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Sulla soglia dell'invisibile: l'iconografia e la scrittura in Andrej Rublev di Andrej Tarkovskij

Si tratta di un analisi dell'Andrej Rublëv di Andrej Tarkovskij da un punto di vista puramente iconografico attraverso lo studio delle analogie tra le leggi figurative e teologiche proprie delle icone bizantine e la messa in scena tarkovskijana caratterizzata da un profondo senso spirituale per l’immagine e dal suo contenuto poetico. In essa si è riscontrato il modo in cui Tarkovskij applica alcune leggi artistiche come la prospettiva rovesciata delle icone all’immagine cinematografica riponendo la centralità dell’opera nel fruitore. Florenskij parla di salita e ridiscesa dell’uomo nella ricerca della Verità in termini trascendentali. Occorre salire, attraverso la preghiera e la contemplazione, a Dio, ma è importante anche saper ritornare sulla terra illuminati dalla luce increata della grazia dello Spirito Santo per portare gioia agli uomini. Per questo Tarkovskij, come Rublëv, si fa profeta per l’uomo. Attraverso l’esperienza come punto centrale della vita, si arriva a concepire e a comprendere la Verità in una sorta di ricerca di sé. Per raggiungere Dio, è indispensabile confrontarci con la sua prima icona: Gesù Cristo, l’Ipostasi raffigurante l’uomo, e contemporaneamente anche il divino. Tarkovskij, infatti, pone la Deesis del Cristo Salvatore come ultima icona nelle lente carrellate finali dell’Andrej Rublëv. Tutto parte da quello sguardo per poi, alla fine, ritornarvi, arricchiti dalla sapienza della Verità che permette all’animo inquieto dell’uomo di conoscere serenamente il suo destino e il senso ultimo della sua stessa vita.

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5 INTRODUZIONE Gli sconvolgimenti derivati dalla violenza post 11 settembre 2001 hanno creato nell’arte una lunga sequela di opere basate sul dissenso e sull’orrore. Questi artisti sono alla continua ricerca di come l’arte possa combattere il male senza però trovare una risposta concreta. Occorre allora tornare indietro riscoprendo le personalità artistiche che hanno svolto la funzione di poeti-profeti presentandoci una visione personale sul destino dell’uomo: uno di questi è Andrej Tarkovskij. La sua opera è tutta incentrata sull’Uomo: sulla ricerca del significato dell’esistenza e sulla scoperta del divino che alberga in lui. Che relazione quindi ci può essere tra ciò e quello che sta succedendo nel tempo presente? Parlare di Andrej Tarkovskij come artista limitando la sua competenza al cinema è sotto un certo punto di vista riduttivo e dall’altro esaustivo. È erroneo considerarlo solamente un ottimo regista cinematografico perché la sua arte va ben oltre l’immagine filmica, toccando l’emotività degli spettatori anche attraverso una percepibile letterarietà della sceneggiatura e un’attenzione allo spirituale che un’immagine è capace di cogliere attraverso il suo linguaggio espressivo. Ma considerando il cinema nell’accezione di Ricciotto Canudo e cioè come “arte che concilia tutte le altre: quadri in movimento, arte plastica, che si sviluppa secondo le leggi dell’arte ritmica 1 ”, notiamo che Tarkovskij realizza appieno l’incarnazione del regista consapevole di trovarsi di fronte ad un mezzo che, sviluppando un proprio linguaggio, riassume in sé i Ritmi dello Spazio (Architettura, Pittura, Scultura) e i Ritmi del Tempo (Musica e Poesia). E intrisa di spazio e tempo è la riflessione teorica tarkovskijana nella quale si evidenzia su questi due elementi un’interessante questione formale che l’autore presenta nella sua opera principale Scolpire il tempo. In particolar modo egli afferma che 1 Giovanna Grignaffini, Sapere e teorie del cinema – Il periodo del muto, Clueb, Bologna, 1989

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simone Bigongiari Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.