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La tutela dei beni culturali nel diritto internazionale con particolare riguardo alle norme vigenti nei conflitti bellici

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Leone Roberti Maggiore
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Sergio Maria  Prof. Avv. Carbone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

La tesi verte sulla normativa internazionale in tema di beni culturali e di loro salvaguardia con particolare riguardo agli aspetti giuridici relativi ai conflitti armati.

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1 Capitolo Primo STRUMENTI E CONVENZIONI INTERNAZIONALI VOLTI AD ASSICURARE LA TUTELA DEI BENI CULTURALI SOMMARIO: I – Le misure di controllo relative al commercio internazionale dei beni culturali. II –La Convenzione UNESCO del 14 novembre 1970 sui mezzi per impedire e vietare l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illecito dei beni culturali: circolazione di beni culturali ed obblighi internazionali. III – (Segue): acquisto di buona fede, obblighi di restituzione e relativi problemi. IV – La Convenzione Unidroit del 1995 sui beni rubati o illecitamente esportati: ambito di applicazione e disposizioni principali. V – (Segue): la restituzione dei beni rubati ed il problema dell’indennizzo. VI – (Segue): il ritorno dei beni culturali illecitamente esportati e limiti posti dal diritto pubblico straniero alla circolazione dei beni culturali. VII – Considerazioni finali in merito all’importanza della Convenzione dell’Unidroit del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati. VIII – Cenni sulla Convenzione UNESCO del 2 novembre 2001 sul patrimonio culturale subacqueo. I –Le misure di controllo relative al commercio internazionale dei beni culturali Il traffico (e dunque il trasferimento) illecito comprende molteplici tipologie, accomunate, almeno dal punto di vista internazionale, dall’espatrio del bene in violazione di una o più norme del paese d’origine. Tale definizione di traffico illecito, molto generica ed incompleta, evidenzia la non coincidenza con la nozione di furto di opere d’arte da chiese, musei, collezioni pubbliche o private ovvero dal saccheggio di siti archeologici, il cui prodotto sia successivamente oggetto di transazioni economiche all’estero. 1 La nozione in questione trova, infatti, ormai comunemente applicazione anche laddove non ricorra la fattispecie del reato di furto, bensì l’operazione sia compiuta dal legittimo proprietario o da altri con il suo consenso, in contrasto con le norme nazionali che regolamentano le esportazioni. Questa ipotesi si verifica in tutti i paesi che presentano una normativa restrittiva delle esportazioni di beni culturali (come l’Italia) consistente di norma, nel divieto assoluto di esportazione per talune categorie di beni, ovvero nell’obbligo di subordinare l’esportazione all’esercizio di un diritto di prelazione da parte dello Stato o al rilascio di una specifica autorizzazione.

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beni culturali
tutela arte
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