi non indicano condizioni, impressioni, stati d’animo che si avvicendano nel tempo, bensì motivi coesistenti, anche se, naturalmente, cogliendo « aspetti diversi di una stessa co- sa, non sono sullo stesso piano» 3 . Ma si potrebbe allargare ulteriormente il cerchio del nostro in- sieme e attribuire l’etichetta di ‘compresenza ossimorica’ a un folto gruppo di immagini e di struttu- re semantico-sintattiche che fin dai tempi di Sirio e via via in misura crescente pervadono la poesia di Bertolucci e sembrano caratterizzarne la visione del mondo. Ecco allora il motivo della compre- senza di luce e ombra in proposizioni e sintagmi come: « incerta tra la luce e l’ombra», « che sole e ombra spartiscono in pace», « effetto quieto di ombra-luce»... mille volte riproposti e variati nella CL, mentre lo stesso aggettivo incerto, così spesso attributo del tempo, individua a sua volta un momento di transito tra stagioni e tempi successivi, una zona franca tra sentimenti, stati d’animo, decisioni contrapposti; ed ecco i molteplici, inconfondibili riferimenti al tempo del crepuscolo, momento di trapasso tra luce e buio, giorno e notte (e, a livello connotativo, tra vita e morte, moto e immobilità), momento in cui il giorno è e non è ormai più, in cui la notte è e non è ancora; ecco la costante, ossessiva attenzione-attrazione per i luoghi-limite, gli elementi di confine come la porta- morta che divide e unisce stalla e rustico, come lo stesso rustico, mediatore « misto di umano e di animale» tra stalla e villa, il corso del Parma che divide la città in due, il margine « fra campagna e città» o « fra città e collina»... Nella stessa predilezione bertolucciana per le parole giustapposte (« ombra-luce», « impaziente-paziente», « dolce-violento», « amati-odiati», « infastidenti-accarezzan- 1 B. MORTARA GARAVELLI, Manuale di retorica, Milano, Bompiani, 1994 8 , p. 245. 2 Mi sembra che questi ultimi due esempi rinnovino, per sostituzione metonimica dei lessemi, una più comune congiun- zione ossimorico-metaforica, quale « inondare di luce». Analogamente in francese col verbo ruisseler (colare, sgorgare, grondare, gocciolare) si formano espressioni metaforiche come « ruisseler de lumière» (lett. grondare di luce) o « ruis- sellements de lumière» (cascate di luce). Nel XCIX delle Fleurs du mal, ad essere « ruisselant» (Bertolucci traduce « sfavillante») è proprio il sole. 3 A. LEONE, Il tipo «dolcezza amara», in « Lingua Nostra, 1962, 23, p. 109.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Roberto Nassi Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.