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Il gettito dei tributi propri nel Comune di Reggio Calabria

Informazioni tesi

  Autore: Maria Assunta Bolognari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Reggio Calabria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Pasquale Catanoso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

L’art. 5 della Costituzione sancisce testualmente che la Repubblica << riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento >>.
E’, questo, uno dei principi fondamentali contenuti nella nostra Carta che vuol mostrare come gli Enti Locali non sono creati o istituiti dall’ordinamento, ma da questo vengono “riconosciuti”. Tale principio è molto importante, poiché si può riconoscere soltanto ciò che precede, che esiste già.
Tuttavia, gli Enti territoriali non hanno avuto buona sorte, poichè, per poter andare avanti, hanno avuto sempre bisogno di trasferimenti statali. Essi, però,sono venuti a diminuire e, da qui, le ragioni dell’inversione di tendenza intrapresa dal Legislatore negli anni ’80, fino ad arrivare ad una disciplina abbastanza organica con le riforme dell’Ordinamento Finanziario e Contabile degli Enti Locali, attuate con i D.D.Lgs. n. 142/1990, n. 504/1992, n. 507/1993, n. 77/1995, con L. n. 662/1996, con D.Lgs. n. 244/1997. Si è voluto, così, ridurre il potere dello Stato per dare maggiore forza alle autonomie locali nel reperire entrate per il finanziamento delle spese, al fine di aumentare la responsabilità degli amministratori locali e di fare in modo che l’ente stesso potesse decidere in maniera più incisiva sulle modalità di acquisizione delle risorse. E’ per tale motivo che il volume dei trasferimenti erariali è stato progressivamente ridimensionato per dare maggiore spazio alle entrate proprie, con un rapporto decisamente invertito e con un conseguente disimpegno dello Stato. Il ribaltamento è stato segnato dal D.Lgs. n. 446/1997, art. 52, che attribuisce potestà regolamentare in materia tributaria alle Province ed ai Comuni ed al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 che riguarda il
"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti Locali".Il risultato di ricerche e studi eseguiti con esperienza diretta presso gli uffici finanziari dell’Ente Locale, è stato da me trasferito nel presente lavoro di tesi trovando culmine in questo terzo capitolo dedicato proprio al caso concreto ovvero, le entrate proprie del Comune di R.C.

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- 1 - INTRODUZIONE L’art. 5 della Costituzione sancisce testualmente che la Repubblica << riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento >>. E’, questo, uno dei principi fondamentali contenuti nella nostra Carta che vuol mostrare come gli Enti Locali non sono creati o istituiti dall’ordinamento, ma da questo vengono “riconosciuti”. Tale principio è molto importante, poiché si può riconoscere soltanto ciò che precede, che esiste già. Dobbiamo sottolineare che la solenne proclamazione che la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali non solo riassume, ma anche garantisce questo diritto dei cittadini a partecipare attivamente alla vita degli enti territoriali; così come, non solo riassume, ma anche garantisce la posizione complessiva e sostanzialmente identica fatta ai Comuni, alle Province, alle Regioni ed alle Città metropolitane nel nostro Stato. Resta, perciò, fissato un principio vincolante per quelle leggi generali della Repubblica che dovranno disporre sui Comuni e sulle Province e per quelle leggi singolari che dovranno approvare ed adottare Statuti regionali. Tali leggi, infatti, dovranno riconoscere la molteplicità delle autonomie locali e la necessità che le varie autonomie possano esistere e coesistere nello Stato. Quando, poi, l’art. 5 premette che la Repubblica è << una e indivisibile >>, vuol significare che lo Stato-ordinamento, pur conservando il suo carattere unitario, si articola in una pluralità di soggetti giuridici, tra cui le istituzioni locali territoriali, le quali si collocano nel sistema statale non più come mere espressioni di una concezione autarchica strettamente legata al potere centrale, ma con un proprio ambito di autonomia e con propri poteri normativi. Certo, non è stato facile giungere al riconoscimento effettivo delle autonomie locali, che è intervenuto solo nel 1990. In quest’arco di tempo ci sono stati comunque alcuni tentativi di dare maggiore spazio all’operatività degli enti; ma si è trattato quasi sempre di fenomeni di scarso rilievo e di poca incisività, anche perché a tale decentramento non è corrisposto un analogo indirizzo sul versante finanziario. Anzi, si è verificato il fenomeno inverso, nel senso che con la riforma tributaria degli anni ’70, lo Stato si è sostituito agli enti locali nell’acquisizione delle loro entrate e si è addossato l’onere di tutte le spese, istaurando un vero e proprio regime di finanza derivata, portando gli Enti

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d.lgs 267/2000
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