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Il concorso esterno nel reato associativo

Sull'opportunità di punire comportamenti che possano essere ricondotti all'alveo dai confini non ben definiti del concorso esterno o della contiguità all'associazione criminale, la dottrina è unanime. Il timore però che una meritevolezza di pena intesa in termini così generali possa ridursi a un semplicistico slogan è più che giustificato da ricorrenti errori di metodo nello studio del fenomeno e dalle strumentalizzazioni, dovute spesso alla statura dei personaggi coinvolti, che si formano puntualmente attorno alle vicende giudiziarie legate agli episodi di contiguità.
Ai conflitti della dottrina si aggiunge l'imbarazzo suscitato dal silenzio del legislatore o dalle misure che questi ha ritenuto opportuno adottare e che fin ora hanno evidenziato solo una profonda inadeguatezza. Il mutismo del legislatore potrebbe giustificarsi solo ove si ritenga volontario un atteggiamento di così equivoca portata e si rinvengano le ragioni di tale silenzio nell'affermazione di una presunta completezza del Sistema.
Qualora questa ipotesi si fosse rivelata veritiera, il giudice avrebbe utilizzato gli strumenti già previsti dalla legge e il legislatore sarebbe rimasto ragionevolmente inerte. La storia giudiziaria del fenomeno tuttavia mostra un diverso epilogo: il giudice, potendo scegliere tra una condanna per associazione a delinquere e una condanna per favoreggiamento, elegge una tertiam viam: il concorso esterno.
Di fronte a un provvedimento atipico e indeterminato di tale portata, il legislatore che sostiene la pregressa completezza del proprio Sistema, avrebbe dovuto optare per un immediato intervento chiarificatore.
L'intervento auspicato stenta a verificarsi: le dispute dottrinali procedono e si moltiplicano, numerosi divengono gli orientamenti della giurisprudenza. Tutto questo con buona pace dei principi di determinatezza, tassatività e certezza che reggono il corpus della legislazione penale.
Ad orientare il lavoro della dommatica giuridica sulla determinazione delle caratteristiche e dei limiti che il concorso esterno dovrebbe presentare, non sono sufficienti le pur legittime analisi della giurisprudenza. Queste ultime si sono spesso basate su parametri o accertabili solo soggettivamente, quali l'intensità del contributo prestato all'associazione o l'intento dell'agente di sposare fino in fondo o solo parzialmente gli obiettivi dell'associazione, o dall'accertamento complesso o impossibile, quale ad esempio la presenza di cerimoniali formali di affiliazione. Una base euristica solida deve fondarsi anzitutto sul principio di determinatezza, che può essere portato alla luce solo dal legislatore che anteponga alla soluzione del fenomeno il fenomeno stesso, delineandone confini che non lascino irragionevoli margini di incertezza.
Senza voler riesumare antiche dispute sulle qualità dei sistemi di civil law in contrapposizione a quelle degli ordinamenti che adottano i principi del common law, né voler riaccendere le contese sull'intensità della facoltà in capo al giudice di adeguare e dare vita con la sentenza al disposto normativo, una posizione precisa e dai ridotti margini di equivocità sul fenomeno deve essere assunta prima che dall'interprete, sia esso uno studioso che un giudice, dal legislatore. Solo l'autorità di quest'ultimo potrà infatti imporre agli osservatori le regole della contesa, e solo in presenza delle suddette regole dottrina e giurisprudenza potranno svolgere il compito ad esse demandato dall'Ordinamento.

La tesi esamina il fenomeno del concorso "esterno" partendo dalle sue basi genetiche risalenti al XV secolo e giungendo all'analisi dei progetti di riforma tuttora in discussione. Si sofferma sull'analisi tecnico-giuridica della figura, enucleandone con attenzione tutti gli aspetti sinora trattati dalla dottrina e prospettando un epilogo praticamente inedito.
Il lavoro include una vasta rubrica di massime giurisprudenziali divise per orientamento e sinteticamente commentate. Amplissimi i riferimenti alla dottrina, ricche le note e la bibliografia.
In sede di esame di laurea la tesi ha ottenuto il massimo punteggio assegnabile dalla Commissione.

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C A P I T OL O I CON SIDE R A Z I ON I IN TROD U T TIV E 1.1 Prima della "species", il "genus". Il fenomeno del concorso esterno 1 nel reato associativo viene tradizionalmente ricondotto alle fattispecie 2 di concorso esterno nel 1. Decisa condanna all'utilizzo del termine esterno viene mossa da larga parte della dottrina. M definisce questa scelta terminologica una «scorretta formula» (Relazione di sintesi, in A. V., I reati associativi, Atti del convegno di studi in Courmayeur - 1997, Milano 1998, p. 288), M. G è ancora più duro nel considerare l'utilizzo dell'aggettivo una «sgradevole improprietà dommatica» (Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, in Crit. dir. 2002, p. 20-21). Secondo C infine, l'utilizzo del termine esterno costituirebbe un pleonasma, bastando alla comprensione l'utilizzo di concorso, contrapposto a partecipazione, direzione, organizzazione (Il concorso eventuale nel reato associativo, Napoli 2003, p.30). Dottrina e giurisprudenza tendono ad affiancare o sostituire esterno con l'omologo eventuale. Nel corso della presente esposizione, al fine di garantire la maggiore uniformità possibile e nel tentativo di evitare l'ingenerarsi di confusione con il concorso eventuale tradizionale, cioè quello contrapposto al concorso necessario nella dommatica del diritto penale, si utilizzerà, ove possibile, il più giornalistico aggettivo esterno. Tale scelta, lungi dal volersi considerare sintomo di un distacco dagli strumenti comunemente utilizzati dalla dottrina giuridica, al quale in questa sede si presterà tutto l'ossequio richiesto dal caso, vuole invece evidenziare il disagio dell'interprete che si relaziona a un fenomeno oscuro e dai confini incerti quale è questo concorso esterno, che non gode ancora, e non se ne fa mistero, dell'avallo del legislatore. 2. Si considererà in seguito che il termine fattispecie è da ritenersi inappropriato, in quanto nessuna fattispecie di concorso esterno è prevista dall'Ordinamento per il reato di cui all'art. 416-bis c.p., né per nessun' altra fattispecie di reato associativo se si eccettua la formula dell'art. 307 c.p., che pare riferirsi nel suo significato più alla partecipazione in senso stretto che al concorso. Sul punto cfr. C, Il concorso eventuale nel reato associativo, Napoli 2003, p. 34. - 4 -

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gianfranco Briguglio Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.